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FARANDA GIOVANNI

Imprenditore

 I primi tepori primaverili già profumavano di zagara l’ubertosa “piana”,quando uno stormo di bombardieri americani ed un altro ancora,diretti,come si disse ,sul fronte maltese ad intercettare la nostra flotta,convinsero mio padre e suo fratello a correre ai ripari.-

Certi ,ormai,com’erano,che qualche nozione di inglese, appresa in quel di Broocculino,non avrebbe potuto un granché per un, ormai,improbabile dialogo , fu noleggiato un carromatto trainato da due pazienti buoi  su cui,con poche masserizie,donne e bambini avevano per destinazione la natìa collinare Scafa.-

Si era attorno al 1940 e tra fitte al cuore ,fughe in gallerie,tedeschi in ritirata ,brodini di pollo  (per necessità )e “liberazione” americana, fui restituito,sullo stesso trabiccolo, alla casa di mio zio di via Volta, prima che la brutta stagione imperversasse.-

Ecco,dunque, la cornice temporale in cui va collocato il mio primo incontro col “patriarca” don Giovanni Faranda,uomo retto e giusto,nato a Patti e da lì venuto, nel 1935,ad inebriare di profumo di pane le case di via Volta e dintorni.-

Ricominciava ,ora,la mia ancor breve esistenza a farsi carico di esperienze estreme (guerra),nel contesto delle quali trovava infantile collocazione chiunque si ponesse l’obbligo di esaudire le altrui istanze,ricavandovi il diritto al ricambio.-

Voglia di filantropia ? Macchè,semplice necessità di portare al desco familiare,come sempre nutrito,almeno il pane quotidiano, stante che neanche la guerra aveva prodotto apprezzabili fenomeni di livellamento sociale.-

Da questa realtà, la necessità di prodigarsi oltre ogni ragionevole impegno per non soccombere sotto i magli di un “imprevisto” sempre in agguato e sempre, più o meno,…imprevisto.-

Il signor Giovanni,proprio per la sua attività in un forno in affitto, si poneva,certamente,nel bel mezzo,avendo risolto,almeno in teoria ,il problema primario della  pancia piena,soffrendo,probabilmente,il “companatico”,come chiunque si fosse trovato a spartire con altri il poco che c’era.-

Fui mai invitato ad assaggiare la fragranza del pane,per diritto di vicinato ?

Non posso escluderlo, dal momento che il buon don Giovanni,parco di parole ,aveva,probabilmente, lasciato a Patti,  la sua voglia di negarsi a giovanissimi virgulti che non fossero quelli di  …”produzione diretta”.-

Con la assoluta disponibilità,infatti, della gentile consorte Nunziata Callio Di Dio,assente  uno straccio di diversivo e complice la  singhiozzante tenuta della “Centrale Elettrica Minciullo” ,il signor Faranda ,accanto alla sua attività manifatturiera, ne accostò una che oggi,con la crisi demografica, gli avrebbe procurato un sicuro “Cavalierato della Repubblica” per meriti…,quanto meno,…sportivi.-

Potevano interessare disquisizioni,mettiamo,sull’ “era mesozoica”,in casa Faranda ?

Certamente, non potevano  e….del resto,…anche quando,…era cosa risaputa che la cultura ,a letto,non aveva mai dato grandi motivi di compiacimento.-

Lui,invece,con lo scandire il ritmo delle sue voglie,imprimeva agli eventi una tale quasi ripetitiva evoluzione,come nei suoi manufatti, da suscitare risolini di incredula meraviglia.-

Nel 1923 nacque GIOVANNA:nel 1925 nacque ANTONIA;nel 1927 nacque GAETANO; nel 1930 nacque GIUSEPPE;nel 1934 nacque ANTONINO;nel 1937 nacque CLARA;nel 1939 nacque FIORINA;nel 1942 nacque MARIO.-

Sette viventi,  in 15 anni +Mario, giunto da queste parti  per il rotto della…cuffia.-

Figli tutti che hanno lasciato traccia del loro passaggio su questa terra alla scuola di vita di un genitore che ,ancorché invalido per motivi di lavoro,seppe indicare le imprescindibili vie dell’onestà da percorrere senza indugio alcuno.-

E non si tirò indietro neanche di fronte al flagello dell’emigrazione,trasferendo la sua famiglia a Milano, giusto il tempo per acquisire due altri figli (generi),uno dei quali ,Filippo,mio compagnetto di sventura,che io ricordo con tanta tenerezza.-

Nel 1965 si restituì alla sua comunità di adozione, lasciando ai maschi l’onere di una lunga e meritoria  storia familiare.-

Ricordo il signor Giovanni con grande nostalgia per il suo misurato  approccio alle relazioni convenzionali,per la sua riservatezza mentale ,per il suo distacco dalle futilità ambientali.-

Lo ricordo anche per il suo rifuggire da ciò che fosse diverso da una destinazione  predeterminata, ritenendosi ,forse ingiustamente,Lui un gigante buono, sacrificato sull’altare del suo vissuto ,quasi fosse il disegno di un irriducibile fato.-

Raggiunse il silenzio celeste nel 1968, a 69 anni d’età.-

 

8 maggio 2010                                                                         Tano Raneri