TANO CUVA

Uomo dalle mille risorse

 

Passata la commozione,quella che ti riconduce ad una bara infiorata,ad una prigione d’oro da cui non è possibile evadere, subentra la riflessione con tutti i suoi “perché” sulla caducità della vita e sulla averla vissuta alla grande, anzichè trascinarsela come un macigno, penosamente.-

Ed il filosofare prende quota, aleggia sulle nostre idee, si stende e si espande in ogni dove e,insoddisfatti, ci abbandoniamo a quel “destino” che Tano, cattolico osservante, non avrebbe mai potuto accettare .-

Già  “Tano” un nome quasi per caso, un nome tozzo, duro, reso tale da un diminutivo che non rende merito al Santo ,ma che il nostro amico coltivava in modo tale da aver potuto affrontare, solo da morto, l’onta di essere stato restituito a quel “Gaetano” di antica progenie .-

Eppure, malgrado, ormai,portasse i segni di una decadenza fisica inarrestabile, la ferale notizia ci prese di soprassalto, ci colpì alle spalle tanto si era radicata la convinzione che Lui,il Barone per volontà popolare, non poteva,non doveva rendere l’anima a quell’Onnipotente che aveva ,improvvisamente,ritrovato .-

Una convinzione dettata, più che dalle sue gesta, dalla certezza che, per sua scelta, perseguita senza un minimo di riposo, era rimasto indenne dalla “sindrome del barbiere”,da quella regola, secondo la quale ,questo prezioso artigiano invecchia con la propria clientela, a mala pena sopperendo alle tante defallance fisiologiche.-

Tano saltò a piè pari su questo assioma, curando le sue antiche amicizie canoniche, ma agganciandosi, sempre ed immancabilmente, al carro delle crescenti speranze orlandine ,a quelle nuove leve portatrici del nuovo, del trend a cui contribuiva con la floridezza delle sue iniziative .-

Un giovanissimo, dunque,  non più giovane, che,essendo mio compagnetto di infanzia, doveva aver raggiunto il suo settantesimo genetliaco, con un attaccamento alla vita degno di ben altra considerazione .-

Ed io non voglio aggiungermi al giusto coro dei tanti, non mi tocca, non devo farlo avendo vissuto la mia vita con lui, da bambino,da studente,da giovane,da impiegato ed ora da maturo uomo ,per le tantissime occasioni offertemi dal fato e con lui lievitato per quel poco possibile,ivi compreso lo stimolo a vergare queste povere cose di cui non ne vedo una onorevole destinazione .-

Stimoli e rimbrotti per una apatìa che per Lui rappresentava l’annichilimento di potenzialità da indirizzare a ben altri percorsi, a ben altri scopi, da sfruttare nel modo più ragionevole possibile .-

E non ne ero,sicuramente ,il solo destinatario.-

Dunque,ricorderò questo mio compagno di percorso a modo mio, come è nel mio povero stile, forse, come egli avrebbe voluto perché so,per averlo conosciuto bene, che anche lassu, in cielo, non mancherà di curarsi l’immagine, come sempre ha fatto,instancabilmente,quasi eroicamente, su questa terra .-

Dunque, si racconta che…:

 

“”Erano appena le 4,15 antimeridiane ( di notte) di quel sei aprile del 1935 quando l’infante, tanto ardentemente voluto, dopo due femmine, si presentò al cospetto degli attoniti genitori ,bussando e ribussando all’uscio della vita terrena.-

Cicciuzza,giovanissima genitrice di cotanta prole,non ebbero dubbi sulla necessità di provvedervi,tanto era petulante la di lui frenesia di nascere e Nitto (al secolo,Benedetto) , assunto spolverino e copricapo di circostanza, avviò la Torpedo bleu di famiglia, alla ricerca di una insonne levatrice da offrire alle voglie del nobile nascituro .-

Così nacque !

Nacque Gaetano-Antonino-Maria-Guglielmo in quel di Scafa., al numero civico 50 ,casa e lavoro per la dolcissima puerpera e per l’attonito Nitto, alla ricerca vogliosa di un erede di sesso maschile che ne perpetuasse il casato .-

E ”masculu fu”, dal momento che di queste prerogative, il neo-arrivato, non si privò mai di servirsene, lasciando,a futura memoria, l’opera più bella della sua vita, “quel tal Sandro autor di “ tutte le ansie e di tutte le gioie che madre natura destina ad ansiosi genitori come i suoi.-

Non vi fu lunga attesa ,per la presentazione ufficiale ,come si direbbe oggi,al codice fiscale,tanto che ,dopo appena due giorni il buon Nitto, appena trentenne, con la testimonianza del signor Giuseppe Valenti, di 44 anni,sarto e del signor Carmelo Galipò, di 23 anni,studente, si presentò al Segretario Comunale, signor Curcuruto Francesco, alle ore 17,15, per rivelare, a futura memoria, la nascita del suo legittimo erede al…trono che tale resterà per sempre.-

C’è da immaginare che la firma che ne seguì sarà stata sottolineata da baci ,abbracci e pacche sulle spalle per una nascita da evento, per l’ora non canonica di un atto ufficiale,per la vicina allocazione della caffetteria Reale, di fronte al primo Municipio della nascente Capo d’Orlando .-

Ma non vi rimasero oltre,in quella Casa del Nespolo.-

Alla ricerca di una abitazione più salubre per Tanuzzu o per sopravvenuto trasferimento della signora Francesca Pavone, di nobile discendenza, alle scuole del centro, il 1° settembre del 1938 ,la famiglia smise i panni agresti e si trasferì in via Colombo,n.51 (sopra le Bomboniere Galati),-luogo di antiche memorie, per me e per Lui .-

Nel 1944, chissà perché,la famiglia si trasferì, ancora, in via Tripoli, n.32,  in un ambiente spagnoleggiante, con portico ed atrio, al di sotto del quale vi si trovata un pastificio ,rimanendovi fino al 1949 .-

Ma non si fermò più di tanto,emigrando in via S,Giuseppe al n.3 ed ancora ,nel 1961,in via Veneto n. 111, dove il nucleo visse, serenamente, le vicende di pertinenza fino all’estremo naturale epilogo.-

In questa sua ultima abitazione,da scapolo, il nostro Tano maturò in ogni senso e visse nella bambagia,in un nido di piume la sua lunga vita di scapolo osannata ed impenitente  finchè donna Anna Maria non ne decretò la fine .-

Non feci le elementari con l’alunno Cuva e neanche le Medie (da Lui affrontate da esterno),per via della militanza della signora Francesca a cui fu dato di avere il figlio in scuole femminili .-

Lo ebbi,invece, compagno alle Magistrali dove,per quell’indolenza tipica dei figli unici alla Tano Cuva,l’orario dei treni non collimava mai con le esigenze personali e della scuola, risolvendosi in consigliate ritirate strategiche ,accettate con gioia e senza riserve dall’interessato.-

Lo persi, di nuovo di vista, come studente ,ma me lo ritrovai come inossidabile, affettuosissimo amico, per tutti gli anni a venire, divenendo un suo fans nelle sue prestazioni sportive da “portiere” itinerante di calcio, ricompensato con una pasta alla crema, con un cartoccio di “pastidde” o con un gelato al “gusto da scegliere” .-

Quando i diciott’anni rappresentavano solo il salto della quaglia per chi aveva necessità dei ventuno per essere autonomo, Tano, girava per il Mediterraneo, col padre, a rappresentare la ditta “Sorbello”, costruttrice di frantoi e per le vie cittadine,fino alle ore piccole,a bordo della “Fiat 600 multipla”della Casa,degno seguito ad una Lambretta, trasportandosi, su e giù, coetanei a cui forniva ogni possibile confort.-

Archiviata, velocemente, una esperienza con altri (Saverio Lipari e Francesco Bottaro) nel campo degli elettrodomestici, conobbe (assieme a Nino Cucinotta) l’onta della polvere con la vendita di Motocoltivatori dai giunti fragili, per risalire sugli altari di una capillare rete del CIAO , un motociclo che ne doveva decretare la capacità di grande venditore, da cui, però, ben presto, non ebbe più stimoli .-

Intanto,nasceva la voglia di agitare le estati orlandine, accettando di collaborare con altri giovani nella costruzione manuale e gestione del dancing La Tartaruga, lui che ne era il diretto e legittimo destinatario, essendo il Presidente della Pro-Loco locale ed il fautore dei primi meeting internazionali, teatro delle sue performance da indefettibile maschione siculo.-

E non vi fu mai manifestazione,pubblica o privata,dove il suo talento non fosse presente (dalle veglie danzanti alle Gimkane, alle manifestazioni di ogni genere ) ed operante, percorrendo, a volte, migliaia di chilometri per l’ultimo languido addio alla svedese balneare di turno .-

Ora, un nuovo impegno lo aspettava ed un nuovo svago lo solleticava.-

Aprì un salone dell’auto Renault nei locali del Bar Ceraolo, con annesso negozio di ricambi,nel garage dei Piccolo,non disdegnando di inseguire un sogno costosissimo nel campo della motonautica internazionale con un siluro su cui campeggiava il numero “19” come il suo primo telefono di casa .-

Ma, delle sue iniziative riservate, ne appariva solo la cresta, perché c’è da credere che non pochi fossero i treni della vita su cui vi sia salito, ma sempre in comoda prima classe .-

Ciò che caratterizzava,tuttavia,la frenetica attività di Tano era quel suo credere,indefettibilmente, in ciò che faceva,quel suo fiuto nel trovare le persone giuste,nel momento giusto,perché le sue idee sortissero l’effetto desiderato, col massimo della deflagrazione .-

Il bingo,ad esempio ? Un suo cortese omaggio al Circolo Aurora, in tempi non sospetti, con tanto di cartellone luminoso e cartelle a perdere .e tante altre cose e cosette iniziate e non alimentate .-

Di Lui si sa,ad esempio,che rifiutò un impiego presso  la Banca d’Italia, non sentendosi , diciamo, preparato.-

Si sa che fu organizzatore di campagne elettorali con palchetti, microfoni ed auto accessoriata.-

Si sa di una sua aspirazione ad uno scanno del Consiglio Comunale,senza fortuna .-

Si sa di una attività di “Fonico” nella produzione di films di ottima fattura.-

Si sa di partecipazioni da caratterista a diversi lavori del regista Vittorio Sindoni.-

Si sa della sua grande passione per la cultura ed ammirazione per gli uomini che la rappresentavano , ospiti o stanziali che fossero.-

Si ha certezza di una “Enoteca del Capo”,ultima sua attività privata, dove mostre di quadri, di foto d’artista, di “presenti” d’occasione e di quant’altro poteva avere parvenza di commercio , ma anche luogo di sommovimenti sociali ,di proteste pubbliche,di crisi esistenziali .-

Qui nacque il giornale murale “Siamo un popolo di fuorilegge” affisso vicino al Municipio (segheria Micale), qui lievitò la burla dello sciopero della fame (ma quanto mangiavano),sotto una tenda canadese, qui s’inventarono i pesci di aprile più eclatanti e qui,spesso,compariva un cartello: “Sono in crisi” .-

Ma nacque,anche, in questa fucina del pensiero, l’enoteca, il desiderio di rinverdire il gusto per l’antico,riorganizzando la suggestiva festa dei marinai in onore di Maria SS. di Porto Salvo, con processione a mare, tra cui il suo ultimo gozzo da pesca ,ultimo pensatoio nelle interminabili ore di solitudine forzata .-

Il suo primo approccio con l’editoria,ai tempi delle gare nautiche (I miei successi,ovvero ciò che mi è successo),la sua seconda fatica, frutto di una fortunatissima trasmissione radiofonica, “La Cesarina” e poi,via via,le sue altre pubblicazioni in un luogo ben più deputato a dar fondo a questa sua voglia di raccontarsi .-

In Municipio,dove venne assunto, in tarda età, si occupò di pubbliche relazioni (ne era capacissimo),di organizzazione di eventi, di un giornale “In Comune”di cui ne era Direttore,avendo conseguito la qualità di Pubblicista ed un Diploma di Tecnico della Luce e del Suono per produzioni cinematografiche.-

Fu anche corrispondente del “Gazzettino di Sicilia” edito dalla RAI e chissà di quante altre cose che, malgrado la sua voglia di apparire,non videro mai la luce del sole .-

Fu accompagnatore ufficiale dei  “Canterini dei Nebrodi” di Ficarra  continuando a girovagare per il mondo da cui mi portava delle pietre (l’ultima, dal Sinai-S.Caterina).-

Partecipò al gemellaggio con Fremantle e vi ritornò con l’Associazione Teatrale Rosso di S.Secondo .-

Il suo terzo libro fu “Come eravamo” cui seguì ,(pertinentemente,per essere stato sempre un componente del comitato pro Vita e Paesaggio di Capo d’Orlando)“Cronaca di una Mostra”,”Vi racconto gli anni 50” e,successivamente, “Di giorno di notte”.-

Ma ciò che, secondo me, ne costituì la sua più brillante intuizione furono quelle due guide turistiche,”Buongiorno Capo d’Orlando “ e “Buongiorno Nebrodi”, spudoratamente e malinconicamente scopiazzate, con cui dava il benvenuto ai turisti orlandini ed a quelli dell’interland .-

L’amore per la foto lo accompagnò sempre.

Una Laika , con attrezzatura allo spasimo, fu sua compagna di avventure e di levatacce alla ricerca delle condizioni di luce migliore per una bella foto di cui accettarne la paternità.-

Visse sempre di tenui e delicate sfumature, di grandi orizzonti, ma anche di piccole apprezzabili soddisfazioni per una mente raffinatissima, dai gusti lievitati all’ombra delle tante esperienze vissute, avendo avuto il privilegio di distinguere tra “uomini” e “cose” .-

Smise di rincorrersi,per riflettere e rivedersi, quando, tanti anni fa, fece capolino nella sua vita la classe e la dolcezza di una donna che doveva cambiargli i percorsi esistenziali.-

Lo fece senza riflettere,senza ripensamenti, senza indugi, preoccupato per alcuni aspetti, ma indisponibile a rinunciare alla cosa più bella che gli fosse capitata .-

E perseguì lo scopo con una determinazione tale da potersi parafrasare,dicendo che “non mancò né il valore,né la fortuna” .-

Non so quante altre cose saranno mai state fatte da Tano per le quali chiedo mi si venga accordato il così detto beneficio dell’inventario, come voglio che mi si perdoni se non saluto questo mio amorevole fratello con un addio perché non sarà mai possibile barattarne il ricordo (non la memoria) col noioso e ripetitivo evento dal cieco ed inesorabile artiglio .-

Tano Raneri

06 febbraio 2005