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SALVATORE LIPARI

Pastaio e maschera

 

Se al termine “mitezza” fossimo costretti a dare un corpo,io sono certo che nell’immaginario di chiunque abbia avuto a che fare,in qualche modo,col signor Salvatore Lipari,non potrebbe che collocarla nel suo .-

Nutro per quest’uomo, dai contorni un po evanescenti,una sorta di tenero ricordo, essendo stato,a mia memoria,il primo di una larghissima schiera, ad indirizzarmi un gesto di “clemenza” .-

E non meravigli il termine, trattandosi di un bambino, perché tutto diventa importante,nella misura in cui gli accadimenti ti impediscono di realizzare quello che,in un momento qualsiasi della tua vita, ti diventi l’unica cosa che desideri,oltre ogni accettabile deroga .-

Beninteso,io non avevo,almeno credo,niente da invidiare,ma ciò che a sette anni ti poteva sembrare irraggiungibile, se qualcuno te lo offre, ecco che questi comincia a restarti custodito in un angolino remoto del tuo giovanissimo cuore .-

Cosa,dunque,avrebbe potuto il signor Salvatore nei miei riguardi è facile immaginare .-

Se escludiamo la sua più importante attività,quella di pastaio, troppo grossa per gli interessi di un settenne,resta il suo secondo lavoro giornaliero e cioè quello dello “spizzica biglietti” presso il Cinema Odeon .-

Ergo,il signor Salvatore deteneva nelle sue mani e nella sua discrezione,la libertà di far entrare “di scoppula”,ossia con scappellotto (e,trasi,vah),qualche scolaretto che,nella bella stagione, anelava alla visione di uno scampolo di pellicola .-

Per quanto mi riguarda,devo affermare serenamente che il mio” ingresso” in cinema era pari alla mia “uscita”, spiegando questa machiavellica espressione nel senso che ,colla appagante soddisfazione di aver raggiunto lo scopo,il resto ne diventava l’esatto contrario .-

Don Sabbaturi,però,non accettava la sfida,anzi,divertito da quella mia “dichiarazione di intenti”,increspava il suo filino di baffi,cercando consenso nel gestore di turno .-

Chi era,dunque,Salvatore Lipari .-

Non si può dire di una sola impennata che abbia contribuito a fargli togliere il gusto della “botta” .-

Ma non si può neanche pensare che il suo modo di essere fosse frutto di “press’a pochismo” o,peggio,di adattamento agli eventi .-

Egli era un gran lavoratore che smise i panni del “pastaio” e della “maschera”,ne sconosco l’ordine, solo quando i titolari delle due imprese decisero di abdicare .-

Egli era “uno” che ,nel rispetto delle funzioni,dignitosamente ,offriva al fruitore l’immagine più adeguata,indossando il suo gessato blu reso lucido dai tanti anni di onorato servizio .-

 

Divenni adulto e,com’è logico, crebbe anche don Salvatore, con cui i miei rapporti “cinematografici”,si erano intensificati ,anzi moltiplicati .-

Nei miei accessi dalle sue parti,mi sentivo un po’ di casa ed un po cliente, specie quando il suo formalismo di maniera sceglieva di darsi corpo ,bisbigliando “qualcosa” che la mia educazione rifiutava di approfondire .-

Quel “qualcosa” che mi rese il senso di un appagamento incredibile quando,in un momento di grazia,durante una manifestazione, sentii chiaramente un invito :”accomodati,Tanuzzu” .-

Don Salvatore, a distanza di anni, continuava ad offrirmi la sua affettuosa “clemenza” !

Ancora oggi,quando lo “incontro”, gli regalo il mio più amorevole sorriso e la certezza che continua a essere custodito nell’angolo delle cose più belle del mio, ormai, stanco cuore .-

 

Il suo gessato ricomparve ancora una volta in un importante appuntamento con l’amore,ma, troppo tardi,perché Salvatore Lipari potesse essere l’esclusivo giocattolo dell’ultima ora .-

Egli si apparteneva da sempre ad una schiera di bambini un po’ cresciutelli ,dalla imprescindibile necessità di giocare a fare i grandi .-

Morì nel 1982 a 75 anni d’età .-   Tano Raneri (19.02.2004)