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DON TANO CAPPA

U’spiritaru

Lo intendevano “Mastru Cappa u’ spiritaru”, non certo nel senso delle inimmaginabili vicissitudini medianiche,ma per quella sua attività particolarmente atipica che lo rendeva un uomo veramente tenace .-

Per la stretta connessione al mondo dell’agricoltura,la sua semplice qualifica era quella di “agrumaio”, ma ciò che faceva travalicare il facile accostamento al settore,sconfinando nello specifico, era proprio la peculiare caratteristica del suo lavoro .-

Il signor Gaetano Cappa,infatti,produceva “essenza di limone” ,ossia, ciò che comunemente veniva chiamato “spirito”, con una manualità che oggi ha,in vero, dell’incredibile .-

E dell’inverosimile ha anche ciò che ricavava dal suo prodotto tanto da potersi permettere una dignitosa vita da piccolo imprenditore e,nella senilità, una casa di sua proprietà,costruita per lui e consorte, sua unica “dipendente”,con angolo vuoto a foggia di veranda.-

Un evidente concessione,quel di più, da sbattere sul grugno della troppa attesa, delle tante rinunce,degli innumerevoli piovaschi che ,irriverenti,avevano oltraggiato la salute di un uomo schietto e genuino .-

Certo, la pazienza non doveva mancare al signor Cappa ,ma, più che la sopportazione,ciò che caratterizzava l’aspetto di questo gigante buono erano le sue povere ,enormi mani martoriate dall’acido citrico e rese bianche dalle approssimative misure di prevenzione adottate.-

Aiutato da una moglie dedita esclusivamente al marito,senza prole per volontà del fato,don Tano,come era comunemente chiamato,si inoltrava nelle più recondite stradine di campagna alla ricerca di quel “pugno” di limoni buttati giù dal caldo vento africano, da acquistare a prezzo di vera, amichevole occasione.-

I suoi fornitori, piccolissimi agrumicoltori, mal disposti a vedersi marcire il frutto di fatiche, erano particolarmente attenti alle frequenti,calibrate visite dell’antesignano estrattore ,adoperandosi perché il loro “benefattore” ricevesse un prodotto nel modo più sano e generoso possibile.-

Ed il signor Cappa aderiva alle aspettative dei “limunari”,vicendevolmente soddisfatti, acquistando quei sacchi di limoni che, caricati sulla sua bicicletta Bianchi ,si adoprava perché arrivassero a casa senza ulteriori danni per la sua “essenziale” attività.-

Lì,la buona signora Grazia,cominciava a tagliarli in due metà a cui cavava,con un rudimentale attrezzo a cucchiaio,la polpa destinata alle stalle ed immergendo nell’acqua e calce di un grande contenitore (calderone), per più giorni, il resto, a beneficio di una accentuata fragilità delle preziosissime vescichette .-

Ora la strada era tutta il salita .-

Marito e moglie ,facevano ruotare con forza,la buccia premendola dall’interno, su una spugna naturale perché i follicoli rotti rilasciassero il loro contenuto e da questa,strizzandola,ad un recipiente di rame, a forma di brocca .-

Limone dopo limone,goccia dopo goccia ,giorno dopo giorno ,settimane,mesi ed anni,ininterrottamente, fino al loro ultimo atto consacratore,la casa, di una vita di autentici stenti.-

Quanto gocce in ogni limone ? Quanti limoni per un litro di essenza? Quanti affanni e quante notti per una materiale tanto deperibile ?
Neanche Giobbè,con la sua proverbiale pazienza,avrebbe potuto più dei coniugi Cappa .-

Ricordo, con nostalgia, quest’uomo, tanto buono e mite, per avermi regalato quella sensazione impalpabile ,quella fine percezione del mio transito dall’adolescenza alla giovinezza,gratificandomi con un “Lei,” subito rifiutato .-

Lo ricordo anche per quel suo lento cavalcare la sua bici,amorevolmente lustra ed efficientemente tenuta come preziosa reliquia,quale fida compagna di innumerevoli trasporti e di tanti crepuscoli affidati all’ansia del ritorno in famiglia.-

Potenza della memoria che riesce a nascondere negli archivi speciali della sua complessità, le tante memorie di uomini veri che, silenziosamente, hanno scandito il divenire lento ed inesorabile di un inarrestabile progresso.-

Uomini duri,caparbi a cui offrire un dolcissimo ricordo quale semplice segno di immensa gratitudine e di grande ammirazione .-

Morì nel 1973 a  68 anni d’età .-

Tano Raneri (11 dicembre 2004)