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DOTT.AMEDEO LIBRIZZI

Funzionario provinciale

 

Nell’ideare questa rubrichetta,a futura memoria,mi ero prefisso di trattare di arti e mestieri di un tempo, strettamente correlati ai più autorevoli rappresentanti,  nella nostra cittadina, di queste lodevoli discipline .-

Ma,fu andando avanti che, attraverso l’”accalappiacani”, il “conza-piatti”,il “guarda-fili” e quant’altro,mi sono reso conto che i mestieri e le arti erano importanti se vissuti nella misura in cui questi venivano onorati e non viceversa .-

Di mio padre,fabbro,persona d’ intelligenza acuta, degna di ben altri destini,per esempio,non si può dire di essersi immolato sull’altare del suo mestiere,quanto di aver dato,egli stesso,alla sua attività quell’arte che ancora oggi si nota nei balconi e nelle ringhiere presenti nella parte storica di Capo d’Orlando .-

Un altro limite doveva essere il mio disimpegno ,per ovvi motivi,da chi aveva,con buona fortuna,posto la propria persona all’attenzione dell’elettorato Orlandino e non per timore che gli ottimi rapporti con questi condizionassero i miei ricordi,quanto per evitare che ancor sopiti rancori potessero dare adito a proditori commenti senza prova d’appello .-

Scoprii in questo peregrinare tra i nostri morti che ciò che riesumavo dal fondo della mia memoria non era tanto l’uomo,ma la persona con tutto i suoi pregi ,ma anche con qualche difettuccio ,secondo una mia personale,ma mai sleale, valutazione ,frutto di reminiscenze andate,scevre da ipoteche o meriti per ciò che aveva,in vita, rappresentato .-

Ora,nel rielaborarmi,non mi sento di fronte ad un dilemma,ma solo al cospetto della mia coscienza che mi impone di parlare di chi, posso serenamente affermare, mi ha cambiato la vita .-

Perché Amedeo Librizzi non era un uomo qualsiasi,ma un vero campione di altruismo,una persona che nel dare il suo “SI” ne restava fedele oltre ogni ragionevole dubbio e fino al sacrificio sull’altare del santone di turno .-

Forse il sentirsi figlio di gente laboriosa ed onesta ed avendo egli stesso toccato come fosse difficile sopravvivere in una comunità in cerca di una identità post bellica ne condizionò il carattere, ma fu sempre il coerente nocchiero della sua esistenza, anche quando tutto gli remava contro .-

Così,in politica come nella società scelse di salire,ad uno ad uno,tutti gli scalini della vita per tuffarsi in un’avventura prestigiosa,emulo di corregionali più importanti nel panorama delle nostre Istituzioni .-

Ma non fu il valore a mancare, quanto il suo costante bisogno di non abiurare .-

Dunque,anche qui s' inchinò,com’era nel suo costume,ad un “SI” ben più importante che avrebbe posto un limite invalicabile al suo desiderio di una famiglia ,piuttosto che il girovagare tra incarichi e prospettive sia pure di grande ambizione .-

Un “SI” offerto ad una donna di nome Gina che sarebbe diventata la vera regina della sua pur breve esistenza .-

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La ferale notizia si sparse, improvvisa,per tutta la città lasciando attoniti e sgomenti .-

Amedeo Librizzi non era più .-

La sua voce non avrebbe più echeggiato in Piazza Matteotti da una tribuna elettorale ed il suo “SI”, l’ultimo ed importante reso al Padre Celeste ,passava il testimone a due attoniti ragazzi perché ne seguissero le amorevoli orme .-

Morì nel 1978 a 48 anni d’età .-

Tano Raneri