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MONS.VITTORIO CASELLA

Parroco

Sarei contrario,per una oggettiva condizione di serenità,a ripercorrermi nei miei ricordi,quando una  dipartita mi trascina nella dipendenza da emozioni e rimpianti.-

Ma, qui ,caso mai, il problema è esattamente il contrario.-

Ciò che temo è che il dolore della perdita di un caro amico mi tarpi le ali,mi scaraventi nel nulla dei luoghi comuni che non farebbero giustizia ad un personaggio che non ha bisogno di esaltazioni verbali tale è stato e resta il suo carisma e la sua poliedricità.-

Don Vittorio Casella,approdato all’altare della nostra Chiesa Madre in un “mare in gran tempesta”,seppe reggere il timone di una barca sballottata da umori non sempre in linea con gli interessi della Parrocchia,sebbene istintivamente e generosamente sposati dai parrocchiani.-

Non è un caso eccezionale,infatti, che l’affezione ad un sacerdote,voglia avere la meglio sulle decisioni vescovili e che petizioni e moti spontanei si inseriscano ,maldestramente, in alvei la cui acqua non avrebbe bisogno di ulteriore torbidezza.-

Accenno a questo, soprattutto, per rendere giustizia a questo povero morto che fu destinatario di antipatiche posizioni,per solo dovere di obbedienza,dimostrando ,poi,tutta la sua prodigalità ed altruismo, quando la bufera si addensò sulla testa di un notissimo prete.-

Il suo percorso pastorale,dunque,partì in sordina,senza clamore,senza investitura (che sarebbe arrivata dopo),con una persona conscia di infilarsi in una situazione di grande disagio.-

Tuttavia, fu amore a prima vista.-

Subita qualche sporadica intemperanza ad opera del solito leso nella sua maestà o,meglio,nel suo millantato diritto al privilegio,don Vittorio Casella,cominciò a percorrere le tortuose vie spirituali di un paese un pò distaccato dagli interessi cristiani sacrificati sull’altare di motivazioni più temporali e godibili.-

Memorabile la sua “FERMATI CAPO D’ORLANDO !”, gridato a squarcia gola in Piazza Matteotti, quando le varette del Venerdì Santo  trovarono insensibili gli operatori economici del luogo.-

Ora c’era da ricostruire una coscienza religiosa in un ambiente piuttosto refrattario a rivedersi.-

Uomo dalle grandi risorse organizzative ,capì che l’attività incessante, il coinvolgimento diuturno,la dedizione costante del tessuto ecclesiale doveva essere l’anima ,il supporto,l’humus su cui far crescere la spiritualità di un popolo un pò distratto.-Costituì e ricostruì,di conseguenza,gruppi,movimenti e,per ultimo, il “culturale” di cui,sembrava,ne andasse particolarmente orgoglioso.-

Il Consiglio Pastorale,il Gruppo Liturgico,la Caritas,Le Figlie di Maria ,gli Scouts

Il Gruppo di Preghiera Padre Pio,il Gruppo Coppie erano i fiori all’occhiello di una Chiesa in movimento, perfettamente organizzata ed altamente operativa.-

La sua fama di grande e raffinato oratore,la sua qualità di teologo ,la sua eccezionale capacità nel trasmettere,travalicarono i confini della diocesi ,approdando là dove c’era da meditare e crescere: Fremantle ne fu un esempio.-

Il suo spiccato senso dell’accoglienza,diede occasione a tanti sacerdoti di colore di conoscere la Sicilia ,a Vescovi,anche stranieri, di assaporare altre realtà diocesane;a tanti diaconi la possibilità di far tesoro delle sue esperienze e ad anziani sacerdoti di operare proficuamente in un ambiente molto qualificato.-

Un trasporto particolare lo legava alla Madonna verso la quale,forse per la sua adesione ai “Focolarini”, nutriva una devozione,anzi,un amore viscerale che traspariva da ogni sua omelia,ma non accettava le così dette tradizioni,ritenendole causa di appiattimento nella crescita .-

La sua grande umanità,lo slancio verso i più bisognosi ed i più deboli ,le sue silenziose elargizioni personali ,la sua ansia di raccogliere i diversi,i diseredati,gli extracomunitari,i rom e quanti,per un motivo qualsiasi ,bussassero alla sua coscienza, era un suo impegno quotidiano.-

Ma restava sempre elegante,sobrio,misurato evitando che un atteggiamento ,anche casuale,ferisse la dignità di chi era portatore di immediato bisogno.-

Un suo atteggiamento innato era la signorilità del gesto ,l’aristocrazia del portamento, la classicità dei suoi interventi quando questi erano per uditori attenti e qualificati,non disdegnando di erudire il suo gregge con omelie che,spesso,davano adito allo stimolo del comprendere.-

Ed i fedeli lo seguivano sempre più numerosi,sempre più affascinati e,da due anni a questa parte,sempre più sgomenti.-

Il 7 aprile 2008 il suo distacco dal futuro,dall’illusione,il suo testamento spirituale col disimpegno dalla speranza,ma non dalla vita.-

Tuttavia,ebbe il tempo di pubblicare un suo libro dall’intrigante titolo “L’eucarestia al centro” con cui sovvertire le scansioni sacramentali,ponendo come fonte di vita la ”Ultima Cena”.-

Era un perfezionista,un uomo che nell’espletamento del suo ministero era un vero gigante scarsamente imitabile,un uomo che credette sempre nella resurrezione ,nel perdono ,nella Nuova Allenza.-

Non si piegò mai di fronte a velate minacce,ad atteggiamenti oltraggiosi, a condizionamenti subdoli e striscianti.- Non ebbe tentennamenti nel prendere decisioni, anche impopolari, e tirò dritto ,sempre e comunque,per la sua strada.-

Ora che è morto,dai fiumi di lacrime versati sui suoi , ormai, silenziosi messaggi,ho tratto una confortante impressione :padre Casella non aveva rapporti speciali con alcuno ,era, semplicemente,una persona speciale con tutti.-

Nessun rapporto privilegiato ,dunque, ma un suo stile nel donarsi a chiunque come fosse quello un momento da vivere e godere profondamente.-

Ed,eccoci in attesa: : la storia ha voltato pagina.-

Un altro Parroco ci sarà assegnato e sarà anch’egli una persona speciale nella misura in cui riterremo di aiutarlo a diventare tale per ogni famiglia.-

Per Padre Vittorio il rammarico di una scomparsa prematura ed il nostro filiale,sofferto commiato.-

Raggiunse la Casa del Padre  il 20 maggio 2008, a 67 anni d’età.-

Tano Raneri   -    26 maggio 2008