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FRANCISCHITTU BOTTARO

Industriale

 

Dal Dizionario Enciclopedico “Treccani” .-

“”Il terremoto colpì la zona dello stretto il 28 dicembre 1928 ; fu una delle manifestazioni sismiche ricorrenti nella zona .-

Il  movimento ,di origine tettonica,fu di una intensità pari al X grado della Scala Mercalli.Ai danni della scossa sismica si aggiunsero quelli del maremoto che produsse due o tre ondate di altezza varia .-

Il numero delle vittime fu rilevante, data l’ora mattutina (5,20),e si valuta attorno alle 80.000 persone .-

In quel mattino di tanti anni fa qualcuno,da qualche parte, nel soccombere,sicuramente mandò il suo ultimo struggente pensiero ad un ignaro giovanetto che il destino volle preservare dall’olocausto ma che volle ,pure, privare del conforto di amorevoli genitori .-

Così inizia la dolorosa storia di un orfano di nome Francesco Bottaro ora destinatario degli affetti dei tanti che tra una carezza ed un balocco si ergevano a custodi,per volontà divina, di tanta innocente esposizione .-

Nato a S.Cruz de Mora,in Venezuela,venne da queste parti al seguito della famiglia stanca di una patria adottiva dove, del resto, si era abbondantemente distinta .-

Dunque,presi armi e bagagli ,la famigliola decise di sistemarsi in quel di Messina dove il clima salubre ed il panorama paradisiaco avrebbe fatto rimpiangere meno i dolcissimi tramonti sud-americana .-

E là Francischittu stava crescendo quando un lontano, ma affezionato parente,approfittando delle feste natalizie,chiese ed ottenne il permesso di…salvarlo .-

Certo ,salvarlo da un terremoto devastante,quello di Messina,che dopo appena un giorno lo avrebbe defraudato di tutto,tranne che della vita.-

Chi era Francischittu Bottaru, figlio amatissimo di una ricca zia a lui dedita anima e corpo ?

Intanto aveva un aspetto accattivante ed un sorriso a volte sardonico stampato su un viso dall’incipiente sottomento che lasciava passare inosservata una evidente pinguedine .-Ed aveva anche un timbro di voce  argentino che gli consentiva,senza sforzo alcuno , di penetrare, a tempo debito, qualsiasi disquisizione fosse ritenuta infallibile,dall’oratore di turno, in merito al “famigerato” ventennio fascista  .-

E l’occasione si presentava molto frequentemente, nel tardo dopoguerra,quando, l’immagine di Garibaldi a paravento del “Fronte del Popolo” aveva reso ogni adepto legittimato a giudicare ciò che in passato,forse, aveva entusiasticamente esaltato .-

Per Lui,ex segretario politico del fascismo locale, in pantaloni a zuava ,stivali ,camicia nera e “copricapo con giummo”,conoscitore di uomini e cose,ciò era intollerabile anche per i tanti anni vissuti sotto l’egida di un regime che col “Credere,Ubbidire e Combattere” aveva forgiato le menti e i cuori dei giovani dell’epoca di cui, Lui, ne faceva parte a pieno titolo .-

Nessuna deroga,dunque,ora,come allorquando la diserzione da qualche “adunata del popolo,” da reprimere con qualche mal tollerato calcione nei fondelli, dava le prime avvisaglie,purtroppo per i gerarchi, di un amore che, via,via,andava scemando.-

Egli,tuttavia,ebbe il buon gusto di non rituffarsi nell’agone,non smettendo mai,però, la sua virtuale casacca ancor coerente all’idea che ogni regime è frutto ineluttabile di un popolo che merita,senza clemenza, ciò che si è volontariamente procacciato .-

Mi piace ricordare il signore Bottaro,industriale della pasta e comproprietario del Cinema Odeon, nell’assumere quell’aspetto marziale, tipico del regime, di flettere ambedue le gambe divaricate con mano ai fianchi, forse alla vista di uno dei tanti per lui insopportabili politici restituitosi alla propria verginità .-

E’ morto nel 1964 all’età di 64 anni.-

Tano Raneri (30.11.2003)

 

 

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