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DON PEPPINO BONGIOVANNI

Maniscalco

 

Proprio dove oggi c’è la fucina del figlio e prima che questi costruisse,una volta c’era una piccola struttura,tirata su alla meno peggio,accanto a cui si faceva notare una sorta di “V” in assi di legno nel centro della quale venivano legati i tori recalcitranti alle cure di don Peppino Bongiovanni.-

Erano tempi in cui la strada statale 113 sterrata ,veniva curata come poteva da un cantoniere stanziale il cui compito era quello di restituire dignità alle curve maltrattate dai pochi “ bolidi” in corsa di nome “Balilla”.-

Poi venne l’asfalto e con questo anche il trasporto su gomma che soppiantò ,via via,il povero quadrupede, ormai destinato ad una inesorabile estinzione per motivi,diciamo,di ordine naturale.-

Ma don Peppino non si perse d’animo.-

Essendo una persona dalla mente fine,si autoriciclò, trasformandosi in un provetto manipolatore del ferro battuto a disposizione di chiunque avesse un consiglio da chiedere od un lavoro da affidargli .-

Certo,nella trasformazione potevano verificarsi dei buchi,ma poiché don Peppino non sfuggiva alla regola del “fiore all’occhiello”di ogni artigiano,anche Lui si dedicava alla cura del fondicello di sua proprietà fuori porta che raggiungeva nel modo e nel tempo che si sceglieva.-

E si,perché il signor Bongiovanni,che non mi lesinava qualche simpatico sfottò,nell’incedere aveva un “andamento lento” che dava l’esatta misura di quanto fosse importante per lui il “pensare” piuttosto che il “correre”.-

Infatti,a questo suo altalenante andare, indugiante ritmicamente ora sul destro ed ora sul sinistro arto,al leggero accordo del capo, aggiungeva un suo modo di riordinare le idee, parlandosi chiaramente e sottolineandosi con rifiorenti risolini.-

Chiunque,però, avesse tratto da ciò l’impressione di una persona consegnata all’oblio della propria mente,sarebbe stata veramente fuori strada dal momento che don Peppino sfuggiva ad ogni canone di modesta portata.-

Egli era un uomo dall’intelligenza acuta e dalla furbizia volpina tanto da camuffare sotto il suo gioviale aspetto le sue pertinenti intuizioni e dietro al suo sorriso-parlato ,le sue indiscutibili argomentazioni proposte sotto forma di ilari paradossi.-

Poi i suoi due passatempi preferiti : candelabri in ferro con finte riette perché apparissero d’epoca (ne ho due anch’io) ed il suo raccontare la sua guerra vissuta ,mentre stava per consegnare alla storia della sua famiglia quella della sua esistenza.-

Conservo un malinconico ricordo del signor Bongiovanni legato alle fasi della mia vita,essendo stato suo vicino di casa  in simbiosi con ciò che erano le risorse umane di un quartiere che, fortunatamente, non ha subito profondi stravolgimenti.-

Morì nel 1983 ad 83 anni d’età:-

Tano Raneri (15.11.2003)

 

 

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