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SANTINO MANSUETO

Invalido

 

Poteva vantare il privilegio di abitare,ultimo dei tanti,nel parterre di una antichissima magione, se “Orion dal ciel,declinando”, non avesse trasformato i tanti  catini del suo approssimativo vano  in un auditorium dalle tristissime sinfonie.- Cori di libellule danzanti sulla fatiscente copertura di un rifugio dentro cui un’anima candida   ne dirigeva il concerto con fine competenza e calibrati interventi.-

Così,quando il ritmo avanzava,Santino, persona mite ed onesta,dall’improvvisato podio nelle notti insonni,rivolgeva lo sguardo al cielo perché qualcuno da lassù a lui caro,lo rappresentasse presso chi di dovere.-

Smetteva di piovere ? Nutro seri dubbi, ma il poter confidare in chi può aiutarti, rappresenta,a volte,se non la soluzione al problema,almeno il conforto nel  non sentirsi completamente solo e abbandonato.-

Santino Mansueto ,come altri suoi compagni di sventura, fu vittima involontario di un nome ed un cognome il cui significato non potevano farne che un agnello predestinato.-

Un piccolo Santo… Mansueto ,dunque, in attesa di terrena aureola, o forse un martire di circostanze avverse che seppe sopportare con cristiana rassegnazione.-

Tuttavia,non credo sia rimasto mai veramente solo, essendo stato il precursore di un evento che ha consegnato il suo ricordo al riverbero della Santa più amata dai siciliani.-

Finito che fu il concerto dei catini ,nella nuova e linda casa popolare si ritagliò uno spazio contro il volere di tutti su cui costruì ciò che lo avrebbe destinato a sopravvivere al tempo .-

Poco per volta mise su una edicola  che,come la tela di Penelope, qualcuno disfaceva di notte.- Ma la determinata  e giusta volontà vinse,  crebbe e si formò per ospitare la sagra immagine di Santa Lucia a cui il buon Santino era particolarmente devoto.-

Ma non gli bastò,ora era una lucciola che ne doveva rischiarare le tenebre della notte e la piccola lampada votiva venne a gravare sulla sua piccola pensione.-

“Volli, fortissimamente volli “ ed ebbe  ragione lui, reso gracile da una perniciosa malattia ,di derisioni e sberleffi, di sorrisini e censure,relegando tra le sopportazioni terrene perfino quel nomignolo,Carnera, che si autoattribuiva per svilirne la cattiveria.-

Giunto in questo luogo da Caronia,al seguito del padre,attraversò lunghi periodi di serenità a cui ne seguirono altri  in cui oltrepassò sterminati campi di rovi, a piedi nudi.- Da qui,forse, questa sua grande devozione alla “Santa degli occhi” che doveva deflagrare  col suo consegnarsi all’Onnipotente.-

La lampada votiva continuò a brillare nella sua edicola,ma a qualche metro di distanza un garage doveva assurgere a dignità di Chiesa ,ospitando quella sagra immagine a cui , a furor di popolo,un prete  ed un Comitato dovevano indicarne il cammino.-

Ed una vera Chiesa,dopo lunghe e tortuose vicissitudini pari ai lunghi e tortuosi sentieri  del buon Santino , si sostituì al garage dentro cui campeggia una lapide con queste parole:

 

QUESTA CHIESA DEDICATA A S.LUCIA

 

fortemente voluta dal “Comitato pro Chiesa S.Lucia”

stimolato dalla devozione del sig. Santino Mansueto e dei fedeli tutti,

realizzata  con l’intervento della Regione Siciliana

e la sovrintendenza dell’Amministrazione Comunale,

viene inaugurata

da S. E. Rev. Mons. Ignazio Zambito Vescovo di Patti.-

A.M.D.G. 17 luglio 2005

 

Poche e giuste parole da apparire perfino scontate, ma che, leggendole con gli occhi della fede, ti infondono la profonda certezza che non occorrono gesta da santi per essere tali,ma basta percorrere l’erta della vita con una invisibile croce sulle spalle  ,come fece Santino, per assurgere alla pienezza del  regno dei cieli.-

Salì tra i Giusti nel 1993,ad appena 62 anni di vita.-

 

11 febbraio 2010                                                                     Tano Raneri