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PEPPINO MAIORCA Capostazione FS
Se la scienza vorrà che un giorno si possa rivedere,come in un film,tempi e luoghi trapassati del nostro esistere,quel giorno,ad ognuno di noi,potrebbero schiudersi scenari inimmaginabili.- Apparentemente,forse,niente di più di una immagine consegnata all’oblio della nostra mente,ma,al microscopio del nostro essere,una cornice,un corollario che si intrecciano e si rimirano in un inconscio latente di sensazioni quasi epidermiche.- Nel mio,ad esempio,potrebbero trovare il Monte della Madonna, a me familiare come a pochi altri, e ,più in profondità,la linea ferrata assieme alle grandi figure dei miei due nonni materni.- Un duo inscindibile,nella giusta collocazione di cose e persone,che ancora oggi, per motivi ancestrali,mi fanno da sottofondo nella sinfonia della mia abbastanza lunga esistenza.- Una semplice conseguenza ? Può esserla se, poi,gli effetti sono quelli di riesumare uomini che con i luoghi si sono fusi ed amalgamati come un completamento onirico dove tutto fluttua tra irrealtà e memoria.- Dunque,per me “monte” può significare anche padre Giuseppe Sava con la sua tonaca strattonata dal vento e la stazione può condurmi all’amico Peppino Majorca con la sua divisa bagnata dalla pioggia.-
Il tratto gentile,compassato,calmo, da vero gentleman, inguainato com’era nella sua perfetta divisa da Capo Stazione, conferiva al signor Maiorca una vaga aria di persona cui l’ordine e la disciplina erano un tutt’uno con il carattere.- Ed invece,bastava che un semplice contatto lo coinvolgesse perché il suo viso si illuminasse ed uno dei tanti sottilissimi paradossi,fiorissero nel dialogo.- Era un amico di tutti, Peppino,lo era per davvero sia che ci si intrattenessimo attorno ad un’ora di poker ,sia che una fugace apparizione alla Stazione ,rischiarasse le speranze e le ansie del viaggiatore in ambascie.- Cornice a tanto garbo,sicuramente,la dolce signora Natalizia .che,discretamente, servì l’uomo con affetto e dedizione,sposandone l’impegno sul lavoro con le sue troppo lunghe notti trascorsi in servizio.- Eppure,la vita del signor Maiorca non fu sempre calma e compassata.- Da giovane,si arruolò nella Marina Militare dove,per l’ardimento ed il coraggio ,fu assegnato a quella categoria di incursionisti sottomarini che scrissero una pagina di incredibile valore nella “Beffa di Buccari”,dell’ultima guerra.- Anche lui,preso da giovanile ardore,scorazzava a bordo di quei così detti “maiali”, graziato solo dall’aver mancato il proscenio di quella guerra che lo avrebbe ,probabilmente,annoverato,sul vergato elenco di un monumento ai caduti.- Una scelta eroica,forte,caratterizzata da spirito di abnegazione ed amor di patria che si scontrò ,ben presto,con la cruda realtà di una società assente,retrograda,”pastoiara”,quando,avendo concorso per cambiare arma e mostrine,si vide vincitore ,ma penalizzato per colpe mai commesse.- Era il periodo in cui carichi penali di parenti od una semplice convinzione politica non in linea coi tempi,si abbattevano, come inesorabili magli, sulle scelte di perfetti ed indiscussi galantuomini.- Ma non si perse d’animo.- Rivolse la sua attenzione alla FS giungendo alla nostra stazione come capo responsabile del movimento prima e capo stazione, poi.- Il resto sarebbe stata storia relativamente recente se qualcosa non avesse ghermito i suoi intendimento verso dei figli giovanissimi che lo piansero,attoniti, su un letto di morte.- Chiuse col mondo troppo presto,cedendo alle lunghe notti di servizio la sua salute, ma senza piegarsi ,accettando la sua condanna, eroicamente, com’era nel suo stile,all’età di 50,nel 1973.- Tano Raneri 23 luglio 2006
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