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PEPPINO SINDONI

 

Mi viene in mente la sua antica via,dove è vissuto per tantissimi anni, dall’onomastica un po’ pittoresca, cercando di immaginarmi quante e quante volte ,il signor Sindoni,campione di riservatezza,abbia dovuto rintuzzare battutine sarcastiche per quel “Vicolo del Gallo”.-

Ma,mi viene ,altrettanto spontaneo,crearmi l’idea che don Peppino, alacrità ed impegno fatti persona, abbia avuto il privilegio di aver avuto intestata una via per le sue tante levatacce condivise con quel mattiniero volatile .-

A semplice chiarimento e giusto per mettere ordine nella storia spicciola del nostro paese, c’è da dire che i nomi per le viuzze di questa nascente Capo d’Orlando,ancora frazione di Naso, venivano attinti, da chissà chi, ad origini indigene per cui Via delle Pergole,Via delle Ortensie,Via dei Gerani,Vicolo del Silenzio,Vicolo della Concordia,Vicolo della Notte,Vicolo della Parsimonia,vi trovavano diritto di cittadinanza .-

Il mio rapporto col signor Sindoni fu sempre improntato ad una incredibile cordialità e rispetto per via di un episodio, di normale condivisione, a cui la spontaneità e la semplicità hanno attribuito ,per me,una importante rilevanza .-

Uno di quelle piccole storie di ordinaria amministrazione di sentimenti  in cui, più che la ragione, è la signorilità e l’armonia che intervengono e mediare .-

Probabilmente i miei ricordi potranno essere un po’ confusi,a volte inesatti ,ma ciò che mi sarà sempre presente è lo spessore del personaggio a cui non potrà essere negato quel collocamento nel contesto di un periodo storico in cui le fortune degli orlandini affondavano le radici nel fertile substrato economico delle vicissitudini dei “limunari” .-

In questo contesto ,forse piccolo produttore o forse no, era fatale che don Peppino Sindoni,come altri, scoprisse la sua vocazione di commerciante di agrumi e che a questo settore dedicasse tutte le sue giovanili energie .-

Ma,quel mercato fibrillante ,dal prodotto deperibile,non sempre manteneva ciò che prometteva per cui sulla nuda tavola, sovente, restavano,più che i ricavi, gli impegni assunti su una parola che rimaneva l’unica cosa da sostenere ,assieme all’onestà ed all’onore .-

Non mi risulta,tuttavia, che l’attività commerciale di don Peppino sia mai stata sconvolta dalle ricorrenti crisi agrumicole del tempo,ma sono propenso a ritenere che il suo fiuto ne abbia subodorato l’arrivo,ricorrendo ,come è nella natura degli uomini forti ,ai suoi “estremi rimedi”.-

Dunque,abbandonato provvisoriamente l’unico amore,con i sentimenti di chi si vede costretto ad allontanarsi dalla famiglia, si imbarcò su una nave diretta in Venezuela perché tutto si compisse .-

Forse don Peppino Sindoni non aveva necessità di ricorrere all’espatrio,ma la mortificata sua voglia di realizzarsi lo costrinse,probabilmente, a far ricorso a tutta la rabbia che aveva in corpo perché fosse il giusto viatico alla sua voglia di lottare.-

E fu l’apoteosi della sua vita !

Il resto è storia relativamente recente od attuale .-

I suoi figli,degna prole di un monumento all’efficienza ed all’iniziativa,operarono il resto con un marchio che lo restituì ,ormai soddisfatto, alla sua amatissima Capo d’Orlando.-

Riprese a flirtare con l’antico amore,stavolta con prodotti e stabilimento propri ,ma durò giusto il tempo perché fosse convinto che ormai aveva dato a questa vita più di quanto fosse necessario per godere di un meritato riposo .-

 

Attribuire a quest’Uomo solo il merito di un exploit sarebbe come ridurre la portata di un degno rappresentante della nostra cittadina a semplice efficientismo ,per cui preferisco ricordare l’uomo dalla spontaneità disarmante, la cui unica ed efficace arma era il suo sornione sorriso sempre stampato sulle labbra e la sua perenne disponibilità ad una calorosa stretta di mano .-

Mori nel 1991 ad 85 anni d’età.-

Tano Raneri