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Visse
a lungo e, sempre ed in ogni occasione, il signor Mangano
fu chiamato solamente "don Michelino".
Si
potrebbe pensare ad un vezzeggiativo suggerito da un
corpo delicatino, fragile, di piccola statura ed, invece,
ne era l'esatto contrario, essendo persona abbastanza
alta, dalla corporatura asciutta, dal viso scarno su
cui troneggiava, se mi sorregge la memoria, un sostanzioso
naso.
Comunque,
naso o non naso, l'atteggiamento serafico di don Michelino
era ciò che suscitava maggiormente il buonumore essendo
che ne era il risvolto del Suo carattere, rotto a qualsiasi
genere di burla. |
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Si
racconta di Lui che già dai tempi della scuola i suoi
tiri erano da antologia, riuscendo a coinvolgere anche
la maestra, col segare una gamba della sua sedia.
Pare
che avesse un particolare fiuto per le merende dei compagni
agiati, che sostituiva con cose d'altro genere, avendo
avuto, però, cura che nulla andasse ... perduto. Insomma,
il signor Mangano, per l'anagrafe, ma non per i compaesani,
era un tipo che aveva intuito, sin dall'infanzia, che
la vita era un gioco e che, per la sua brevità, non
si doveva tralasciare alcunché per giocarsela.
Artigiano
eccellente di vecchia dottrina, aveva falegnameria in
via Volta, producendo principalmente pezzi pregiati,
essendo un provetto intagliatore e tornitore.
Coltivava
con impegno l'amore per la musica lirica, malgrado l'assenza,
quasi totale, di mezzi di comunicazione e di altro genere
gliene impedissero l'approfondimento.
Erano
i momenti tristi del dopo guerra quando chi aveva e
poteva trovava ed attuava, mentre per gli altri, i molti
altri, la via obbligata restava la dignitosa attesa
di tempi migliori.
Ciò
nonostante, don Michelino, nella Sua faretra aveva una
freccia in più, un dardo da scagliare sul muso del destino
dall'arco della Sua magica bocca, che echeggiasse nel
quartiere, spegnendosi il più lontano possibile.
E
si, perché se gli altri "suonavano le loro trombe",
Egli, invece, "suonava la Sua pernacchia"
secca, arcuata, prolungata, con conclusione tronca,
da prima cornetta su di un palco di piazza.
Ma,
don Michelino, non poteva limitarsi solo a questo ...
Ricco di esperienza acquisita in una vita che aveva
centellinato le sue promesse, memore di un famoso proverbio,
aprì il Suo "studio" agli amici con cui, nelle
pause di lavoro, analizzava il buon nettare del dio
Bacco, non riuscendovi mai a terminarne l'esame.
Neanche
quando, in occasione del carnevale, soleva anticipare
la volontà di Dio, facendosi trasportare a spalla in
una bara su misura, da cui, tra frequenti resurrezioni,
ciò che emergeva era un coinvolgente otre di vino rosso.
Morì,
rispettato e ben voluto, nel 1965 a 75 anni d'età.
Tano
Raneri
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