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VINCENZO LATTANZIO

Capostazione FS

 

Se la memoria non mi tradisce,pare che Socrate,filosofo greco del 399 a. C., nel bere la “cicuta”,cui era stato condannato,si sia presa la briga di segnare, passo passo, l’evolversi degli effetti del veleno, finchè mente lo sorresse .-

Io,invece,e me ne scuso col Filosofo per l’impietoso ed irriverente accostamento,sono qui a sperimentare quali possono essere i limiti di un “povero cristo” affetto da un imponente raffreddore,nel vergare qualche sensata parola a beneficio di un Signore che ,certamente,avrebbe meritato ben altra considerazione .-

Naturalmente ,non sarò io a tirarne le conclusioni anche se,com’è logico che sia,febbre o non febbre,non sono disposto a trattare l’argomento con inopinabile superficialità per cui,non è detto che ciò che sarà letto, sia ciò che oggi è stato scritto .-

Lasciatemi,sia pure in questo stato, almeno l’incanto di un ricordo legato alla mia pubertà perché il personaggio abbia a trovare la giusta incastonatura in un tempo in cui ,per vicende varie,il mio soluto non mancò mai al signor Vincenzo Lattanzio che mai lo lasciò cadere come foglia morta cade .-

Non ne vivrò il ricordo,dunque,secondo una sua cronologica esposizione,ma,più verosimilmente,secondo ciò che più ha colpito i miei sentimenti,durante l’incrociarsi con la mia vita in tante occasioni e non tutte,purtroppo,piacevoli .-

Il mio modello di uomo,diceva una ragazza, me lo vedo in divisa,con bottoni da lucidare e pieghe sempre dritte a cui ,l’interlocutrice si accomunava, richiamando le fantasiose divise degli addetti al Grand’Hotel e giù di lì a perdifiato .-

Io,invece,dico che perché una divisa susciti quel fascino da “ufficiale e gentiluomo” non può essere vissuta se non come ,Lui,il signor Lattanzio la viveva, sia al cospetto familiare,come in ogni circostanza dove tale abbigliamento fosse consono e pertinente .-

E,poiché l’uniforme era emblema di lavoro e sacrificio,nonché di desco familiare e di rispetto,si intuisce benissimo quali potessero essere le motivazioni nascoste nell’intimo di chi ne subiva la…presenza  e l’immancabile onere .-

Me lo ricordo alle prese colle manopole degli scambi ferroviari, impeccabilmente calato nella funzione, nei miei tanti andirivieni tra questo mio paese e l’Istituto Virzì ;-

me lo ricordo sul piazzale nell’atto di congedare i convogli ferroviari e mi ricordo ancora quanto la sua serietà e compostezza abbia potuto per il decoro di uno scalo “gioiello” .-

Era alto,il Capo Lattanzio,senza un filo di pancia,marziale nell’aspetto come un ufficiale dei Carabinieri,piuttosto che un dignitoso rappresentante di un Ente che ,in quei tempi,quasi mai manteneva ciò che prometteva .-

Forse poteva apparire anche severo, un po deciso ,ma ,da ciò che proviene dalle mie modeste cose,all’aspetto serioso corrispondeva un carattere sobrio,gentile,a volte formale mal celato da una timidezza nascosta sotto un sorriso sempre misurato .-

Chi ne subiva le conseguenze a tanta precisione era la signora Giuseppina,la quale,pur figlia d’arte per aver dato alle FS  il padre ,il marito,un figlio,il suocero,il fratello ed alcuni nipoti, si riteneva ella stessa in servizio permanente “affettivo”con il solo gusto di essere ferroviera senza i privilegi che questa benemerita categoria, a quei tempi riservava a se stessa .-

Il signor Lattanzio incrocia ancora la mia vita ,in occasione di una affinità con mio padre e per questo con ciò che rappresentava l’allargamento dei miei panorami nel quadro di quel che doveva ritenersi,pena il disimpegno unilaterale, un contratto mai redatto, da rispettare senza remore .-

Non mi risulta che locali pubblici o circoli privati fossero meta di quest’uomo dai contorni netti,dai principi senza deroghe,ma un passatempo se lo era procurato collocandolo in quel “fai da te”,ahimè,necessario perché un “giusto” vantasse un attimo di debolezza per apparire anch’egli un  uomo perfettibile .-

Munito di un ereditato fucile da caccia, bicicletta permettendo,si recava negli acquitrini di Zappulla,suo primo luogo di lavoro ,per la passa di volatili che regolarmente disattendevano l’appuntamento, per via delle mal conciliabili necessità tra cacciatore e… cacciati .-

Ma di questo non se ne dispiacque mai,anzi…perché don Vincenzo Lattanzio aveva un cuore tenero ed un rispetto assoluto verso tutto ciò che lo faceva sentire parte di quel suo mondo veramente fantastico .-

Morì nel 1964 a 59d’età, mentre ancora prestava servizio attivo nelle Ferrovie dello Stato .-

Tano Raneri (13.02.2004)