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Cavaliere Vincenzo Marano
tuttofare

    


Non so quanto gradisse le "majorettes", Lui, cui il destino aveva tarpato le ali; anzi ,non so se, in quel tempo, la banda si fregiasse di tale supporto, ma di certo c'è che il Cav. Vincenzo Marano doveva avere un ottimo "orecchio" se, dopo decenni di silenzio, sentì la necessità di rifondare la "Banda Musicale Città di Capo d'Orlando".

Che quelli veri, però, le orecchie intendo, fossero del tutto efficienti se ne nutriva un altissimo dubbio poichè era noto il Suo averli immolati nei sette anni di servizio militare trascorsi in zona d'operazione, anche se, per i più era un escamotage per un uso autarchico dell'udito.

Insomma, il Cav. Vincenzo Marano, per gli studenti universitari del "Circolo Aurora" (sodalizio in cui lavorò per  oltre 25 anni) sentiva e non sentiva a seconda della Sua convenienza.

Qualche altra cosa ancora lasciava perplessi, ma su questa non ci si soffermava più di tanto.

Si sapeva che nei tanti anni di Sua militanza nel campo dolciario, aveva ottenuto un "Cavalierato del Gelato", ma di quell'altro, di cui Lui ne andava orgoglioso, non se ne conoscevano le origini, anzi si aveva l'impressione che costituisse il Suo ultimo colpo di coda alle avversità della vita.

Ciò nonostante, solidali, se ne riconosceva la validità tanto che il Cavaliere Marano era Cavaliere per tutti: punto e basta!

Malgrado la Sua dignità fosse segnata da rapporti non sempre "paritari", conservava un carattere che definire docile potrebbe apparire riduttivo. Non aveva impennate, nè  scatti d'ira, non serbava rancore sacrificando  ciò che costituiva gratuita "violenza" sull'altare di una disponibilità  senza confine, sempre: di notte e di giorno, di Pasqua e di Natale.

Probabilmente,  il Suo "tallone d'Achille" era la curatissima, corvina, linettata chioma, ma se ne aveva, tuttavia, la massima considerazione per questa Sua unica debolezza a cui dedicava i Suoi ritagli di tempo e di cui ne era oltremodo geloso.

Uomo dalle tantissime attività, utilizzava i giorni di licenza quale dipendente dell'Ufficio del Registro, indossando la divisa di cameriere con fascia elastica e nera farfalla, sul palcoscenico di feste nuziali che lo videro sin da giovane un vero protagonista.

Non sfuggì neanche  all'ineluttabile via del mare, quale segno del destino, pescando nella buona stagione e piegando l'esile schiena sotto pesanti sacchi, nei freddi mesi invernali.

Ma il Suo fiore all'occhiello restò sempre la costituzione dell'Associazione Combattenti e Reduci che resse con la collaborazione del compianto prof. Micale, di cui ne andava  particolarmente fiero.

Restituì l'anima a Dio nel 1985, a 66 anni, lasciando ai Suoi figli, come insegnamento , il Suo esempio.

                                                                                   Tano Raneri

 

 

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