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SALVATORE FARDELLA

Imprenditore edile

…oh viandante

 che ventura vuol condur tue brame

 a ritrovar ristoro ad alma tua

 lungo l’erta che porta all’irto colle…

poggia benigno il tuo estremo arto

 sul rimembrar di cose ormai trascorse…

 

 

Così avrebbe scritto un anonimo vergatore d’altri tempi,immaginando un pellegrino che dirigesse i propri passi lungo la scalinata che porta lassù,sul Monte della Madonna .-

Una scalinata che un tempo sfruttava le poche risorse trovate sul luogo e che,dopo, volontà dei cittadini e di un uomo di grande temperamento,vollero dotarla di una veste più dignitosa da destinare al sollievo dell’anziano orante.-

E fu deciso,giusto per dare merito a chi sottoscriveva, che ogni scalino ed ogni pianoro fossero intestati a persone (raramente a famiglie e più raramente ad anonimi), consegnandone il testimone a don Salvatore Fardella perché lo custodisse, a futura memoria, in una teoria di semplicissimi e e coinvolgenti ex-voto.-

Pochi gli attrezzi,poco il necessario ,ma tanta la fatica profusa a piene mani, in un periodo in cui la pietra pomice non aveva lasciato spazio a tecnologie di sufficiente supporto,da un uomo d’altri tempi,che nel crepuscolo della sua vita, vergò una pagina della nostra storia,lasciandone prova in un tangibile segno.-

Quanti di noi adulti non lo ricorda paziente,serafico,racchiuso nella sua pacata solitudine non mi è dato sapere ,ma,purtroppo,so di quanto caduca sia la mente umana e di quanto la sua voglia di ricordare ,spesso,si inerpichi su pendii scoscesi che la rigettano ,inesorabilmente,a valle.-

 

Vi dissi del crepuscolo ,cioè della fine di una parabola,che solo un destino doloroso poteva decretare, ma voglio narrare anche dell’esistenza di una alacrità che illuminò il percorso di vita,non sempre facile, di un nostro concittadino di statura veramente importante,nel panorama della vita operativa del nostro paese.-

Il signor Fardella nell’economia del suo vissuto,ha lasciato sempre larga traccia del suo operato,avendo a testimonianza del suo impegno alcuni fabbricati che ancora oggi svettano, con pretesa, nella nostra cittadina.-

Manufatti tirati su col la forza delle braccia,ma,sopratutto,con l’arte e l’invenzione, passo dopo passo,in tempi in cui l’argano era a mano,le solette si gettavano con le braccia, i muri venivano eretti solo con l’ausilio di grosse pietre.-

Il primo fabbricato con ascensore ? E’ ancora lì,di fronte a Villa Europa, a resistere all’inesorabile scorrere del tempo .-Certo,l’ascensore venne dopo,ma la struttura già vi esisteva ad opera dell’Impresa Fardella e destinata a riceversi questo moderno mezzo di supporto alle umane fatiche.-

E le tante abitazioni ,relativamente recenti,lungo la via Piave ?

La famiglia Fardella era abbastanza numerosa,come era nella regola dei tempi privi di mezzi di intrattenimento,ma era ordinata,dignitosa,silenziosamente osservante delle regole di una tradizione atavica che voleva per ogni cosa un posto ed ogni cosa al proprio posto.-

Un conto velocissimo non è facile neanche a me ,sempre presente in questa casa,ma ,se non vado errato,Salvatore,Nino,Calogero,Pippo ed ,Aurelio era la squadra vincente di quest’uomo straordinario ed estremamente paterno a cui si aggiungevano le figlie Rosetta,Olga ,Emma, Maria Pia e la fedelissima moglie,Domenica, che completavano il quadro .-

Una famiglia patriarcale,dunque, dove tutto aveva una collocazione ,uno stile,un modo di essere gattopardiano ,nell’evoluzione dei tempi,perché nulla venisse a turbare certi equilibri,neanche nel concedere, solo all’ultima nata, un confidenziale “tu” genitoriale.-

A cornice di questa sua realtà,una storia delicata,umana,intrisa di grande dolcezza che affonda le radici in tempi veramente regali.- La sua primogenita ,persa prematuramente,che nata nel giorno, nel mese e nell’anno di una figlia del Re d’Italia, ne portava il nome (Maria Pia), ricompensata con una donazione demaniale ,”motu proprio”,dal Sovrano.-

Non era un corazziere,il signor Fardella,anzi era di statura piuttosto normale,ma nella conduzione dei suoi interessi,finché fato volle,fu veramente un gigante .-Si butto nella mischia per la ricostruzione della Capo d’Orlando post bellica,con coraggio e determinazione,quando la sua stella declinava,inesorabilmente verso la fine.- E non smise mai di seguire e condurre con mano ogni suo familiare finchè forza lo sorresse e Dio,nella sua grande misericordia,lo assistette.-

Morì nel 1959 a 65 anni .d’età.-

03 aprile 2006-04-03

Tano Raneri