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NINO CARRELLO

Muratore

Se dessi di piglio col dire :”,lasciate che mi accosti al pianoforte della vita perché vibranti note inondino tutti gli echi del cielo, scendendo ,come sinfonia ,negli stretti vicoli e negli angusti bagli di questa mio remenber",voi credete che don Nino Carrello non si ridesterebbe, attonito, dal suo sonno esterno ?

E se ,solamente,rievocassi orizzonti indefinibili di magici momenti,io che mi abbarbico,come posso,sugli acuti speroni rocciosi dei miei ricordi,io, che non appartengo all’aulente plotone dei fini dicitori, pensate che potrei essere credibile ?

Non sarà ,certamente,l’enfasi a dare spessore ad un personaggio che, con la sua storia di tutto rispetto,non ha bisogno alcuno di inutili incensamenti.-

Aveva un carattere dolce e gioviale,il signor Carrello;semplice e scanzonato quel tanto che bastava perché si proponesse,nel giusto modo, all’altrui attenzione con pertinenti paradossi a supporto del suoi ragionamenti.-

Un modo gradevole di dialogare,di confrontarsi con degli interlocutori, che,spesso,non avevano attraversato lo stretto ,lui che aveva avuto la ventura di conoscere popoli e razze ,civiltà e nazioni.- E di questo suo modo di essere ne faceva un valore aggiunto che offriva, senza arroganza,senza alterigia, ai suoi figli ,agli amici ed a quanti,come me,solevano allacciare privilegiati rapporti con i genitori dei compagni più cari.-

Ma,più che parlare del carattere di don Nino Carrello ,io voglio raccontarvi la sua vita da emigrante che ha, per le tante vicissitudini,dell’impensabile e,spesso,anche dell’incredibile.-

Propenso,per indole, ad accettare, entusiasticamente, tutto ciò che appariva meta di opportuni traguardi,il giovane Nino,strinse al suo cuore i tre figli,baciò sulla fronte l’amata sposa,ma capì,dal rimescolio del di lei gravido grembo,che sarebbe stato un insopportabile e doloroso sacrificio.-

E tanto fu.-

Al seguito della patriottica armata occupante,raggiunse ,da artigiano,l’Africa orientale per portare colà,assieme a parte di quell’osannato “milione di baionette” i suoi buoni propositi per il riscatto di tutte le “faccette nere” d’Abissinia.-

Ma non fu dato ascolto al “grido di dolore” del Negus;non fu data retta alle disperate paure del Laocoonte di turno e non fu infilato il dito nella piaga del…cavallo di sventura tanto che la… “fortuna mancò ma non la gloria” (?!?).-

Ora stava trascorrendo il decimo anno di permanenza in terra d’Africa,ospite gradito dell’Armata di Sua Maestà Britannica Elisabetta I^ d’Inghilterra ,quando al buon don Nino fu concesso di lasciare il campo di concentramento per restituirsi alla sua nutrita famiglia, ed al primo abbraccio col coccolato rampollo.-

Tutto,dunque, sembrava convogliarsi nel giusto alveo di una vita paesana,quando,sensibile al richiamo del… “sogno miricano”, in terra australiana,riprese ,esultante e senza indugio,la via dell’…esilio.-

Questa volta la sorte gli fu più benigna, anche se la  Regina Elisabetta d’Inghilterra vi faceva,dui tanto intanto, capolino per pacifici motivi…istituzionali.-

Passarono quattro lunghi lustri ,tra alterne vicende,prima che, paco e felice,riprendesse ,un veloce aereo per fiondarsi tra i figli con cui amava esporsi in estemporanei sodalizi da cui,manco a dirlo,ne usciva sempre beatamente perdente.-

Non ricordo particolari motivi di soddisfazione ,ma,se la memoria non mi tradisce,devo dire che ,estraneo per oltre trent’anni a questi luoghi,sentisse una particolare nostalgia della sua città d’oltreoceano che lui riteneva la sua patria di adozione.-

Intanto,ben altra guerra si stava apprestando a combattere,ma con se stesso.-

A sua insaputa,nel mentre la vita scorreva sorniona,qualcosa stava rimescolando le carte della sua esistenza.-

Ed erano carte perdenti.-

Emigrante forzato,stavolta,per il giusto riconoscimento di una vita di sacrifici,tornò nella sua Fremantle,assieme alla fedelissima signora Anna,ma per consegnare il suo cuore nelle mani dell’amata sposa e lo spirito nelle mani di Dio.-

Un epilogo assurdo,inaccettabile ,imprevedibile come il maglio di un crudele disegno a negare perfino che il fato si compisse nel calore dei suoi quattro figli.-

E quel che appare più assurdo ancora è che,anche da morto,qualcosa non voleva restituirlo ai suoi affetti familiari.-

La salma di don Nino Carrello peregrinò per trenta giorni tra voli sbagliati e merci dissacranti,approdando ad un Fiumicino indisponibile ed indisponente per ancora quattro lunghissimi ed irriverenti giorni.-

Dopo,la sicura benedizione dell’Onnipotente per il giusto ed eterno riposo nel nostro cimitero.-

Quale commento a questa incredibile vita ?

Nessuno,se non il raccogliersi in pietoso silenzio, inviando un commosso pensiero ad un uomo che ha vissuto la propria vita,in terra d’altri, come un lungo ed interminabile calvario.-

Rese l’anima in Fremantle,all’età di 66 anni,nel 1974

13 ottobre 2007

Tano Raneri