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FRANCESCO NARDO

fanalista

 

 

 

Tra il 1943 ed il 1950,ciò che vi si frapponeva, tra la casa di mio padre ed il nostro amato “Faro” era solamente la fucina di don Peppino Bongiovanni e tra me e la progenie del signor Nardo solo un viottolo,in alternativa ad un cunettone tanto defilato quanto ,diciamo,impraticabile .-

Piccola traccia umana, tra massi e verdeggianti prati di spontanea flora,sotto il Monte della Madonna, da percorrere velocemente perché più lungo possibile fosse il mio sostare al “faro,” dove mi intrattenevo con i quattro figli di “don Cicciu du faru “.-

Non so se sia consentito dare un resoconto sugli strani ambienti di questo strumento per la navigazione,visto che la zona è militare,ma penso che almeno una cosa posso riferirla :mi è rimasta  impressa nella memoria una elegante scrivania, in legno pregiato, che troneggiava al centro di uno stanzone dell’alloggio del fanalista .-

Ed un’altra cosa mi stranizzava e cioè l’autoritario ,quasi militaresco,atteggiamento del capo di casa che, nello scendere in paese, assumeva l’aspetto di chi lasciava la tolda di una nave da guerra piuttosto che l’impervia posizione di quell’affascinante, turrito manufatto .-

A tenergli il moccolo, l’ ingombrante nonna Vincenza ,detta “a marescialla”,con baffo stampato su un sorriso che,a mala pena,celava l’assenza di tutti i denti meno qualcuno ,fedele esecutrice delle disposizione del figlio che eseguiva senza remora alcuna .-

Dunque una nonna al posto della madre,la figlia maggiore a sfaccendare per casa ,il resto ad eseguire le disposizioni delle due ,ma tutti,”capo compreso”, ligi nell’intendimento che un “ospite” restava sempre una persona “speciale” .-

Malgrado la mia giovanissima età,però,qualcosa si scontrava più che con la ferrea organizzazione familiare,con il comportamento del titolare medesimo che,smessi i panni del solitario pescatore,assumeva quelli dell’erudito uomo di dialogo, frequentatore assiduo di una sala di lettura in un sodalizio locale .-

Era cosa nota in paese che da giovane e da fervente fascista, don Ciccio aveva aderito al richiamo del generale Franco, restituendosi alla sua amata cittadina insignito con una medaglia d’argento al valor militare ,oggi preziosa reliquia della figlia Vincenza .-

Come,parimenti,scelse di servire lo Stato da paramilitare, approdando alla funzione di fanalista per suggerimento del suocero,qui in quel ruolo,ma soprattutto per aver dato vita a ciò che ne doveva diventare,poi, suo orgoglio e vanto:il superamento di un concorso presso il Ministero della Marina Militare .-

Ora,a sistemazione raggiunta,l’immancabile matrimonio, secondo i canoni dell’epoca,ed il peregrinare tra Isola di Capo Passero, Porto Empedocle e Pachino dove,la famiglia assunse il suo,purtroppo provvisorio, aspetto anagrafico .-

Ma qualcosa doveva rimescolare le carte della serena vita al signor Francesco Nardo e questa volta toccò ad un manipolo di tedeschi che lo trasferì in Grecia,come prigioniero di guerra e poi ad Austerlitz, come animale da abbattere .-

Scampato al martirio, forse perché di razza ariana,riabbracciò i figli ,ma non ebbe la gioia di baciare la moglie che non resse al dolore per la lontananza dal proprio compagno .-

Rientrato nell’antica funzione ,ricominciò il suo peregrinare tra Milazzo,San Vito lo Capo,Palermo ed infine Capo d’Orlando perché fosse l’ultima ed ambita sede, nella sua integerrima carriera di vecchio lupo di mare .-

Ma dopo appena due anni di pensionamento,tirò i remi in barca e rese l’anima a Dio .-

Ora,a distanza di tanti anni,sento il dovere morale verso me stesso ed in omaggio alla memoria di un taciturno amico,di rimuovere dalla mia mente quel luogo comune secondo il quale ognuno di noi rappresenta solo ciò che, nella .buona o cattiva sorte,ha esercitato in questo mondo .-

Allontanare da me,.ora per allora, il pregiudizio secondo cui l’autonomo ed aritmico lampeggiare di un “faro” potesse essere l’unica luce a rischiarare la mente e l’intelligenza del suo manovratore .-

Farmene una ragione ,specialmente ora che so che su quella scrivania qualcuno ha vergato una nota di rettifica circostanziata diretta al Ministero della Difesa perché qualcosa dell’ Enciclopedia sulla 2^ Guerra Mondiale fosse opportunamente rettificata, secondo Francesco Nardo – fanalista,combattente e reduce .-

 

E proprio vero,caro amico :“nessuno è profeta in patria”.-

 

Morì nel 1975 a 65 anni d’età.-

Tano Raneri (15.02.2004)

 

Un sentito ringraziamento al figlio Giovanni per le preziose informazioni .-