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SANTO CANTALES

Notificatore

 

Certo,non si poteva dire di Lui “è un corazziere” poiché la sua statura era riferibile più a Vittorio Emanuele III che al Duce,ma nella sua funzione di “messo notificatore” assumeva una tale valenza  di “personaggio” da far passare inosservato anche S.E. Mons. Ficarra .-

E si,perché bisogna dire che,in un’epoca in cui al cittadino veniva accordata poca credibilità,il signor Cantales,rappresentava la “longa manus” della pubblica amministrazione nell’intercettare evasori,morosi, inadempienti ,ed anche,”dulcis in fundo”, i “coscritti” cioè gli iscritti nelle liste di chi avrebbe servito in armi la Patria .-

Problemi per il suo perenne deambulare, cavalcando solo i pantaloni ?

Nessuno,giacchè a Lui bastava posizionarsi al centro di Piazza Matteotti per dar fondo alla sua carpetta perennemente infilata sottobraccio quasi fosse un tutt’uno con don “Santu Cantalisi, u messu comunali” .-

Serpeggiava l’opinione tra i bene informati che l’amministrazione dell’epoca ,in seguito al pensionamento di don Santo,preoccupata per il venir meno dell’ estemporaneo ufficio spartitraffico,avesse collocato a centro della Piazza una colonnina illuminata, ma sono certo che fosse un modo simpatico per far memoria di un personaggio veramente singolare che ai suoi tanti incarichi aggiungeva anche quello di essere il S.Pietro del Palazzo Comunale .-

Dalle sue specifiche funzioni ,anche chi scrive non ne è uscito indenne ,avendo ottenuto, come di consueto,assieme al “precetto”, il solito sorriso “professionale”da cui traspariva una dentatura approssimativa quasi a solidale partecipazione delle mie ed altrui …angosce .-

Don Santo Cantales era un uomo veramente disponibile, vuoi per il suo paterno atteggiarsi con i suoi “clienti”,come per la sua totale reperibilità in ogni ora di ogni qualsiasi giorno dell’anno .-

Complici a questo suo modo di essere due aspetti non secondari della vita di questo signore che ,in assenza di televisione e luce elettrica si arrabattava come poteva per rendere le sue serate meno monotone .-

Il primo di questi ed il primordiale quel suo abitare l’ intero piano , di quella lunga casa posta, lato, mare nella Piazza Matteotti (allora Piazza del Littorio) sotto cui le Signorine Rogasi disquisivano ,tra bottoni,cerniere e spagnolette,in lingua anglofona ed il secondo la sua “scommessa” a riempire di progenie le tante camere vuote della sua tanto grande e “disabitata” abitazione .-

E quasi ci riusciva ,se la gentile signora Maria Collovà,sua affettuosissima moglie,non si fosse posta al riparo dalle scorribande “talamiche” dell’incontenibile “Santuzzu”, ricorrendo,in anteprima nazionale,al metodo dell’improvviso pernicioso e disimpegnante “mal di testa” .-

Tuttavia, bisogna anche aggiungere che la coppia fornì alla crescente gioventù Orlandina dell’epoca un prezioso e durevole contributo umano che in termini di incentivazione contemporanea all’incremento demografico,avrebbe prodotto non meno di cento milioni delle vecchie lire .-

Chi scrive,ad esempio,frequentatore degli scalini dell’unica irta,esterna rampa di quella casa, ebbe le prime…”rudimentali” informazioni in fatto di sessuologia dal quasi coetaneo Ernesto il quale ,attingendo a figure geometriche,mi creò una sorta di angoscia che ancora oggi mi attanaglia nel percorrere, a ritroso, la mia ,ormai,lunga esistenza .-

Salvatore (morto in guerra),Febronia,Vincenzina,Carmela,Vincenzo,Nino,Ernesto,Giuseppe,Santi e Iolanda furono per lui ed a ben ragione, i veri "faticosi" gioielli di famiglia, da promuovere in ogni circostanza e la carta vincente per quella dovuta considerazione , essendo stata, la prole,ora compagna di scuola di futuri professionisti, ora compagna di merende di futuri consiglieri comunali .-

Dunque una famiglia numerosa,variegatamene attrezzata, con prevalenza del sesso “masculino” sulle femmine, che si distinse per la dedizione al lavoro in tempi non facili,ma anche per il vissuto nel rispetto ossequioso del mondo di favola di una volta .-

Era solamente questo ,don Santo Cantales ?

Certamente no,ma a me, che frugo nelle pieghe della memoria ,basta avere riproposto il ricordo di un uomo che ancora oggi mi consegna alla mia irriducibile malinconia per il tempo che fu .-

Morì nel 1965 a 76 anni d’età .-

Tano Raneri (02.05.2004)