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CAV. NINO MINCIULLO

Industriale

 

Da ciò che mi proviene da attendibili voci,pare che,finalmente,sia maturata l’idea di intitolare una via a questo Signore che, pur insignito di uno sbrigativo cavalierato,chiuse i sui giorni nel cordoglio di un momento e nell’indifferenza del “dopo”.-

Purtroppo,però,c’è da registrare che anche nella felice circostanza emerge una tale approssimativa conoscenza della storia dei nostri padri, da rendere “pressappochismo” ciò che,invece, dovrebbe essere una giusta e lodevole iniziativa .-

Perché ,dunque,via Tripoli II° tr. e non via Forno dove il Cavaliere lanciò il suo primo vagito e da dove,votato all’agricoltura per retaggio familiare ,cominciò la sua inarrestabile ascesa ?

Mah ! “Ai posteri l’ardua sentenza”,se,nel frattempo,qualcuno non vi avrà provveduto,correggendo questo grossolano errore .-

Detto ciò ed a fronte dello spessore di un personaggio che fu indice di emulazione per le generazioni del tempo,non mi soffermerò sull’industriale ,preferendo circumnavigare la particolarità dell’uomo, invocando a sostegno episodi che sanno ,ormai,di cose affidate alla leggenda .-

Certo,non potrà essere sottaciuto che il “non fu mai commendatore”Nino Minciullo ebbe validi supporti nella realizzazione dei suoi progetti;che impalmare la sorella del Podestà avv. Mancari rese ogni intervento perfettibile o che ghiotte occasioni ,offerte su piatti d’argento,ingrandirono un patrimonio di per se già più che cospicuo ,ma tutto ciò può apparire trascurabile di fronte all’imprenditorialità di un talento naturale quale era il “non fu mai Grand’Ufficiale” Cav. Nino Minciullo .-

Si racconta che sia stato il solo commerciante d’agrumi a sopravvivere alla grande crisi economica tedesca,rimettendoci una barca di soldi, prontamente recuperata, col permettere ad un ultimo mercantile diretto in Inghilterra di imbarcare,come zavorra,i suoi limoni languenti nel porto di Messina .-

Intuito o colpo di…fortuna ?Propendiamo per la prima ipotesi,dal momento che ,come diceva qualcuno da qualche parte:“audax fortuna juvat” .-

Il Cav. Minciullo, del resto,non era indulgente neanche con se stesso,proponendosi per una vita pratica e produttiva che dava la giusta collocazione alle tante,per Lui, incomprensibili pastoie che una esasperata burocrazia cominciava a dettare .-

Rifiutava,infatti,ogni firma a garanzia per lo svincolo di rimesse di emigranti,dando come contropartita la sua personale disponibilità a farvi fronte,avendo la meglio su balzelli e disposizioni superiori .-

Ma,dicono,anche, che avesse un tale rispetto del denaro che ,nelle sue “scorribande” domenicali,rare ,per la verità, presso un bar,la posta in palio non andava oltre una autarchica “gassosa” che consumava solo in caso di vittoria .-

Veramente piccole debolezze in un uomo straordinario,spesso intollerante, che aveva saputo creare una Centrale TermoElettrica in un periodo in cui ciò che faceva veramente epoca erano le “machine”a legna di Conforto,Mangano e Trassari per l’irrigazione degli ubertosi giardini di limoni che inondavano di olezzante fragranza tutti i mercati d’Europa .-

Ciò nonostante e malgrado la grande disponibilità di denaro,faceva sempre capolino nella sua mente quel sacro riguardo per il lavoro ed i suoi frutti, tanto da non concedersi ,come per Diogene,un attimo in più per la cura di un aspetto che rappresentasse il suo “primato” in un campo tanto ,ma tanto difficile .-

Si racconta,infatti,che a causa del suo vetusto cappotto sdrucito e del fil di spago cui aveva deputato il compito di sorreggere i suoi pantaloni,sia stato lasciato a languire in una sala d’aspetto della Banca d’Italia di Messina da un ignaro commesso,malgrado ne fosse stata annunziata la sua graditissima visita .-

La cosa si risolse con tante scuse ,ma senza neanche un’ intima assunzione di impegno per un più convenzionale abbigliamento, tanto che,per la sua grande distrazione,recuperare questo suo “eterno” sofferente indumento, diventava,spesso, un vero rompicapo .-

Gioiosi aneddoti o realtà ?

Purtroppo ,non ho percezione del Cav. Minciullo se non per ciò che mi è stato raccontato,ma dubito che si possa dare giustizia alla storia di questo grande uomo con episodi intrisi di quella gratuita ironia, frutto,sovente, di strisciante,subdola gelosia .-

Come, ad esempio, è difficile credere a quella sua debolezza secondo cui,i suoi tanti sopraluoghi di routine nei vari fondi,coincidessero,stranamente,col momento di pausa del personale a cui l’univa l’irrinunciabile desiderio di far esperienza delle varie cucine contadine .-

E si raccontano tante e tante altre cose,come la colorita ricorrente espressione di epocale circostanza  secondo cui i” Minciullo,(fossero)o geni o pazzi”,nella mia personale convinzione che per essere “geni” a volte è necessario possedere una buona dose di “geniale pazzia” .-

Morì nel 1938 a 69 anni d’età

Tano Raneri (11.04.2004).-