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SALVATORE SANTAROMITA

orlandino 

Riprendo a vergare,dopo anni di annichilimento totale, ciò che mi proviene da una lunga,secondo i nuovi canoni,”militanza” inattiva, attraverso ciò che la mia memoria mi imbandisce.-

Una fonte,tuttavia,sempre meno lucida,non avendo beneficiato,secondo me, di quella patologia senile che vuole,attraverso l’indurimento delle arterie, la  presentazione di fatti accaduti e prontamente riesumati.-

Mi chiedo, anche,chi sia il destinatario dei miei deliri,ma mi riprendo il coraggio di raccontarmi perché anche un solo briciolo di vita vissuta venga a riproporre il ricordo di uno dei tanti di noi venuto a sciorinare i suoi panni sul palcoscenico della nostra comunità.-

Stavolta tocca a Salvatore Santaromita persona il cui calvario,ancorché vissuto,forse incosciamente, ha creato ,per le sue bistrattate aspettative,un caso di coscienza, nella ,quasi,indifferenza generale.-Una sorta di assenza attenzionale che,pur se punteggiata da atti di misericordia di pochi,spesso è sconfinata  nella routine di un fatalismo da quotidiano deluso,di molti.-

Salvatore Santaromita era ciò che si sarebbe detto oggi “un figlio di papà”.-

Generato dalla signora Lucia,con l’aiuto di don Ciccino, godeva del privilegio della figliolanza esclusiva a cui l’essere “unico” era una semplice appendice sul bavero della sua esistenza.-

Dalla “Locanda Santaromita”,dunque,decente posto di riposo e ristoro di via Colombo,al jet-set dell’epoca fu come attraversare la strada di fronte a casa sua anche se,da lì a poco,la distanza si sarebbe rivelata sempre più incolmabile.-

Eppure, c’erano tutti i presupposti perché la vita gli si offrisse come una lunga, dolce e defaticante discesa.-

Salvatore,conobbe le mollezza della prima giovinezza,godendone a piene mani,complice la cara mamma che non lesinava bontà e tenerezze e il caro babbo che non lo privava neanche dell’inutilità del  superfluo.-

Venne,dunque,gratificato di un  primo dolcissimo amore con una bella e procace  ragazza del tempo  la cui personale strada non riuscì ad incrociare , essendo figlia di operai,la “scorrimento veloce” del ragazzo benestante.-

E ci fu anche il liceo classico, frequentato con profitto, fino ad una facoltà universitaria, per alcuni anni,senza che le aspettative mostrassero più di tanto, al cospetto del molto dovuto.-

Ma, neanche la deblache scolastica fermò questo stupendo e bellissimo ragazzo baciato dalla fortuna per la sua appartenenza ad una agiata famiglia,  sempre in prima linea nel doversi misurare con una riconferma quotidiana,sempre più difficile da conquistare.-

Così,Salvatore,sempre alla page,sempre in linea col suo lessico,affidando la sua eleganza a sapienti mani,fu insignito di un riconoscimento che,all’epoca,doveva riscuotere un cospicuo ed invidiabile  credito.-

Fu eletto,durante un veglione, l’ “arbiter elegantiarum” della serata,raggiungendo il suo apice di notorietà da cui,poco per volta,doveva precipitare verso il nulla,riattraversando,di corsa,quella antica strada valicata con tanto vigore.-

Poco per volta, la luce cominciò a spegnersi, ossessivamente;il giovane divenne sempre meno brillante;i confini di vita cominciarono ad accorciarsi ed il suo dire, affidato a semplici frasi per semplici gesti, sempre meno comprensibili.-

Persi i genitori,affranti dal dolore,in effetti non fu mai lasciato solo,essendo stato accudito,sorretto e aiutato da una parentela, ancorché lontana, che cercò di foraggiare,con quel poco rimasto,un uomo divenuto,improvvisamente,purtroppo,”fuori… misura”.-

Ora che le luci della ribalta si erano spente, quel “Salvatore Santaromita” si cambio,poco per volta,in un prosaico e sbrigativo “Sabbaturi”, pur nel silenzio di una storia apparsa, ai più, una cosa dai risvolti allucinanti.-

Anche il sodalizio, nel quale aveva goduto di ore di amenità e ristoro,con grande ed encomiabile senso umano,porse una mano al suo sfortunato consocio ,restituendo dignità e significato ad una esistenza che andava,vieppiù, indietreggiando.-

Si,certo,Sabbaturi  per tutte le sue datate amicizie,ma senza travalicare mai i confini dell’illecito o dell’offesa,perché ,Lui,malgrado tutto,non ne avrebbe permesso l’ulteriore oltraggio.- 

Non ho notizia dei suoi ultimi anni di permanenza su questa terra,essendo stato ,anch’io,abituato ad osservare,come lo fu per tutti,lo scorrere della vita altrui senza particolare interesse, ma posso assicurare che chi ne fa memoria,ancora oggi,ne racconta con grande,nostalgico rimpianto.- 

Addio,Salvatore,fratello sfortunato, e che Dio ti abbia in gloria nelle sconfinate e serene praterie del regno dei cieli.-

Morì nel 1993, a 69 anni di vita.-

31 maggio 2013                                                Tano Raneri   

    

 

 

 

 
chilo di zucchero