Home   |   Personaggi   |   Racconti   |   Poesie   |   Cose così  

 

 

VINCENZO SCIMONE

Medico

 

…e sono cento,cento personaggi con cui ho condiviso,nel bene e nel male,parte della mia esistenza,percorrendo,spesso a piedi nudi,quei viottoli angusti e ristretti dai rovi che la vita,immancabilmente, ci ha offerto.-Uomini che,nell’espletamento delle loro semplici o importanti incombenze,ancorché umiliati e provati,hanno scritto pagine della nostra storia passata e recente,consegnando all’Onnipotente, a volte,un resoconto difficile da giudicare.-

Al dottore Vincenzo Scimone sta toccando il numero cento,ma non perché la teoria si sia esaurita,quanto per un fatale caso che lo ha condotto ,con mia grande soddisfazione, a chiudere ,con un numero esaustivo,il primo volume di questa mia passeggiata nel tempo che fu.-

Professionista eccezionalmente umano,pervaso dal sacro impegno contratto con Ippocrate nel lontano giorno della sua laurea,non si sottrasse mai all’incombenza di dover dare, sempre ed a piene mani, a chi avesse avuto bisogno di un suo preziosissimo impegno professionale.-

In questo contesto si inserisce il sanitario di razza,colui il quale,in assenza di supporti,affidandosi alla sua competenza,sorretta da casistica infinita,,riesce a strapparti ai tuoi patimenti,salvandoti,molto spesso,la vita.-

Non c’erano orari,né feste per il dottor Scimone ,non c’erano momenti di relax se non quelli da destinare alla famiglia la quale sapeva di doverne spartire il godimento con chi aveva ,secondo l’insindacabile giudizio del dottore,il diritto di priorità.-

Naturalmente,erano altri tempi quando alla necessità sopperiva la virtù di sostituirsi alle carenze sanitarie che strutture approssimative offrivano in un profondo sud ancora non raggiunto dal minimo indispensabile per una possibile e legittima sopravvivenza.-

Del dottore Scimone,oltre ai momenti di relax di cui dirò in appresso,porto con me la sua bonomia,i suoi grandi occhioni introspettivi,la sua stazza da gigante ,i suoi simpatici paradossi,col suo sguardo severo a fronte di negligenze terapeutiche che  riproponeva come una benevole carezza.-

Si racconta che,in tempi in cui le contrade non erano servite da strade carrozzabili, i familiari dei suoi pazienti, colà residenti,dovessero mettergli a disposizione delle cavalcature adeguate perché i suoi arti ,ancorché sorretti,non inciampassero nello scalino anomalo di una stradina in salita.-

Ed ancora, che avesse un approccio con le patologie di un rigore tale da non frapporre indugi per un suo intervento estemporaneo e fuori sede.-

Perché il suo ambulatorio era in ogni passo del suo andare ed  in ogni luogo del suo essere e la sua ricetta da vergare su carta intestata col nome del suo ultimo paziente.-

In un’epoca in cui aneddoti veri o presunte verità si confondevano in assenza di passatempi che travalicassero i confini del Cinema Odeon,si diceva che u dutturi Scimuni,sollecitato da una donna in ambasce per un fedifrago marito alla ricerca di “finocchio di timpa”, si fosse avventato sul libertino coniuge diagnosticandogli una anemia perniciosa da super lavoro,con riposo assoluto nel legittimo talamo.-

Si udi’, un giorno,consigliare un suo amico e collega ,vittima sistematica di dissacranti trasporti di derrate e concimi-(“tantu vossè a strada a faci u stissu “)- del solito parentastro spudorato,col raccomandare una buona razione di “sali ingrisi” da destinare all’incauto “cervello fino”.-

Ma,non era questo il palcoscenico su cui l’amatissimo dottore Scimone si produceva in estemporanee trovate.-

Di sera,quando l’ultimo paziente veniva rassicurato, dismessi i panni del medico,indossava quelli del brillante intrattenitore, producendosi in improvvise,quante curiose trovate,che concludeva con il più bel sorriso del mondo,sul proscenio del glorioso fu Circolo Aurora.-

In quel luogo,onore e vanto dei personaggi di un tempo,il Dottore,a cui il “vossia mi benedica” era di prammatica,abbracciava la sua Supergassosa Cucinotta accompagnando nel piano alto la sua voglia di misurarsi nella sua unica battaglia giornaliera:una sola sacrosanta Scala Quaranta.-

Lasciò questo mondo silenziosamente nel1994 all’età di 85 anni.-

14 aprile 2008-04-14   Tano Raneri