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Comm. Lorenzo Papa
agricoltore

Ebbe stroncata la  "carriera" (?!) di Ufficiale della Milizia  Volontaria di Mussolini, prima che l' "ira funesta" del fato vi provvedesse, a causa di una incerta fiammella di candela usata da un collinare affamato per cucinare un incolpevole uovo.
Un andirivieni tra cucina  e sala che fece gridare al "tradimento !" a favore di ostile naviglio  sottomarino, adunando in loco il gota dei mastini  di mezza Sicilia.
Una storia dai risvolti umoristici in un tempo in cui "Taci il nemico ti ascolta" era l'imperativo da osservare e per la quale (storia) Vi rimando alla cortese disponibilità dei Suoi familiari.

Anche se, tutto sommato,il cordialissimo Comm. Papa di marziale aveva solo l'aspetto, tuttavia non rinunciò mai ad apparire tale, coltivando un look da tenente Kojak con pantaloni a zuava, mancanti solo di bande nere (e, ti pareva), alla guida della Sua inseparabile moto, probabile avanzo di piemontese memoria. E si, perchè il Commendatore (Lorenzo, per pochi intimi) era nato a Pavia per caso, risiedendo fino all'età  di ventotto anni in Torino dove acquisì quell'idioma di "cerea,ne", che non avrebbe mai più abbandonato.
Figlio unico di un militare di carriera  (maniscalco=maresciallo), approdò, ad opera della madre, nobildonna, nella migliore società "umbertina", sposando il classico conformismo "savoiardo" in un'epoca in cui l'attenzione per le mollezze della vita era il pane quotidiano per certi ambienti. Ed il giovane Lorenzo non restò insensibile al fascino femminile, coltivandone l'inclinazione ad imperitura memoria.
Generoso,passionale,disponibile era ritenuto dai più informati uno "spendaccione" senza limiti per aver immolato, da promettente rampollo, la classica fortuna dei terrieri nei camerini dei palcoscenici di Montecatini Terme e dintorni. Vizietto che lo consegnò, Suo malgrado,al gioco delle parti che lo volle impiegato modello, ma non per molto, presso a SGES (poi,ENEL) dell'epoca (una anomala dimensione riposta nel più profondo della memoria da chi lo ritenne sempre e comunque un "uomo di mondo").-

Per questa Sua prerogativa, essendo ,anche, capace di annullare chilometriche distanze con uno squisito manicaretto, fu ritenuto, da molti, un gaudente ,specie in Frazzanò, luogo in cui riparò definitivamente col padre infermo, per il Suo trentottesimo compleanno.

Fatalista per vocazione, era un appassionato "giallista" ed un assiduo frequentatore del " Lotto" più per ulteriore scommessa che per reale voglia di vincere.

Ricoprì cariche prestigiose, essendo stato Podestà a Frazzanò e Presidente dell'Orlandina Calcio a Capo d'Orlando, ma fu, sopratutto, persona capace di eludere i risvolti della quotidianità, esorcizzandoli con fragorose, coinvolgenti, risate.

Prese commiato da questo mondo, inchinandosi alla dama falcata, come era nel Suo stile, nel 1982, ad 82 anni d'età.-

                                                                                Tano Raneri

 

 

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