Home   |   Personaggi   |   Racconti   |   Poesie   |   Cose così  

 

Per non dimenticare...

FRANCESCO PAOLO VALENTI

   Quando Piazza Duca degli Abruzzi, lato monte, restava una meta obbligata per le giovani leve studentesche e l'ultima solitaria pompa di benzina scioglieva i suoi pietosi abbracci verso la definitiva dimora, un esercizio pubblico continuava la sua classicheggiante pretesa, proponendosi all'attenzione della gente bene di quel tempo.

Si era nel 1945 e dintorni.

Attorno al locale, posto ad angolo tra via Colombo e via Veneto, una solidissima e pregevole teoria di tavoli in decorato ferro e marmo bianco avvinti da confortevoli sedie in legno nero con schienale avvolgente offerti alle stanche membra dell'occasionale avventore.

All'interno, un lungo e stretto bancone in pregevole granito e mogano, stile Vecchia America, con un enorme e mai visto specchio a totale copertura della parete di fondo su cui una grande aquila, con ali dispiegate, sovrastava il globo con la dicitura "fernet branca".

In questo esercizio dal nome importante, "Albergo,Ristorante,Bar Valenti", probabilmente Ŕ stata scritta qualche pagina di storia per i destini dell'autonomia locale, ma per esserne un centro di tendenza, voglio augurarmi che proprio lý siano state gettate, almeno, le basi delle caratteristiche somatiche del futuro orlandino.

Capo di ogni simposio (...vogliamo esagerare ?), manco a dirlo, il signor Ciccio Paolo Valenti che, coadiuvato dalla nutrita famiglia nella gestione, aveva il tempo di destinarsi alla cura delle sue pubbliche relazioni.

La memoria di quell'epoca me lo propone come un gigante dalla eleganza raffinata ( le donne di casa erano ben quattro), mai senza gilet in tinta, catena d'oro con "cipolla" ed una voce flebile, ma ben in tono, che Lui usava con grande parsimonia.

Aveva un suo stile alquanto aristocratico, frutto, probabilmente, dell'incontro con la bellissima signora Olga, ma, se si sentisse tale tenderei ad escluderlo perchÚ, anche se mai servý personalmente un cliente, tuttavia era figlio legittimo di una terra ancora alla ricerca di una sua identitÓ.

Non si interess˛ mai attivamente di politica, preferendo appoggiare personaggi di sua fiducia, ma non lesinava neanche rimbrotti affidati ad una sottile quanto paradossale ironia.

Non dest˛ mai scandalo, ne mai stupý.

Visse, piuttosto, serenamente e coerentemente col Suo modo di essere rifugiandosi nelle certezze della Sua famiglia.

 

Tano Raneri

 

 

Tano Raneri.com -