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CALOGERO ORLANDO

Commeciante

Lo scandire del tempo, nell’orologio della nostra mente,il più delle volte, si adagia su ricordi ancorati a fatti vissuti,più o meno lieti, nell’arco della nostra esistenza.-

E non solo fatti importanti,come il dottorato,il matrimonio ,il primo figlio,ecc. ,ma anche cose di minore ,o di nessuna importanza che si sono guadagnati una loro celletta nel ripetitore del nostro vissuto.-

La nostra prima volta,per esempio ? Troppo scontata.-

La mia fu a Palermo e nemmeno tanto enfatica.-

In quei tempi, certi percorsi erano obbligati.-

 Si chiamava Rosetta, o forse no,ma per me è stata la prima donna posseduta,beninteso,dietro corrispettivo con in più un cioccolatino da pagare sul luogo del…misfatto.- Accanto all’abat-jour:cinquanta o solo cento lire di un’epoca ormai lontanissima.-

Mi ricordo anche della mia prima gassosa alla fragola, bevuta a Piana,da mia nonna, quella al caffè,  di pomeriggio,alla festa di Forno Alto nel 19..19, o su di lì, del mio primo cioccolatino al liquore, comprato alla Cooperativa Rossa di via Volta (oggi bar Ceraolo),del mio primo cognac con Tano Cuva nel bar Schepis della vicina S.Agata.-

Tuttavia,tra le facezie di questo genere,uno,in particolare, occupa un privilegiato angolo di memoria:il mio primo mezzo bicchiere di birra.-

Non fu una esperienza piacevole,forse, per una mia impreparazione all’impatto con una bevanda che non era mai entrata nei canoni della esistenza della mia famiglia,perché ancora non dotata di un frigorifero da cucina.-

Si era ad appena otto/nove anni dalla conclusione del conflitto bellico.-

L’iniziazione,per così dire,avvenne in un locale,ad opera di un compagnetto d’infanzia,di nome Cono, che, se ne aveva voglia, certamente ,non se ne sarebbe privato.-

 Nella via Tripoli,angolo via E. Dandolo,di questo nostro amato paese,dove ora c’è un appartamento per le vacanze,tanto tempo fa, c’era un negozio di genere alimentari con,in fondo,in fondo,un bancone frigorifero a quattro pozzi,una macchina per gelati,un rubinetto per l’acqua fresca, due tavoli tondi,o,forse,uno e quattro sedie,due per tavolo.-

Dietro al bancone dell’esercizio di alimentari,come era nell’uso di quel tempo,troneggiava una persona la cui bontà d’animo era pari a ciò che,per lui,rappresentava quel luogo dove trascorreva ogni attimo della sua esistenza,ad esclusione,probabilmente, delle troppo brevi notti.-

Ma ciò che caratterizzava e dava fascino al personaggio era quella sua discreta partecipazione ai piccoli amori che sbocciavano ad opera del suo esercizio.-

Il signor Calogero non vedeva,non sentiva e non sapeva niente di ciò che si concretizzava nel suo locale,complice, al massimo, l’acquisto di mezzo chilo di perciatini e una scatoletta di salsina (il concentrato) per lei e quel choppetto di birra per il ragazzino che cominciava a gestirsi il suo primo tenero sentimento.- Neanche una stretta di mano,neanche lo sfiorare di una carezza, ma lo scambio di un “ciao” molto intenso,con un sguardo ,occhi negli occhi,quasi a sottolineare la dolcezza di una intesa che non travalicava alcun altro poco immaginabile confine.-

E,come era nel gioco delle parti, di lì a poco,il trafelatissimo arrivo della “viperetta di famiglia” per sollecitare Carmelina a non cedere alla voglia di rischiare qualche sculacciata della madre, dal momento che notti insonni ne avevano tradito l’emozione .-

E lui,il signor Calogero, sempre a giustificare,sempre a pacificare con i suoi calibrati interventi,inventandosi confusione che non c’era,file inesistenti,gelati da fare,quando a comparire era un padre particolarmente… incazzato.-

Mi verrebbe da dire,”bei” tempi se non sapessi che tutto ciò che riguarda la sfera della nostra fanciullezza ha una sua collocazione che non può essere circoscritta da un semplice e troppo corto aggettivo.-

E’ l’alba della nostra vita e basta !.-

Il signor Calogero Orlando,dunque,fu il custode geloso di queste piccole cose,ma anche del bisogno dei troppi che si affidavano alla sua generosa disponibilità,con una” libretta” la cui consunta utilizzazione ne aveva alzato gli angoli come spelacchiate “orecchie”d’asino.-

Ma non era solo questo,essendo,anche,come i tempi richiedevano,l’unico “giudice di pace”di un quartiere per lui senza segreti ,vista la sua dimensione di padre,di amico e,soprattutto,di fornitore delle necessità inderogabili per ogni famiglia della zona.-

Non aveva difetti,cedimenti,incrinazioni,.don Calogero; non si concedeva sperperi,divagazioni,rilassatezze perché persona cresciuta alla scuola di un padre dedito al lavoro,interpretava la vita come una indiscutibile missione da assolvere.-

Unico altare su cui deporre una sua debolezza era la famiglia per la quale non vi furono mai compromessi, neanche con se stesso.-

Morì nel 1993 a 81 anni di età.-

26 gennaio 2006                                                               Tano Raneri