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Per non dimenticare...

DON FRANCISCU LITTIRIU 
operatore ecologico

   Pochi sapevano che il vero cognome di don Franciscu fosse "Bòttari", ma a nessuno interessava approfondire la cosa tanto più che l'appellativo era gradito al destinatario ed anche comodo per una questione di fonetica.

Ma perché Littirìu? Lettèrio, forse, per una sorta di rispetto nei confronti di un congiunto, sicuramente persona degna, come era nelle abitudini della gente semplice di estrazione contadina, per rievocarne l'immagine, a futura memoria.

Comunque, il penetrare l'interno del "rebus" non gioverebbe granché poiché non aggiungerebbe carisma ad un personaggio tipico di un'epoca, stimato ed amato da tutti e specialmente dagli studenti del tempo.

Uomo dal dolce carattere, mite, rispettosissimo, don Franciscu rifuggiva da qualsiasi atteggiamento che potesse, in qualche modo, superare i limiti di un rapporto con il prossimo fin troppo scontato.

Non era importante, di conseguenza, la posizione sociale del Suo interlocutore, quanto la di lui età per la scelta del giusto modo di sottolinearne il casuale incontro: un "ciao gioitta" per un giovane amico od un "baciamo la mano" per tutti gli altri.

E salutava, salutava sempre, salutava tutti, alzando appena lo sguardo dal Suo solerte attrezzo di lavoro, celando nei Suoi ossequi un'apparente non dovuta sottomissione.

Con la coppola "quattro stagioni", perennemente volta ad assicurargli un minimo di difesa dal vorticare della Sua scopa, affrontava i Suoi spazi, spingendosi su estremità che, in simbiosi con i baffi dell'utensile, avevano assunto un similare aspetto.

In altri termini, con tutto il rispetto per un concittadino il cui ricordo non cammina, certamente, su parti anatomiche più o meno perfette, aveva piedi un po' distanti dagli alati arti del dio Mercurio, inguainati in comode scarpe dalle enormi dimensioni.

Ciò nonostante, malgrado i suoi malanni, svolgeva il Suo lavoro di spazzino in un periodo in cui gli eufemismi non erano di moda, con indefettibile attaccamento al dovere, quasi fosse il destinatario di un disegno divino.

Era, purtroppo, il tempo degli aspetti esteriori, dei millantati crediti, delle ostentate agiatezze! Don Franciscu visse questa "era" da netturbino o, se volete, da operatore ecologico, con molta umiltà, ma, anche, con grande dignità, come si conveniva a gente di vecchio stampo, abituata a non muovere nulla perché niente ne sconvolgesse le regole.

Filosofia di una vita vissuta senza pretese, nel pieno rispetto dei ruoli, in un tempo in cui nessuna indulgenza veniva accordata a chi, per un arcano destino, non rientrava nella logica della sua appartenenza a pretenziose caste paesane, fortunatamente, dalla corta vita. Raggiunse la "terra dei morti", silenziosamente, nel 1986 ad 88 anni d'età.

Tano Raneri

 

 

 

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