“C’est la vie”, recitava una antica,ma
tanto bella canzone francese di qualche tempo fa, con la fatalistica
intenzione di porgere una mano, magari a chi di un braccio aveva
urgentemente bisogno .-
“Cest la vie” se non altro per mitigare ciò
che comunemente è all’origine ineluttabile dei nostri mali,quando
questi non vengono normalmente e gratuitamente elargiti dalla società
in cui si vive .-
Mali impunemente donati ,da questa cloaca
putrescente di pretese diverse, ma anche di speranze disattese
quando a soccombere è sempre chi non riesce di “etre à la
page”,al passo con gli altri.-
Una società dunque che della “teoria della
relatività” ne fa subdolamente una ragione esistenziale
applicandola,forse istintivamente, al genere umano e ad ogni sua
sfaccettatura.-
“Unni manca,Dio governa”, recitano i
benpensanti capaci di adagiarsi sulla retorica convinzione che a
tutto c’è rimedio ,ma,credenti o no,ecco che ,improvvisamente
qualcuno più “in” regola ti toglie il gusto del
recupero,levandoti la sedia da sotto il sedere .-
Ed allora,non sei abbastanza colto, come viene
mediamente richiesto ?
Se non sopperisci con una passabile conoscenza
di nozioni,non sarai mai ritenuto “uno attendibile”;
Non alzi la voce per imporre le tue
opinioni,facendoti prevaricare ?
Affaracci tuoi perché non potrai mai far leva
sui tuoi legittimi diritti ;
Non sei capace di prendere una via e
percorrerla col fiato in gola finché catastrofe o resurrezione non
avvenga ?
Sei destinato ad essere stritolato da quella
cosa che ha tanti nomi, ma che la società liquida sotto il termine
di “inadeguatezza”…al martirio .-
Vincenzo Giuffrè,operaio edile per tutta la
vita,forse anche sottopagato,non era colto,non lo poteva essere dal
momento che a dodici
anni si procacciava da vivere;
Non avrà mai alzato la voce per
quell’istinto di conservazione che ti viene in aiuto ogni qual
volta il pericolo incombe ;
E non sarà mai stato un veloce levriero,
rifuggendo da percorsi alternativi tanto confacenti a chi è capace
di dominare con un semplice sguardo .-
Però una cosa ce l’aveva il buon
Vincenzo,oltre a portare un cognome di tutto rispetto .- Aveva nei
suoi geni ciò che sapeva fare, sempre,senza sosta,di Natale o di
Pasqua,di domenica o di lunedì :sapeva ubbidire e lavorare,lavorare
ed ubbidire guadagnandosi quel minimo di rispetto che
raramente,travalicava un penoso snobbamento .-
Perfino i suoi piedi,divaricati ormai per il
troppo lavoro,inguainate in scarpe ormai rese rigide per la troppa
calce ,alla mercé dei più indottrinati ormai preda del delirio dei
potenti,nell’essere accomunati al piombo, suscitavano in Vincenzo
un semplice risolino di cristiana sopportazione.-
E cristianamente sopportò l’essere stato
“sistemato” ,assieme ad altri sventurati,in un vecchio
spogliatoio di un ex campo sportivo da cui ne usciva sempre più di
rado,sempre più ricurvo .-
Povero Vincenzo Giuffrè così solerte a
costruire case per una “società perbene” che aspetta solo di
servirsi a tavola un “umano” al forno con contorno di patatine
ed insalata verde.-
Si liberò da questo mondo nel 1990 a 78 anni
di età.-
Tano Raneri (25.11.2003