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DON CALOGERO CARUSO

commerciante

Ebbi  sentore di una certa  pratica, quando una bella e determinata signorina,prima ad assumersi,in loco, l’onere di un lavoro anticonformista (barista),saltò sul predellino di un calessino ,per sollevare,dignitosamente,il povero genitore dalle gravose incombenze di un matrimonio convenzionale.- E la notizia percorse tutti i vicoli del paesino come un ritrovato modo di liberazione da un maglio insopportabile per quei tempi.-

Va da se che niente avrebbe dovuto interrompere la canonica settimana di lamenti di un  padre fintamente affranto,colpito nell’onore (ma, salvo nella tasca)  e niente doveva impedire la legittima recita  per un benefico avvenimento organizzato e diretto con materna benedizione.-

Si era appena usciti da una devastante guerra che aveva reso i ceti medi in grande evoluzione sociale ed i poveri ancora più poveri, specie se con la “Spada di Damocle” di una lamentevole e scalpitante figlia con voglia di nuove esperienze.-

A fronte di questo problema,dunque,l'escamotage della fuitina, per un dilemma comune a tante famiglie, salvo,qualche rarissimo caso di nozze invise tra ragazzi di diversa provenienza sociale,  per cui, il ricorrere a vie di fatto, rappresentava l’ultima praticabile spiaggia.-

Il “ratto delle …orlandine” ,contro la volontà delle ragazze ? Forse un’utopia,oppure il desiderio di un minimo di resistenza che restituisse rispetto e decoro alla famiglia , ma ,che,nella realtà,restava solo e semplicemente letteratura sicula patriarcale.-

In effetti,la fuitina,stava diventando una pratica talmente in voga da non costituire notizia se non per gli addetti ai lavori e per le famiglie, consapevoli destinatari di tanto beneficio, tanto che erano stati consegnati,ormai, alla storia cravatte nere,bigliettini listati e luttuose diciture "Per mia figlia" .-

Chi si faceva carico di questa operazione,finché andò, fu il signor Calogero Caruso di cui ne dirò nel modo più amabile possibile.-

Il signor Calogero ,in effetti,era di una poliedricità straordinaria.-

Avendo interpretato perfettamente i desideri di quanti, sfuggiti al gioco delle parti, si rifugiavano nel suo locale per un salutare bicchiere di vino,pensò bene di prestare il fianco al suggerimento, aprendo, oltre all’ osteria, anche un retrobottega con “gioco delle carte”.-

E, si sa, “in vino veritas”,per cui,non potendo restare insensibile “al grido di dolore” che proveniva dalla comunità del separè, indirizzò la sua attenzione verso il trasporto vario, con particolare riferimento a quello veloce con calesse, essendo già esperto in trasporti di “estremo interesse”.-

La sua rimessa ,dunque, più che all’ultimo saluto,ora,si rivolgeva,generosa, al trionfo dell’amore.-

Possedeva ben due carrozze mortuarie con cui effettuava due tipi di trasporto funebre,secondo l’attaccamento al defunto degli affranti familiari.-

Per i poveri,usava quella ad un cavallo da aiutare sull’erta di S.Martino,senza bardature, paramenti e fiori e per il resto della “gramagliatura” (neologismo) ,cioè i paganti o presunti tali, una carrozza con due cavalli,rigorosamente ammantati di nero,orecchie comprese, ai lati della quale appendeva delle ghirlande di ferro con motivi smaltati, prese in affitto.-

Ma il fiore all’occhiello,com’era ovvio, restava,ormai,un calessino, munito di mantice, al traino di una scalpitante ,giovane puledra .-

Una specie di spjder con capote,da tutti invidiata,specie da chi, disponendo di abbondante prole femminile, ne avrebbe auspicato il frequente benefico uso “pro domo sua”.-

Ed era proprio il mantice,che ne faceva la differenza.-

A capote abbassata, un calessino da trasporto familiare privato;

A capote alzata, un calessino da “fuitina” ad usum…nubendi.-

Un problema urgente cui don Calogero dava regolare,garantito buon esisto,a beneficio di parenti ed affini,spronando la sua cavallina alla volta di un segreto casolare di campagna,già noto alla moltitudine.-

Uno schiocco della “zotta” ed ancora un’ altro, perché la curiosità fosse mortificata sull’altare di un veloce atto dovuto, per la continuazione della specie  e per la gioia del prossimo.-

Poi vennero le auto  e l’incantesimo si ruppe a favore di una “Balilla”, odorante petrolina, posteggiata nella via Tripoli del nostro comune.-

Purtroppo,le nostre due strade si sono appena sfiorate per cui non aggiungo altro alla figura di un uomo che ,certamente,continua a vivere nel ricordo di chi,ora adulto, fu dolcissima conseguenza di una benefica gita di due giovani amanti sul calessino di un uomo profondamente umano e disponibile come don Calogero Caruso.-

Morì nel 1968 a 87 anni di vita.-

18 maggio 2010.-                                                                Tano Raneri