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PROF.TOTO’
PICCOLO
Utilizzava il “pollice” ed il “medio”
della mano destra con una destrezza tale da concedere,a chi ne
possedeva l’ “indice”,appena il gusto di un superfluo
“optional” da trascinarsi come un perenne ed aggiunto onere .-
Ma, c’era chi giurava che il “professore”,
prima della sua “campagna” da bersagliere in Albania,di dita ne
avesse almeno dieci .-
E su questo calava subito una cortina di profondo
silenzio,essendo che, il dito mancante, costituiva un problema per
l’insoddisfatta altrui curiosità,ma non per l’ex legittimo
proprietario,restio a fornire ogni qualsivoglia spiegazione in
proposito .-
Chi era,dunque,Totò Piccolo non è facile dirlo
in poche righe .-
Rimovendo ogni riferimento al suo
cognome,trattandosi di persona alta, asciutta,dai crespi e rossicci
baffi ,egli era un uomo per il quale la travolgente perspicacia era
motivo di sempre più incessante ed insofferente ricerca del nuovo:
-ma,era, anche,una persona saldamente ancorata a
sani,preziosissimi principi di correttezza morale .-
Era un uomo che nell’aborrire ogni forma di
ottuso estremismo,si indirizzava verso forme radicali di risolutivi
interventi:
-ma ,egli stesso,radicalista per
carattere,concedeva poco spazio alla tolleranza verso se medesimo .-
Era un uomo che non mancava d’intuito e
d’intelligenza per una corretta ed immediata analisi dei problemi:
-ma,egli stesso appariva,spesso,vittima di
irreversibili pregiudizi,per voluta assenza da qualsiasi forma di
negoziato .-
Poteva apparire,dunque,un “istintivo” un
“epidermico”,una “testa calda”ma ,conoscendone l’indole,si
può ben affermare, piuttosto, che,nel procelloso mare di
relazione,egli amava navigare sempre a vista .-
Per questo e per altro ancora,sul proscenio della
vita non si concesse pause .-
Nel suo vagabondare da protagonista lungo il
percorso della sua esistenza,frugò gli angoli più remoti delle
possibili prospettive,reinventandosi,con carattere forte,ad ogni piè
sospinto,senza riuscire,tuttavia,ad arginare una passionalità che non
gli fu sempre amica .-
Ed anche da vecchio leone ruggì più volte da
qualsiasi podio gli fosse stato offerto,spartanamente, affrontando
intuibili conseguenze nello sfidare “accreditati” avversari
politici ed improbabili opinionisti domenicali.-
Chinò il capo solamente di fronte ad un destino
infame contro il quale ingaggiò una impari lotta che lo colpì negli
affetti e lo prostrò nella volontà, decretandone il solitario
progressivo disimpegno dalla società e dalla vita .-
Aveva 73 anni,nel 1992 quando consegnò alla
storia della nostra comunità la sua nitida immagine di
educatore,politico,imprenditore e sportivo,ma soprattutto di
innamorato di questa Capo d’Orlando che custodiva gelosamente nel
profondo del suo cuore .-
Tano Raneri (2003)
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