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PROF.CONO MICALE ALBERTI

 

 

Volli, sempre volli, fortissimamente volli….!

Così l’Alfieri riuscì a sconfiggere il suo corpo che ,attratto da interessi diversi,non voleva saperne di seguire le voglie della mente.

Ma non bastò, certo,la sola fatidica frase, quanto il ricorso a robuste funi che lo costrinsero, cortesemente e fermamente, su una sedia a meditare sui suoi maledetti ed amati libri .-

Che la cosa fosse vera non ci è dato sapere, ma che se ne fece un gran parlare è un fatto certo, dato lo spessore del personaggio e l’interesse suscitato dalla sua immarcescibile “ opera” .-

 

Il Professore Cono Micale Alberti,pare, sia stato un emulo del più noto scrittore, più per la ferrea volontà del genitore che per sua determinata scelta .-

Pare,infatti,che,  essendo, egli stesso, uno studente particolarmente distratto, il padre,giusto per risvegliarGli la voglia, lo abbia fatto assumere, come manovale, nella costruendo strada ferrata.-

E l’esito fu eccellente perché,avendo sperimentato “com’è duro calle lo scendere e salir per le altrui scale”, preferì approdare a più miti consigli e riprendere la via della cultura.-

Neanche ,però, in questo caso  sono certo che la cosa fosse vera, giacchè, come per l’illustre predecessore, la notorietà può aver contribuito alla fantasiosa ricostruzione di un aneddoto da rendere più carismatica una eccezionale figura di educatore.-

Uomo di incredibile talento, scandì i tempi di un’epoca, facendone  della sua professione una vera missione e della Sua abitazione una meta per tutti .-

Quanti siano stati i suoi alunni non è facile sapere, né  è facile conoscere il numero di insegnanti che,per suo mezzo,iniziarono la carriera nelle “Scuole Popolari” che Lui richiedeva in qualità di Presidente della prestigiosa  “Associazione Combattenti e Reduci”.-

Tribuno d’eccezione dall’oratoria semplice ed efficace, aveva un tale senso di partecipazione nei Suoi pubblici interventi  da rendersi un tutt’uno con i Suoi argomenti gioendo o penando per essi.-

Non disertò mai l’omaggio al Monumento ai Caduti dove l’amore per la Patria, il dolore per i  Caduti, la sollecitazione per un’Italia migliore  si innalzavano al cielo al pari delle note dell’Inno di Mameli che,Lui, ascoltava, commosso, con una mano sul cuore.-

Non lesinò, per altro, un saluto di commiato ed un arrivederci a quel povero morto che, con Lui, avesse intrecciato, in società, un benchè minimo rapporto di amicizia e di stima.-

Fu industriale per quei tempi, agricoltore ed una persona di grande equilibrio, disdegnando un personale robusto coinvolgimento in politica, preferendo agitare pubblicamente i problemi della Sua Capo d’Orlando in un momento particolarmente importante della vita Nazionale.-

Lasciò la famiglia e la Sua amata bicicletta, suo unico mezzo di locomozione, nel 1973,ad 83 anni d’età ,tra il rimpianto di tutti.-

 

23 agosto 1997

 

Tano Raneri

 

 

 

 

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