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RAG.CALOGERO INGRILLI’

Agricoltore

Inseguivo, da tempo,il desiderio di misurarmi con la mia memoria,cosa a cui esclusivamente attingo,per un personaggio della mia comunità che ,nella sua vita,insegnò come orgoglio di appartenenza e bon-ton fossero due qualità da potersi coniugare sotto un unico termine:il rispetto !

Rispetto per chi ha avuto meno di te,rispetto di chi ha sofferto più di te,rispetto per chi ha bisogno di te.-

Erano tempi strani quelli vissuti attorno agli anni 50/60 quando, oltre all’esploit delle belle e melodiose canzoni,vi era anche l’esplosione dell’ “erba del mio giardino “, se per manto erboso si intendeva un numero considerevole di alberi di limoni .-

In quel periodo,coda a ben altre e più curiose pretese (autonomia e cimitero) provenienti dal cuore del fu “ oro giallo”, in quel di Furiolo, c’era chi,dall’alto dei suoi molti motivi aciduli, scendeva ad esaltare il valore della ragione e non la forza del possesso.-

Per la verità,erano pochini e tra questi c’era il grazioso atteggiamento del ragioniere Calogero Ingrillì uomo al di sopra di ogni convenzione,persona di acuta intelligenza,signore di bonomia e tolleranza.-

Non me lo ricordo mai arrogante,mai onnipotente,mai appariscente.-

Di lui mi proviene il garbo,l’educazione,la gentilezza nell’accostarsi a chi,in quei tempi,poteva avere qualcosa da recriminare col destino,ritenendosi scarsamente remunerato dalla fortuna.-

Ragioniere per antonomasia ,seguì,per necessità, la via tracciata dal padre,assieme ai suoi fratelli, in un momento di grande respiro per un prodotto,il limone,che dispensava benessere, ricchezza e... discutibili atteggiamenti.-

Ciò nonostante ,era una persona riservata,discreta,misurata,signorilmente distaccata dai fragori del mondo in evoluzione,ma sempre pronto a sottolinearne gli aspetti propositivi,se degni di una sua appassionata partecipazione.-

La sua dimensione “campagnola” poteva anche entrare in rotta di collisione con una società in fibrillazione ,ma la ragione si adeguava agli stimoli di una famiglia al passo con i tempi.-

Dunque si viveva le due realtà con grande equilibrio, lasciando,spesso,l’incauto interlocutore con una pudica risata in cui i due appena accennati baffetti ne incorniciavano i contorni.-

Ho avuto il privilegio di trovarmi all’interno del suo raggio di “care conoscenze” e, nell’espletamento del mio ruolo di dispensatore di certificati, ebbi modo di rilevare un vezzo,un tipico atteggiamento del ragioniere Ingrillì :la sua strana postura .-Scoprii,solo dopo, a distanza di anni ,che il suo distendersi sulla mia scrivania proveniva, più che da una abitudine,caso mai, acquisita sul  lavoro,dalla necessità di tormentare la sua orecchia sinistra retriva all’esercizio delle sue funzioni.- Ma rilevai,anche,come un personaggio vero,autentico,perfino intrigante,attingendo alle sue risorse, abbia voluto dare tono e valenza alla cosa,registrandola come un marchio di famiglia, una “conditio sine qua non”.-

Ed ,in effetti,aveva il sacro culto di cio’ che rappresentava il suo porto franco,i  suoi momenti di relax relazionali per cui era facile vederlo,con la signora Sarina,sua nobile sposa,indirizzare il “gregge domestico” là dove esigenze di rappresentanza lo richiedessero.-

Veniva,dalla figliolanza, esonerato dallo struscio domenicale, in via Crispi, ma nei vari veglioni degli autarchici carnevali cittadini , nelle feste delle matricole e nei dancing locali estivi, là dove riteneva che l’esserci dovesse rappresentare l’autorevolezza ferma,ma composta di un padre,là, Lui,immancabilmente, c’era.-

Tuttavia,la serenità e la gioia non ressero l’impatto con la cruda realtà, quando il ragioniere dovette chinare il capo all’atroce volontà di un fato infame.-

Da allora qualcosa gli si ruppe dentro,gli spense la voce argentina,gli offuscò il sorriso.- Probabilmente,la gravissima ed inaspettata perdita di un figlio scombussolò i suoi canoni,lo rese piccolo ed indifeso,gli negò il suo credere nella capacità di prevedere e combattere, al cui servizio aveva posto il suo indefesso,personale, patrocinio.-

Gli ultimi anni lo videro sempre vestito di nero, alla guida della sua Fiat 106 bleu, sempre più lento,sempre meno attivo ,sempre più in solitudine finché la dama falcata non allungò il suo traditore artiglio, trascinandolo con se.-

Raggiunse la dolce compagna,  nel 1985, a 84 anni d’età.-

Tano Raneri                                                                                       10 giugno 2008