Home   |   Personaggi   |   Racconti   |   Poesie   |   Cose così  

 

Per non dimenticare...

DON MICO GALIPÒ
agricoltore

   Non tragga in inganno il prosaico "Mico" poiché, proprio per gli uomini di un certo "spessore", l'attribuzione di un nome poco fonetico non può che concorrere a farne risaltare il personaggio. Sarebbe come dire che l'inversamente "poetico" esporsi potrebbe apportare un diretto proporzionale giovamento con un evidente doppio vantaggio per una immagine che, di per se, probabilmente, non necessita di alcuna promozione.

Però, conoscendo il tipo, viene il sospetto che quel diminutivo non del tutto elegante non fosse un fatto casuale, essendo, il signor Domenico, l'esatto contrario del sinonimo di "riposo". Quante domeniche abbia, dunque, santificato non è facile sapere, ma c'è che giura che solo a Pasqua ne riconoscesse una ed un'altra, ancora, il "19 Marzo", in caso di coincidenza.

E si, perché con San Giuseppe esisteva un feeling che andava oltre ogni prevedibile intimo rapporto tanto che, in caso di venti molesti, don Mico non disdegnava una capatina in Chiesa per richiamare il caro "amico" ad una più stretta osservanza del loro fervido, reciproco, rispetto.

Uomo solenne, dal perenne bastoncino di bambù con "capocchia" d'oro, si concedeva agli amici con una cordialità talmente in contrasto con i Suoi abituali domestici modi che qualcuno di lui disse: "spassu i ghiazza e ...", ma si trattava, sicuramente, di illazioni giacché sul palcoscenico della vita Egli era solito recitare sempre a soggetto (?!).

Infatti, per la Sua versatilità, contrappose l'ameno cimentarsi in spettacolari "briscole", in cui sostanziava il Suo estro, ad impegni ben più corposi come la gestione del primo pastificio meccanico del comprensorio, nei pressi dell'ex stabilimento "Arenella".

Il Suo fibrillante carattere, però, non gli permise mai di "appollaiarsi" su un ramo, avendo sempre necessità di spiccare il volo. cosicché, dismessi i panni dell'industriale, si dedicò al commercio di quadrupedi, di case e di terreni costruendo un vero impero economico che solo il caso impedì che si trasformasse nuovamente in denaro sonante.

Personaggio d'altri tempi, il Suo candido cappello lasciava la canuta chioma al vento, immancabilmente, al cospetto del gentil sesso, verso cui godeva di particolar credito, tanto che, benché due volte vedovo, non rimase mai veramente solo.

Ebbe, anche, il sacro culto della reciproca considerazione, ma ad un Suo esclusivo modo.

A condizione, ossia, che l'amico non andasse ad infoltire il lungo elenco di "nomignoli" ('nciurie) da Lui attribuiti, a futura memoria, a persone che, a Suo insindacabile giudizio, entravano in rotta di collisione con la concessione della Sua limitatissima fiducia.

Morì nel 1973, all'età di 89 anni, lasciando a ricordo il Suo irripetibile personaggio e come "cimelio"la Sua fida ed inseparabile bicicletta "femminile".

Tono Raneri

 

 

 

Tano Raneri.com -