Home   |   Personaggi   |   Racconti   |   Poesie   |   Cose così  

 

Per non dimenticare...

ENRICO D'AMICO
Commerciante

   Sono qui, da qualche tempo, ad escogitare un accettabile "attacco" per questa mia "cosa", ma la poliedrica eco del personaggio, di volta in volta, mi scompone gli argomenti.

Problemi, soprattutto, per quel Suo modo inquieto con cui si confrontava col prossimo, quando, addirittura, l'interesse non travalicava la sfera dell'umano, sconfinando in un preteso rapporto di mutuo soccorso col divino.

D'accordo, del signor Enrico si può dire parecchio:
Che il Suo carattere, ad esempio, non gli ha permesso, complice la signora Emma, di essere gregario sulla scena di una comunità in via di formazione.

Che le sue eccezionali intuizioni gli permisero, con qualche autorevole aiuto, il raggiungimento di traguardi preclusi ai più.

Che, infine, capì che la Sua approssimativa tolleranza avrebbe posto fine anzitempo ad un progetto politico locale, disegnando i confini definitivi tra il Suo modo di essere ed il "lessico" di un ambiente non sempre coerente.

Ma ciò che mi intriga di più del signor Enrico D'Amico è quel Suo aver trovato la dimensione più adatta e confidenziale al Suo "Credo", per parlare col Figlio di Dio.

Perché, credetemi, non è facile rivolgersi all'Onnipotente!

Alla mancanza di parole, spesso, si aggiunge , più che il pudore, l'impreparazione a stabilire un "feeling" con Qualcuno che non vedi e che , proprio per questo, ti blocca i pensieri, ti impoverisce le idee.

Il più delle volte, il tentare un approccio dilaga nell'esposizione di una sequenza di bisogni e di speranze, intimamente connesse con le necessità della famiglia, da relegare il Destinatario al ruolo di titolare di agenzia di disbrigo pratiche...celesti.

Da ciò, dunque, la soggettiva opinione secondo cui, almeno sul piano del dialogo, un bestemmiatore convinto (caso che non riguarda il signor Enrico), proprio per quel suo passionale, discutibile rivolgersi a Dio, potrebbe avere qualche "merito" (!?) in più rispetto a chi, insipidamente si professa cristiano per tradizione o, peggio, per timore.

Ma, "chi e' senza peccato"... !

Sicché, il signor D'Amico, nell'indicare la via dell'esilio (a Vui ca barbitta. Vi stutu a luci) all'effigie del Suo Sacro Ospite, varcava, si, i confini del dovuto rispetto, ma allo stesso tempo, stabiliva un pittoresco ,indubbio personalissimo rapporto con "Chi", per molti di Noi, resta, da sempre, uno scomodo e muto interlocutore. - Onore al merito !

Passionale, dalla logica affidata ad esposizioni piuttosto "colorite" ,il signor D'Amico non si concedeva un attimo di tregua, sottoponendosi a stress in rotta con la Sua età che, Lui, mal tollerava.

E non fu tollerante neanche con i Suoi affettuosi, recidivanti, acerrimi nemici, nel "singolar tenzone" sulla scena di una innocua "scopa", verso cui, in caso di debacle, indirizzava epiteti, attingendo a "classicismi" di "trecentesca" origine, da lasciare tutti esterrefatti.

Però, si può essere certi che il signor Enrico, uomo e padre affettuoso, suscitando qualche fragorosa risata a Dio Padre, ha ottenuto che i suoi 83 anni (1991), spesi bene, fossero il necessario viatico per un passaggio "Da Qui all'Eternità".

Tono Raneri

 

 

 

Tano Raneri.com -