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STARVAGGI PAOLO

Autotrasportatore

Mi sia consentita l’irriverenza nell’aver titolato questo remenber in modo scolastico,indicando il cognome là dove buona creanza avrebbe voluto fosse posto il nome.-

Scelta operata nel rispetto più assoluto di un personaggio che ,chiamato in causa,mai avrebbe anteposto il nome al cognome per una sua innata ritrosia a modernismi lessicali lontani mille miglia dal suo “motore di ricerca”.-

Il signor Starvaggi Paolo era un uomo che nella necessaria modernità esistenziale,restava aggrappato ad antichi parametri dove usava assegnare “ad ogni cosa un posto ed ogni cosa a suo posto” offrendo e riscuotendo rispetto oltre ogni possibile immaginazione.-

Ma procediamo con ordine…

In tempi remoti,quando un minimo di organizzazione era necessaria per una parvenza di attività,Egli, aveva costituito il suo Quartiere Generale a ridosso della via Tripoli (zona ambulatorio e dintorni),in un’ ampia area dove carretti,calessi e carrozze trovavano spazio operativo ed i cavalli un sufficiente campo vitale.-

In questo spiazzo,il signor Paolo si viveva la sua vita di relazione ,con casa , ufficio, rimesse, stalle fienile e quant’altro servisse alla sua florida azienda insostituibile riferimento ,seppur doloroso,per l’intera comunità orlandina.-

Per la “bontà del servizio”,sovente,le sue prestazioni travalicavano i confini del paesino, spiegandosi ,di rado,anche oltre quelli delle limitrofe cittadine ad onore e gloria di una attrezzatura di prim’ordine che,ancora oggi,si ricorda con una certa “nostalgia”.-

Due cavalli bardati a lutto,interamente coperti ,orecchie comprese, da una sorta di manto nero con fregi dorati,pennacchi dorati,orli dorati ed una adeguata carrozza laccata in nero e oro da rendere degna circostanza la dipartita dell’ involontario ospite.-

Ai lati della carrozza,in sostituzione delle dipinte inflorescenze in ferro di atavica memoria,ghirlande di autentici fiori la cui preziosità e ricercatezza era direttamente proporzionale allo spessore del suo passeggero.-

Ma tutto ciò non avrebbe reso una decorosa cornice all’ultima rappresentazione terrena del malcapitato ,senza la sentita partecipazione del titolare che, oltrepassando i contorni di una professionale gestione della “cosa” ,sconfinava in un auto-coinvolgimento emotivo tale da inserirsi nel rincrescimento generale.-

Ed in questa performance sincera,il personaggio “Starvaggi Paolo” era preziosissimo ed ineguagliabile.-

In verità,si poteva offrire un trasporto più autarchico,con il traino di un solo cavallo, senza bardatura, ed essenziale carro funebre per lo più destinato a riceversi un feretro più…modesto,  più economico,ma,in genere,in quel frangente, i congiunti non lesinavano premure che tali,ahimè, non si manifestavano a trasporto avvenuto.-

Vestito sempre di scuro,in cappotto tre stagioni e bavero alzato,con la indispensabile espressione di circostanza, partecipava all’ultimo saluto, inerpicandosi “pedibus calcantibus”,alla destra del suo mezzo,fin dove adesione dolorosa pretendeva giungessero le tremebonde gambe degli assonnati parenti.-

 

Poi i figli crebbero ed anche i cavalli che ,ora,spingevano quattro ruote gommate.-

Ma non vennero  mai meno le premure del “titolare”.-

Stavolta ,dava la destra ad un carro funebre al volante del quale uno dei suoi figli si riceveva le indicazioni sull’incedere del corteo, perché il passo fosse adeguato al cordoglio.-

Ma non sempre le innovazioni sono indolore.-

E non lo furono neanche per il signor Paolo,da ciò che ci proviene.-

Pare,infatti, che il trapasso dalla carrozza al carro funebre non fu inappuntabile per quella impossibilità di coniugare il bisogno del risparmio con una meccanica recalcitrante ad adattare il ritmo “tachicardico” dei suoi pistoni con un corteo piuttosto sornione.-

Ma fu una breve parentesi risolta velocemente da figli d’arte che ,finchè vollero,fornirono mezzi veramente speciali ed adeguati.-

Poi l’oblio.-

Passo dopo passo, il signor Starvaggi Paolo ripose le redini in mani più sicure e la sua figura lasciò un profondo ed incolmabile vuoto in chi ebbe la ventura di apprezzarne la sua sincera amicizia.-

Si accomiatò da questo mondo nel 1979 a 72 anni d’età.-

24 dicembre 2006                                                                       Tano Raneri