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SALVATORE CARRELLO

Vigile urbano

 

Per avviare una buona rievocazione,la docilità del personaggio, spinge, a volte, a salti da acrobata così che la storia, più che offrirsi ad un cammino percorribile, ti restringe in un angolo, come una palla andata in corner.-

Ciò che mi rasserena,tuttavia, è la certezza che niente sarà tolto ad un caro amico che ha accompagnato la mia vita per un numero considerevole di anni e che, nell’arco della sua esistenza, rappresentò l’immagine della bontà, della gentilezza e della disponibilità-

Arruolatosi nella Benemerita da giovanissimo, ruppe gli indugi quando,conosciuta la dolce compagna, fece la scelta più compatibilmente possibile con l’esistenza dei futuri sette figli,restituendosi ai suoi sentimenti ed al suo destino di amorevole genitore .-

Ma non dimenticò mai questo suo primo amore che l’avrebbe condotto ad indossarne le insegne per una sua testimonianza ed una fede vera ed indefettibile verso quell’ Istituzione tra le più gloriose ed antiche d’Italia .-

Smessa la divisa di Carabiniere,dopo una esperienza lavorativa nell’unica industria presente nel paese,indossò i panni di primo vigile urbano di questo Centro e con quelli concluse la sua lunga ed onorevole carriera comunale .-

Un suo vanto ? Quello di aver usato la persuasione, come deterrente a possibili inflazioni e la ragione per comprendere i motivi di tante discutibili scelte .-

Quindi,come è immaginabile, il signor Carrello non elevò mai una contravvenzione,non assunse mai atteggiamenti autoritari,non denunziò alcun cittadino,ma non scese,neppure, a compromessi con se stesso .- La sua bonarietà,affidata,spesso,ad un prevaricante volume di voce, non gli avrebbe mai consentito il ricorso a vie concrete,preferendo che l’esempio e la spontaneità fosse il veicolo per i suoi più semplici insegnamenti.-

Chi scrive fu testimone di un episodio tanto ilare quanto espressivo che,ancora oggi,stimola il sorriso e desta meraviglia .-

Un figlio,particolarmente preso dalle carte da gioco,in vacanza d’Università,recidivo nel superare abbondantemente l’ora di pranzo,sbalordito e pentito,si vide recapitare, nella saletta da gioco di un pubblico esercizio,dall’ignara sorellina minore, una “truscia” contenente un piatto di pasta asciutta “’ncruvicchiata” ( un piatto sopra,perché ne mantenesse il tepore) ed una forchetta .-

Un episodio da manuale mai scritto di educazione anticonformistica,di paradosso applicato alla vita spicciola di ogni giorno .-

Un’ultima sua soddisfazione?Quando, ormai prossimo al riposo,per una serie di intemperanze sfociate in chiassate da piazza,fu inviato, da solo, a perorare la causa dell’interesse comune,permettendo la realizzazione di una importante opera,in quel di Piscittina .-

Un suo grande merito ? L’aver rinunciato,con spirito di abnegazione e senza obiezione alcuna, ad un incarico di prestigio ,il comando del Corpo,quando la scelta dell’amministrazione del tempo si soffermò su un vigile più giovane di lui.-

Insomma,il signor Carrello,perfetto e fedele servitore delle Istituzioni, visse,paternamente, il periodo di formazione del nostro paese, consegnando una testimonianza di decoro ed umiltà ad una società ormai nell’alveo della sua identità civile e morale.-

Ma c’era anche un altro don Salvatore Carrello.-

C’era l’uomo egregiamente inserito nel diuturno tessuto sociale ;c’era il dignitoso ed inflessibile educatore di una nutrita prole;c’era,anche, l’indiscusso tessitore di rapporti interpersonali .-

La sua indole socievole e libertaria gli offrì il destro,in un ambiente di piccolissimi imprenditori, per aderire, con entusiasmo e da protagonista,alla fondazione della sempiterna Società di Mutuo Soccorso “L’Avvenire” di Piazza Matteotti .-

La sua dolce malinconia quel mare,dirimpetto casa sua,che recava la fragranza di una benefica brezza ,ma anche la nostalgia per i suoi tre figli lontani emigrati in terra australiana .-

Morì nel 1994 a 92 anni d’età.-  Tano Raneri (20.12.2004)