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DON PIETRO DE LORENZO

Commerciante

L’estate è finita ed eccomi qua. Unica consolazione a tanto silenzio (manco da luglio) la consapevolezza, piena ed irreversibile,che, al di là della frettolosa lettura di qualche  scocciato (ma, non sempre) familiare,non c’è altri a cui sono mancati i miei così detti “profili”.-

Perché,mai,ci riprovo ? Mah! Forse perché ritornando indietro con la memoria,in qualche modo rendo un servizio a me stesso, ripercorrendomi a…ritroso .-

Dunque,ora è la volta di “don Petru u brulitanu”,come era amabilmente chiamato dai primi orlandini,anche se non godeva di quella  vezzosa inflessione dialettale brolese.-E non aveva,certo, neanche quella italo-americana,  più pertinente per la sua permanenza pluriennale nella terra delle infinite speranze e delle cocenti nostalgie .-

Convocato colà,appena giovanetto,da uno zio titolare di diversi esercizi commerciali,si formò alla scuola dello stesso,ritornando alle “amate sponde” con un bagaglio che doveva segnargli la vita .-

La vita ? Forse è esagerato,ma per ciò che doveva essere la sua attività principale, è facile immaginare che quella di commerciante,ai primordi di una Capo d’Orlando in via di sviluppo,non poteva che provenire dagli insegnamenti ricevuti da quel suo parente, al di là dell’Atlantico .-

Ma fu qui,in questo estremo lembo di terra italiana, che  i suoi sacrifici esteri si trasformarono in un palazzone a quattro piani,in quel di via Piave, provvisto di uno scantinato con presa d’aria e grata a croce,ed in una lodevole e professionale attività  su cui il tempo poco o niente avrebbe potuto .-

Dal “brulitano”, per vox populi, era facile approvvigionarsi di ogni ben di Dio che madre natura avesse prodotto, ivi compresi i sementi tipici per la stagione ,ma anche  le scope vegetali,la ”stoppa” naturale,la  “raffia” di stagno, ed ancora mais,orzo,crusca ed, ancora,  formaggi ,paste alimentari,conserve,insaccati e chi più ne ha più ne metta,sia al minuto che all’ingrosso .-

E’ bene,giusto perché si inquadri il periodo,ricordare che l’esercizio di don Pietro era dotato di una boccola snodabile,infissa nel prospetto dell’edificio ad una giusta altezza dal suolo,per la delizia dei bambini, a cui si annodavano le redini degli asini le cui “friscine” attendevano di essere colmate. Boccola che,per quei tempi, rappresentava un minimo di confort  ed un massimo di apertura mentale per il suo offerente,al di là del sempre confortevole ramo del sempre  confortevole albero onnipresente nelle vie della città .-

Ma don Pietro De Lorenzo non era solo un alacre lavoratore ed un competente conoscitore e procacciatore di derrate,era anche una fonte di insegnamenti inesauribili per la seraficità del suo tratto,la bonomia della sua indole,il garbo del suo gesto .-

Era,in una sola parola, un uomo tranquillo che poneva a riparo della sua serenità le sue larghe spalle su cui si sono infrante le immancabili tristi vicissitudini di una  vita segnata,a tratti, anche da un avverso, atroce destino .-

La sua prima negativa esperienza quando per un fatale gioco delle parti,si vide costretto ad affrontare i rigori di un regime che lo aveva individuato quale titolare di un passaporto americano e quindi un suo potenziale nemico .-

Le altre,su cui voglio stendere un pietoso velo di silenzio,quando, per quell, ancestrale, doloroso fardello, nato con l’uomo e di lui compagno per sempre,don Pietro vacillò sotto il maglio dei suoi potenti colpi,ma non ne fu distrutto .-

Non poteva esserlo per carattere,per educazione ,forse,per fede od anche per quella condizione che ti costringe a reagire stendendo le tue ali su ciò che di più caro ti resta ,nella convinzione di “aver già -abbondantemente- dato”.-

Per quella sorta di legge mai scritta secondo cui per la tua maturità resta il percorso obbligato a fonti certe ed incontestabili di taciti insegnamenti, di don Pietro De Lorenzo mi resta molto, assieme  al rammarico di non essere riuscito ad innalzare al cielo un inno di lode e di gratitudine per averci concesso di goderne  su questa terra finchè Dio volle.-

Ma anche la speranza che queste scarne parole ridestino su chi si soffermerà a leggerle ,almeno per un istante,il ricordo di un uomo veramente irriducibilmente sereno .-

Morì nel 1987 a 88 anni d’età .-

 

05 ottobre 2004-

Tano Raneri