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All'interno, un lungo e stretto
bancone in pregevole granito e mogano, stile Vecchia
America, con un enorme e mai visto specchio a totale
copertura della parete di fondo su cui una grande aquila,
con ali dispiegate, sovrastava il globo con la dicitura
"fernet branca".
In questo esercizio dal nome importante,
"Albergo,Ristorante,Bar Valenti", probabilmente
è stata scritta qualche pagina di storia per i destini
dell'autonomia locale, ma per esserne un centro di tendenza,
voglio augurarmi che proprio lì siano state gettate,
almeno, le basi delle caratteristiche somatiche del
futuro orlandino.
Capo di ogni simposio (...vogliamo
esagerare ?), manco a dirlo, il signor Ciccio Paolo
Valenti che, coadiuvato dalla nutrita famiglia nella
gestione, aveva il tempo di destinarsi alla cura delle
sue pubbliche relazioni.
La memoria di quell'epoca me lo
propone come un gigante dalla eleganza raffinata ( le
donne di casa erano ben quattro), mai senza gilet in
tinta, catena d'oro con "cipolla" ed una voce
flebile, ma ben in tono, che Lui usava con grande parsimonia.
Aveva un suo stile alquanto aristocratico,
frutto, probabilmente, dell'incontro con la bellissima
signora Olga, ma, se si sentisse tale tenderei ad escluderlo
perché, anche se mai servì personalmente un cliente,
tuttavia era figlio legittimo di una terra ancora alla
ricerca di una sua identità.
Non si interessò mai attivamente
di politica, preferendo appoggiare personaggi di sua
fiducia, ma non lesinava neanche rimbrotti affidati
ad una sottile quanto paradossale ironia.
Non destò mai scandalo, ne mai
stupì.
Visse, piuttosto, serenamente e
coerentemente col Suo modo di essere rifugiandosi nelle
certezze della Sua famiglia.
Tano Raneri
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