Home   |   Personaggi   |   Racconti   |   Poesie   |   Cose così  

 

DOMENICO (Micu) GIARDINERI

Sacrista

Parafrasando la più conosciuta e colorita espressione,neanche, del resto, assiomatica, non c’è il minimo dubbio che “unni ci su campani…ci su …sarestani”.-

O,meglio c'erano...una volta i Sacristi... una  categoria di prestatori d'opera precariamente in "pianta stabile", personaggi emblematici, sulle cui spalle ha sempre piovuto di fitto,vuoi che madre natura sia stata parca o che fede e tornaconto si siano fusi in un unico destino,finche Santa Madre Chiesa “teneramente”non volle.-

Non ho registrato il momento in cui scomparve questa incantata figura,ma ,se i miei conti tornano, fu quando un sacrista accorto,in altro luogo, diede la stura a rivendicazioni salariali ,avendo scoperto che,da anziani e senza regalie,la dedizione totale alla causa non aveva riempito il suo vuoto e brontolante stomaco.-

I casi in cui le Chiese ne furono coinvolte non sono stati tantissimi,almeno i noti, ma tanto bastò per capire che le campane potevano essere azionate da volontari ; che portare la croce non era cosa strettamente connessa alla salvezza del defunto;che bastava il solo officiante a precedere il corteo, che,infine,la tecnica aveva prodotto il massimo sforzo,inventando un aspersorio con serbatoio incorporato,ultimo grido della moda.-

Dici: ma non si poteva pensarci prima ?

 Già,si poteva,ma non accadde per evitare ,forse,che le piccole “trovate” facessero fuori tradizioni ed abitudini e,qualche volte “o spissu”, anche poveri cristi sempre più indifesi.-

C’era in uso ,tanti anni fa che un feretro ricevesse l’estremo saluto,allo “spuntone” ed in piena curva,posti sul lato esterno di essa,ricettacolo di pietrisco di ogni spessore,ma zona franca per la sicurezza di ognuno.-

E che là,recitato l’ultimo requiem,Padre Peppino,dismesse “cotta e stola ”,le affidasse al sacrista Mico,ultimo dei caimani,assieme al secchio e all’aspersorio di ottone,accendendosi un toscano, alla volta del vicino Circolo Aurora.-

Ma non passò molto che si scoperse la conducibilità di una scelta estiva a beneficio di una agognata frescura ,nei mesi di gran caldo, così che ,l’ultimo saluto,fosse porto all’ombra delle fresche frasche di un gigantesco mandorlo a ridosso della casa rossa e ben prima della precedente fermata.-

Si era alla prima spallata.-

Passarono i mesi estivi,poi giunse l’autunno ed in inverno si disse  che i cavalli del funereo corteo avevano fatto una loro scelta sindacale,perorata da S.Francesco, rifiutando un ulteriore strappo verso l’antica e troppo ventosa sosta.-

Ma non durò neanche questo,giacché i Redentoristi,freschi freschi d’annata,riuniti notabili,associazioni,confraternite ed il signor Starvaggi,decisero loro ,democraticamente,di accorciarsi lo strappo fino a casa “Coppolino.-

Veramente ,fu anche posto in essere il tentativo di una ulteriore riduzione della presenza del clero,ma quella è storia molto,ma molto più recente.-

Fine delle spallate.-

In tutto questo,come per i cavalli,qualcosa si muoveva lassù anche per Micu u sarestanu.-

Non fu capito,per esempio,che nell’area aleggiava una sorta di de-profundis verso la funzione;che il disimpegno appariva graduale e progressivo, a beneficio di presenze ben definite,nell’ambito della nuova presenza ecclesiastica e che i cavalli diventavano tantissimi, però a vapore.-

Per dirla in modo chiaro,i nuovi padri Oblati erano autosufficienti in tutto e per tutto e il signor Starvaggi si era munito di carro-funebre.-

Quale fossero le primordiali incombenze di Micu u sarestanu  è facile immaginarsele,ma ce n’era una che,ancora oggi,non finisce di stupire.-

Domenico era la persona giusta,al posto giusto,nel momento giusto,interpretando il suo ruolo con dedizione e trasporto.- Spazzava la Chiesa, “richiamava” i ragazzi turbolenti,curava la sacrestia,raccoglieva l’obolo,portava la croce,suonava le campane,presenziava a tutte le funzioni e,dulcis in fundo,noleggiava le sedie .-

Ma,coomeee ? …. per sedersi bisognava pagare ?

Certo,ed era già tanto che non te ne capitasse una di quelle sgangherate che ti rovinavano l’abito.-

Le sue entrate venivano ,.tuttavia,arrotondate da prebende per i funerali,per i matrimoni ( a cui,immancabilmente presenziava anche in sala),per i battesimi,per le prime comunioni, ma non teneva cassa,se non per il tempo necessario perchè le offerte passassero ,velocemente,dai fedeli alla tasca del Parroco.-

Ma ,la Chiesa, per lui, non fu solo questo.-

Fu anche amore,misericordia,provvidenza di cui, il nostro Micu, ne sperimentò la grandezza.-

Dotato di una pensione di invalidità,per grazia ricevuta, assistito durante un breve periodo di fidanzamento con una di pari età., dotato di una casa in affitto con suppellettili di varia provenienza, fu accompagnato all’altare maggiore per convolare a giuste nozze…-

Non nacque prole da quella unione,ma anche questa è un’altra triste storia.-

Così che,ora,il nostro fratello Micu,presenza discreta in tutte le circostanze liete e non liete della nostra vita; silenzioso testimone dei nascenti amori parrocchiali; timido uomo dai lunghi silenzi si disancorò,poco per volta dall’antica occupazione, naufragando nel buio della nostra memoria.-

Domenico Giardinieri,dunque,l’ultimo Sacrista della Storia della nostra Parrocchia,ma anche un amico senza pretese ed un taciturno compagno lungo la strada che porta verso la resurrezione e la vita.-

Morì nel 1998 a 84 anni di età.-

11 febbraio 2006

Tano Raneri