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CARMINU RANDAZZO

vittima del sistema 

“Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. … Ma chiuso in una stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte. — Noi non siamo cristiani, — essi dicono, — Cristo si è fermato a Eboli».

Così scriveva Carlo Levi nel suo famosissimo libro nel 1943,quando costretto al confino in Lucania tocco’ con mano il degrado ambientale,politico ed economico di un sud martoriato da un infinito bisogno.-

Carmelo Randazzo ne era il prototipo,l’agnello sacrificale,l’uomo debole per vocazione,per scelta di una società troppo indulgente con i ricchi e troppo forte con i poveri.-

Mai che un giorno spuntasse con la necessità di non confrontarsi con le esigenze più elementari ;mai che un raggio di sole illuminasse la sua esistenza di sposo e padre, ma con il bisogno di correre, come la “gazzella ed il leone” ,sempre,instancabilmente,e diuturnamente…

A monte di questo eterna indigenza,di questa intramontabile necessità di vita,la gratuita cattiveria di una società locale che non aiutava a lenire,ma che,anzi,lasciava ulteriori graffianti segni sulla pelle del povero Carminu.-

Mi chiedo,quando mai si sia sorriso nella sua modesta casa,quante volte la gioia abbia increspato  le labbra della moglie costretta a subire,quante necessità secondarie non siano mai state soddisfatte ad opera degli altrui buoni propositi .-

Io credo rarissime volte la solidarietà sociale si sia soffermata su una famiglia che soccombeva,ma senza naufragare, reagendo dignitosamente col silenzio  e la celata sofferenza.-

Mi ricordo di Carminu.- Uomo fin troppo mite,portatore di una educazione fatta persona,vittima involontaria di regole mai scritte e pur vigenti.-

Veramente,per lui“Cristo si era fermato…al marciapiede di fronte”.-

Ricordo il suo carrettino spinto a mano su cui trasferiva masserizie di gente bisognosa da un tugurio all’altro,mi ricordo del suo tozzo di pane tenuto in tasca da cui traeva il suo unico sostentamento,mi ricordo di una famiglia avviata al lavoro in tenerissima età ,di una moglie su cui incombeva il terrore delle feste.-

Erano altri tempi,certamente,ma non tali da giustificare il mancato intervento delle autorità costituite e,se si vuole,da parte di una comunità tanto piccola ,eppure tanto feroce.-

E Carminu faceva di tutto.-

La sua specialità erano i lavori più umili,i più invisi e,per questo,mal pagati come se il rapporto tra impegno e retribuzione fosse inversamente proporzionale alla sua qualità.-

Più estremo l’intervento,meno soldi da guadagnare.-

La sua specializzazione erano i pozzi neri, le così dette fosse biologiche, da cui tirare fuori,con semplici secchi,le inevitabili porcherie di una famiglia che godeva di un gabinetto.-

Non so quante volte si sia coperto di schizzi puzzolenti e quante altre volte il suo mento non abbia toccato la sommità della fossa nella necessità di raggiungerne il fondo.-

Non so quante volte abbia imprecato contro una buca strettissima da cui il “trarre”equivaleva ad una ulteriore umiliazione.-

Chissà,cosa passava per la mente di don Carminu Randazzo in quei tristi momenti.-

Poi le cose cominciarono a cambiare.-

Pilato se ne lavo’ le mani,assegnando una angusta casa popolare ed una modesta pensione ne mitigò le ansie.-

 

I figli ,di cui uno mio compagnetto,si diedero da fare,guardarono al di là del guscio,presero come poterono un treno e rivolsero altrove la loro attenzione.-

Sconosco gli ultimi anni della sua vita,ma so che un figlio lo ha ospitato a Milano da cui non tornò mai più.-

Ne aveva subite fin  troppe per ritenere questo nostro paese un luogo cui restituirsi.-

Nessun legame lo teneva legato ad una comunità ingrata che lo aveva sempre trascurato,ad eccezione della figlia che,ancora oggi,lo ricorda con tanta amorevole nostalgia.-

Morì a Milano nel 1981, all’età di 80 anni.-

Tano Raneri                                                                    15 settembre 2006