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BARABBA

girovago

 

   

Chi, come me,  gode del privilegio (?!) di poter scrutare in oltre mezzo secolo di memorie, non  può fare a meno di registrare, nel panorama delle sue conoscenze, una figura strana, diversa, dal comportamento quasi sconcertante...

...una "entità" semovente dall'aspetto inumano reso tale dalle tante cose che, a corredo di un modo "sui generis" di coprirsi, trascinava, sospettosamente, con se lungo un percorso esasperatamente lento e tortuoso.

Per tutti era "Barabba" ! Un nome che più che evocare reminiscenze bibliche, voleva indicarne l'assuntore di comportamenti non convenzionali in ordine e decoro e pulizia.

Ma chi era, in effetti, quest'essere umano ?

Scartato l'accostamento al personaggio storico, chi altri poteva essere ? Era un nobile decaduto; un miracolato penitente; oppure,un relitto come tanti al mondo ?

Non è facile dare risposta perchè mai la nostra indulgenza aleggiò sui problemi di questo povero barbone che popolò le "paure" di tante generazioni di bambini retrivi ad accettare il materno volere. Il Suo isolamento fisico e morale, dunque, fu anche il Suo incolpevole impersonificare l' "orco" e l'essere, continuamente, deriso e catechizzato, nell'immaginario collettivo, come l'emblema assoluto ed irreversibile del "non essere".

Ed, allora, perchè mai non chiedersi: ma, chi NON era Barabba ?

Non era un ladro: perchè mai la Sua evidente bontà, trasparente dal Suo timido sguardo, gli avrebbe permesso di appesantire la Sua bisaccia di ulteriori inutilità;

Non era un mendicante: perchè raramente stendeva la tremante mano per chiedere clemenza, preferendo rovistare tra i rifiuti od implorare solo un tozzo di pane;

Non era un intemperante: perchè  mai rivolgeva minacciosi, giustificatissimi, atteggiamenti verso un prossimo che non gli lesinava alcun genere di rimbrotti;

E non era tante altre cose, ancora...

Ma fu coerentemente Lui, sempre e dovunque Lui: un solitario per Sua scelta, per Sua volontà senza ripensamenti,col Suo cappotto d'estate, indossato al rovescio; con le Sue tante latte annerite dal fumo;col Suo dormire all'addiaccio in barba a battéri, bacilli, microbi et similia. Un uomo a cui la società aveva decretato, senza appello, la preclusione ad ogni recupero che lo restituisse alla "normalità" (?).

Sebbene tale, tuttavia, un mistero lo rendeva intrigantemente enigmatico.

Qualcuno di Lui raccontò di una fantasiosa storia di onore e morte; qualche altro Gli attribuì una dolce e triste vicenda d'amore; infine, si disse di scelte filosofiche di vita. Per quest'ultimo motivo fu chiamato, anche, Quintino Sella, in dispregio al famoso economista ed alla sua infausta manovra post-cavouriana. Ma, in effetti, nessuno mai seppe quale fosse la Sua vera  identità, dove la Sua dimora, quanti anni avesse, nè, poi, quando e dove morì. Ma ovunque sia stato il Suo ultimo respiro, Barabba ha portato con se il Suo terribile segreto, se ve n'è stato uno ed il rispetto, desolatamente postumo, di quanti lo ebbero quale silenzioso compagno di " viaggio",  in questa vita.

                                                                               Tano Raneri 

(Disegno di Franco Spaticchia)          

 

 

 

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