Home   |   Personaggi   |   Racconti   |   Poesie   |   Cose così  

 

 

DON VINCENZO VIMINI

pescivendolo

“…anciovi,…pisci vivi…a frischizza du mari…”  erano le sue  promozioni verbali preferite,affidate alla viva voce, nel portare, su e giù per il paese, la sua moto-ape con tanta fragranza marina.-

Non so come sia giunto in questo centro e da dove sia originario,don Vicenzu Vimini,ma da sensazioni che mi provengono da un cognome rimasto stabilmente ingabbiato nella sua famiglia,io penso che non abbia mai partecipato ai moti per l’autonomia Orlandina,ma che ne sia stato un immediato fruitore.-

Informarsi sarebbe semplicissimo,ma io desidero che ,in me,come nell’immaginario collettivo, questa figura rimanga saldamente collocata nel bel mezzo di un tessuto sociale di cui ne fu un grande protagonista, imponendosi col vantaggio di regole autoctone.-

Don Vincenzo non era tipo da salamelecchi e,seppure,poco incline ad atteggiamenti di sdolcinati approcci, tuttavia,non ricordo mai una lite per una qualsivoglia questione,avendo ,anche nel suo ambiente, accettato e sposato usi e costumi che trasferiva nella vita di relazione.-

Secondo un codice marinaro, Egli ,applicava,con profitto, alla sua convinzione di società ciò che era regola in un ambiente in cui il sovvertimento dei parametri di vita,unitamente al costante senso del fluttuante, dava l’idea di una via di mezzo tra una dimensione eroica ed un lavoro poco soddisfacente.-

Un sistema,insomma, verticistico da “centro di controllo e comando” secondo il quale chi ha in mano il provvisorio “testimone” della filiera è colui che dispone e detta ordini al…resto del mondo.-

Così, soleva accadere che un capo-ciurma smettesse il suo scettro a favore del capo-ravia (boss,capo-riva, il consegnatario di riferimento) e che don Vicenzu assumesse il ruolo di amministratore unico dei suoi spazi, nei confronti dei pochi o molti, in considerazione nella sua personalissima scala di riguardo.-

Mi viene da chiedermi quale fosse il mio “valore” nel così detto “reciproco” rispetto col signor Vimini e credo di non sbagliare,ponendomi in posizione di grande attesa per un onorevole segmento sempre meno probabile,sempre meno condivisibile.-

Si,credo, e ne faccio ammenda, di non essere mai riuscito ad entrare in sintonia con quest’uomo,burbero-benevolo,e francamente,credo,altresì,che un “don Vincenzo u pisciaru” diverso, sarebbe rimasto mille anni luce lontano da quel mio assioma per cui chi ha condiviso i miei itinerari mi sia stato dolcissimo compagno di avventura.-

No,Lui,non abbassava mai la cresta,preferendo, al compromesso personale di una invisa vendita,la soddisfazione di una indisponibilità ad un minimo di vantaggio che non fosse di suo pieno gradimento.-

Eppure,il saluto reciproco non venne mai meno, com’è nell’uso degli uomini determinati a fare delle proprie convinzione una personale religione.-

Non c’è altro modo per dirlo chiaramente ed io lo devo ad un nostro concittadino capace di essersi inventato una specie di rivalsa,affibbiando un solenne calcione al convenzionale ,al provvisorio di una esistenza in salita che,tuttavia,lo scoprì padre amorevole ed educatore esemplare di una nidiata di figli.-

Furono tempi ,a volte,amari quelli del dopo-guerra per chi fu sorpreso a doversi confrontare con i “bisogni” di un mondo parco di generosità, a fronte di una famiglia “strapuntinata” in cui il parametro di misura era il privilegio di possedere scarpe,dal momento che con le toppe si era di già al multistrato.-

E don Vincenzo aveva saputo prendere il toro per le corna,affogando in un buon bicchiere di vino ed in buona compagnia, ciò che avrebbe voluto avesse una dimensione diversa .

Ma,raggiunto lo stato di grazia,dove tutto sembra livellarsi sotto il coraggio di averlo fatto in barba al bon ton ,stranamente,il suo carattere diventava duttile,allegro,socievole e le sue sortite perfino simpatiche.-

La sua vita,dunque,si svolse tra l’attesa delle barche e la via Umberto,allontanandosi sempre più da quel vizietto che il suo fegato, ormai, non reggeva più, finché,costretto a traslocare in una via periferica,la sua moto-ape cominciò a rimanere sempre più immobile,sempre meno lustra,sempre meno attiva….

Come per il suo corpo che ,colpito inesorabilmente,cadde sotto i magli di quella dama falcata che non ammise deroghe neanche con don Vicenzu Vimini, il pescivendolo.-

Morì nel 1991 a 86 anni di vita.-

 

26.06 2010                                                                                     Tano Raneri

 

: