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SILVIO DAMIANO

Geometra

 

Ricorrendo ad una pittoresca locuzione,il compianto padre La Rocca,tanto ottimo “musicista” quanto sbrigativo “omelista” ,soleva affermare che ognuno di noi è l’ “artefice della propria storia” senza che la perentorietà della “sentenza” mirasse,secondo me, ad allargare i confini dell’essere umano,ma,anzi, a farne pretesto per disimpegnati, dolorosi interventi .-

Ma,in questa circostanza,ciò che più mi appaga è proprio il credere che il superficiale quanto semplicistico “u mortu faci a predica” del valente prelato sia applicabile,”in toto”, per ciò che veramente è stato,all’Ing. Silvio Damiano “nel suo aver cavalcato la storia della sua vita, lasciando larga testimonianza delle sue delicatissime orme .-

Certo non sarà facile tracciare in un semplice excursus, visto il grande spessore di questo nostro benemerito concittadino,ma è necessario che almeno l’intenzione superi la pur modesta portata di questo “remember” perché quel profumo di “antico” si effonda e sul “nuovo”, teneramente, si adagi permettendo all’uno di esserne proiezione dell’altro .-

Non sarà una cosa semplice ,per me,purtroppo!

Figlio adottivo,essendo ,Egli, nato in quel di S.Domenica di Naso ?

No,Orlandino a tutti gli effetti per una contrada patrimonio virtuale del nostro centro, avendo dato e ricevuto usi e costumi ed ottenendo ,in cambio, uomini di grande spessore imprenditoriale e professionale .-

E come tutti i naturali ,anche il giovane Silvio non sfuggì al richiamo di un ambiente dagli ubertosi declivi,dagli sfumati colori autunnali,dai fichi e dagli ulivi,permettendo,però, che il fascino del luogo ,tessesse,tra rispetto e senso della misura,la giusta curiosità per quel doveroso proiettarsi “al di là della siepe”più vicina .-

Testimone e stimolo a tanto anelito una donna,la maestrina Angelina Reitano, la cui partecipazione alla metamorfosi del giovane Silvio sarebbe stata di enorme rilevanza ,ma anche di quella sottile delicatezza da trasformare ogni intervento in un atto di grande trasporto e di grande dedizione .-

Qui,dunque,in questo villaggio dove ogni comignolo,nell’ora “dell’ultimo sole”, rilasciava la soave fragranza di cibi ed il  gusto per le semplici cose, in questo luogo Silvio progettò il suo avvenire e conobbe il senso di un dolcissimo sentimento che non l’avrebbe mai più abbandonato .-

Ora sarebbero stati in due a voler fortemente che quel “qualcosa” prendesse corpo perché la “favola” non si infrangesse sulla cruda realtà della vita, ma traesse nuova vitalità e forza perché,anzi, si realizzasse .-

Silvio,non esitò,non si perse d’animo,riposte nella valigetta del padre i pochi indumenti ed i suoi amatissimi libri,sistemò in un angolo del suo cuore quello della bella maestrina e, sceso al piano,si imbarcò sul primo treno diretto a Palermo dove l’Istituto per Geometri “Parlatore” avrebbe operato la tanto agognata metamorfosi .-

Miracolo per una svolta così radicale la sua benefica “intransigenza” ,il suo scarso scendere a compromessi anche con se stesso,il suo “volli,fortissimamente volli”ed il crescente amore per il suo nuovo “angelo custode” .-

Servita la Patria in armi in qualità di “Guardia di finanza”,ora fresco sposo ,organizzò nella nostra via Lo Sardo l’unico studio tecnico della zona, divenendo il pupillo dell’avv. Ernesto Mancari ,”San Domenicoto”pure lui, cui lo legava il palpito per una Capo d’Orlando autonoma e ben ordinata .-

Fu,dunque,Tecnico Comunale incaricato nella gestione del patrimonio di crescita della “nuova realtà” per lunghissimo tempo,rivestì per decenni l’incarico di “Giudice Conciliatore”,fu componente la Commissione Censuaria di primo grado,fu Console del Touring Club Italiano ed,infine,fu insignito dell’onorificenza di “Cavaliere della Repubblica .-

E,certamente,fu anche sposo impeccabile e padre esemplare preferendo alla vita di relazione salottiera il suo dorato isolamento perché niente lo distogliesse da ciò che per lui costituiva un patrimonio da custodire gelosamente .-

L’Ing. Silvio Damiano ,in un certo senso,appartiene anche al mio di patrimonio per averlo conosciuto da quando madre natura volle privilegiarmi,più o meno,della sua attenzione ,scaraventandomi ,senza pietà,da queste parti .-

Di lui conserverò quel modo pacato di proporsi,la sua delicata attenzione verso l’interlocutore,la sua voce calda e suadente ma,soprattutto,rimpiangerò,per non averlo saputo imitare, quella sua personalissima e coinvolgente stretta di mano, a suggello di un sorriso cui si accompagnava una intelligente ed interlocutoria frase di circostanza .-

Morì nel 1991 a 91 anni d’età .-

Tano Raneri (11.05.2004)