Home   |   Personaggi   |   Racconti   |   Poesie   |   Cose così  

 

GIUSEPPE SICARI

Commerciante

Ciò che mi colpiva di più era quel tratto aristocratico,raffinato,vagamente cattedratico in un approccio che lo vedeva, sempre e comunque, all’altezza della situazione anche perché ne era, sempre e comunque, il protagonista.-

Non c’era argomento che lui non trattasse col giusto disimpegno passionale,colla giusta scelta di termini,col giusto coinvolgimento personale ,quando la televisione,con i suoi pochi canali patriottici,era patrimonio di poche facoltose famiglie.-

Lui,il signor Sicari,tuttavia,in un periodo che vedeva certi canoni soccombere sotto i magli di una civiltà dei consumi rampante ed aggressiva,non cedette mai al richiamo di un mezzo di locomozione proprio i cui cavalli non superassero quelli dei due suoi robusti arti inferiori.-

E non era cosa da poco  l'affidare una immagine a risorse dettate da retaggi patriarcali,l'uscire,cioè, dagli alvei di una legge sociale appena vergata il cui credo era una sorta di "apparenza" arrogante prodotta da benessere in via di ...espansione.-

Dunque,per chi non aveva bisogno di apparire, bastava una risposta semplice ed inequivocabile al luccichio di una Fiat 600  o di una Lancia Aprilia, con l’inforcare una prosaica bicicletta Bianchi  da far da contrappeso a ciò che sembrava ormai un bisogno ineluttabile.-

E l’essenzialità del mezzo era il giusto viatico per un contatto umano che coinvolgeva il signor Sicari come intimo bisogno nel tempo in cui c’era il timore di un cedimento delle individualità a fronte di una situazione politica recalcitrante intenzionata a spartirsi la ...torta del benessere.-

Manco a dirlo,don Peppino era una controparte,ma era,anche, il primo che,intuendo i disagi di una società in fermento,si traghettava, con la sua bonomia,con la sua arguzia,colla sua affabilità, sull’altra sponda, specie quando intemperanze sindacali facevano temere ben più gravi epiloghi tra dialoganti non sempre sereni.-

Così fu anche suo merito l’aver convinto i “belligeranti”,in occasioni di funeste azioni in quel di Piazza Garibaldi,ad abbassare il tono del contendere,rivolgendosi,guarda caso,ai suoi interlocutori naturali,a quei datori di lavoro la cui irriducibile posizione  portava verso uno scontro frontale con chi celava le proprie rivendicazioni sotto lo scomodo simbolo di una icona garibaldina.-

Era il tempo del Fronte del Popolo che mi vedeva un giovanetto e che si rifletteva sui “principali di limuna” molti anni prima che il buon Dio avesse deciso chiamarli al suo misericordioso cospetto.-

Il signor Sicari non era un temerario,non era un gladiatore verbale,non era un arrogante.-

Convinto come era che affidarsi alla forza della ragione era la sola via da percorrere in una comunità in cui il contatto tra famiglie non poteva esimersi dal soppesare fatti e situazioni,Egli si spendeva in improntati dialoghi stradali alla ricerca dell’  “uomo” e del suo intrinseco valore.-

Era,dunque,facile vederlo,ormai al tramonto della sua esistenza, accostato ad un marciapiede,con un piede giù e l’altro sul pedale ,posizione favorevole ad una cornice in cui una lustra scarpa con calze impeccabili ne impreziosivano il quadro,intrattenersi in affabile dialogo con uno dei suoi tanti ed affettuosi amici.-

Conservo per ricordo,l’ultimo di una grande serie,il privilegio di aver avuto un giudizio estemporaneo su un bambino di appena due anni avuto in dono, qualche anno prima, dall’infinità bontà del Signore.-

Con un piede giù ed uno su,con le sue scarpe lustre e le calzette in tono, mi gratificò di una sua amorevole attenzione,quando,guardando mio figlio, disse: “che bella cervice che ha !”.-

E fu una premonizione ! Quel bambino ,ora adulto,tenne fede ai suoi impegni,regalandomi mille ed una soddisfazione.-

Ritornare indietro nel tempo mi stringe il cuore,mi immalinconisce.-

A volte una furtiva lacrima riga il mio volto perché il ripercorrersi è nostalgia ,è vuoto,è capolinea,ma il crepuscolo è anche il momento della verità,il consuntivo della vita al cui cospetto diventi piccolo e vulnerabile anche se ,forse,hai speso bene il tuo patrimonio sociale.- Ed è in questa dimensione che,come una piuma planante lieve e leggera dopo una giornata di improvvido vento, affido i mie trascorsi ad indulgenti affetti familiari.-

Piccolo ed insignificante essere,sul proscenio di un mondo che non fu mai mio ed a cui mi aggrappo con i miei ricordi, facendoli rivivere in me per riflettermi in essi.-

Così,come ora, col signor Giuseppe Sicari,che ringrazio come posso,per avermi dato l’opportunità di collocarlo nel panorama delle mie semplici, personali emozioni.-

Lasciò questo mondo nel 1968 a 63 anni d’età.-

lì 25 ottobre 2006                                                           Tano Raneri