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TURIDDU REALE

Agricoltore

Cominciai a sapere dell’esistenza di usurai,quando mio padre,nell’apostrofarli li chiamava dei “presta-soldi a strozzu” ed in quel termine c’era tutto il disprezzo per chi,approfittando delle altrui impellenti necessità,si sostituivano alle parche Banche ,ristorando i malcapitati con fior di interessi.-

Crebbi,fortunatamente,senza che questa categoria entrasse nella storia della mia famiglia e con me crebbero anche i tanti epiteti rivolti a gente senza scrupoli,come:strozzini, cravattari,usurai che hanno infiorato il dizionario di ogni tempo,senza,tuttavia scoraggiare le parti in gioco.-

Col tempo,crebbe anche il sistema del prestito,le sue modalità,i suoi guadagni,le sue riconversioni ed i suoi ricatti.-

Oggi,parlare di un usuraio ,celato sotto gli abiti di un noto “dottore” perbene,ben conosciuto,rispettato,a volte riverito, nasconde una sorta di strano rispetto non tanto per una probabile necessità,ma per la caratura di un personaggio disposto a tutto,anche a rovinarti,amicizia o non amicizia in ballo.-

Un professionista del settore,si giustificava ,per aver acquisito ville ed esercizi,che il suo corrispettivo era legale e leale,avendo ,egli,permesso al malcapitato di gestire la sua ditta con soldi non suoi,inserendolo,automaticamente, come consocio .-

Quindi si può facilmente intuire come in tutto questo bailamme,a volte la persona più mite, la più indifesa,la meno adatta ad infilarsi,da “benefattore” o fruitore, in un vicolo senza uscita,

 può essere travolta da situazioni inconsuete,ingestibili, inimmaginabili divenendo preda di se medesimo.-

Questa che sto per  raccontare,è una storia “al contrario”,una vicenda dai contorni tristi,dolorosi incredibilmente stonati nell’ambito di orchestre ed orchestrali che, devono sempre ed ad ogni costo,intonare la giusta sinfonia.-

Voglio dire di un aspetto della storia di vita di Salvatore Reale,un uomo mite,buono,altruista nell’anonimità del suo essere, un coltivatore diretto indefesso, capitato,tra capo e collo,a soddisfare necessità di amici per i quali un espatrio in Australia poteva rappresentare pane e lavoro.-

Cosa fosse quest’ uomo non è facile esprimere in poche parole.-

Era una persona schiva,mite,umana,amante della natura, vissuto con essa tanto in simbiosi da non permettergli di percepire i confini tra necessità e virtù, permettendo alle sue vecchie mucche una morte per vecchiaia,ma mai di macello.-

Ma ciò non gli  bastò ad evitare il giudizio di un magistrato,quando ,per la sua ingenuità,un effetto,affidato ad un suocero molto premuroso, fu misconosciuto da un compaesano in carcere, molto disonesto.-

L’amnistia impedì il consumarsi di una orrenda ingiustizia:”curnutu e bastuniatu”.-

Eppure continuò a vivere questo aspetto della sua scoraggiante identità, aderendo alla iniziativa,coinvolto più per debolezza che per lucro o, forse, più per  sensazione di sazietà,che di onnipotenza.-

Tuttavia,per aver ricalcato,su una cambiale, una firma, diventata illeggibile, rischiò un altro bruttissimo processo.- Fu graziato,fortunatamente,...per intercessione di altri, ma dietro corrispettivo.-

 

Era un uomo il cui rispetto per l'ambiente non gli consentiva di ricorrere a rimondatori o di estirpare alberi spontanei, ma di rischiare una fucilata, quando ,ormai in difficoltà,si presentò al figlioccio terranovese per la restituzione di una parte del prestito ( 27 milioni di 40 anni fa), quello si.-

Era un vegetariano per principio,non consumava animali da cortile e visse gli ultimi due decenni di una vita grama,mangiando,assieme a suoi cinque cani,solo zuppa di latte, ma lasciò un rotolo di cambiali legalizzate da marche con l’effige di Vittorio Emanuele Terzo,mai rinnovate.-

 

Non ascoltava consigli,non ammetteva divergenze,non sopportava contraddittori,silenzioso e premuroso verso una madre factotum, andava avanti sulle orme tracciate da se stesso,verso il suo unico modo di interpretarsi.-

Ciò nonostante,qualcosa mi dice che non  fu felice,neanche per un solo attimo;che nel suo lessico non rientrò mai il concepire la vita come uno confronto da vincere;che scelse di accettare supinamente che tempo ed eventi gli passassero addosso ineluttabilmente,essendo stata l’unica persona al mondo ad aver saputo ribaltare il gioco delle parti,ritornandosene a casa, sempre e comunque, a mani vuote.-

Quest’ultimo, il solo cruccio di una sorella inascoltata e di noi addolorati ed impotenti nipoti.-

Mori nel 1979.a 77 d’ età.-

5 febbraio 2006                                                                        Tano Raneri