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PASQUALINO MICALE

Industriale

…quella sarebbe stata,nell’anno, la terza volta,se per la seconda non si fosse provveduto, prima che le scintillanti lame di fuoco,fuoriuscissero dalla angusta zona di controllo…

Ora, le piccole campane della “Chiesa Nova”,il cui suono non travalicava i confini dei fabbricati limitrofi,penetravano, nella silenziosa notte, il piccolo centro,spegnendosi nelle tante camere da letto delle tante modeste case che si illuminavano come un presepe ancora di la da venire.-

Gli uomini con l’immancabile secchio,le mogli,in vestaglia ,con l’immancabile esortazione,mentre tutti correvano, immancabilmente,in quell’unica direzione perché l’obiettivo era scontato,il percorso conosciuto e le mansioni già assegnate.-

Una lunga catena di secchi d’acqua dal cortile del Municipio verso la fonte del fuoco, una solidale catena umana ,per riportare  alla ragione un increscioso episodio piuttosto recidivante che, nella sua ripetitività, faceva della “Segheria Micale”,autosufficiente con energia a vapore, una fonte di grande, comprensibile apprensione.-

Si era attorno agli anni 50 quando la SGES (Società Generale Elettrica Siciliana,comunemente intesa “Alcantara”),si sostituì agli stanchi motori Chrysler della Ditta Minciullo e l’autarchico propulsore della Ditta Micale esalò l’ultimo…sbuffo di vapore.-

Direttore e comproprietario dell’intera catena di produzione di legname grezzo, il signor Pasqualino Micale di cui,tenterò di dire,malgrado debba riconoscere i miei tanti limiti di fronte a personaggi di indiscusso spessore.-

Frequentai molto tardi,anche se nel mio panorama di conoscenze,il signor Pasqualino a cui ,certo,non doveva far difetto la perspicacia che affidava a rari e delicatissimi interventi verbali, in sostituzione di quel suo immancabile ed ammaliante sorrisino.-

Era questo un suo caratteristico modo per rintuzzare, più che il senso,la passione partigiana del suo interlocutore,in un periodo in cui la politica non era ciò che potesse riportare serenità in un ambiente fortemente caratterizzato da sindacati populisti di frontiera.-

E lui,imprenditore di una piccola impresa che operava a cornice di un’attività zonale prevalentemente “limonifera”,per effetto di tali sommovimenti sindacali,a volte cruenti,poteva subire ,di riflesso ed inopinatamente, delle conseguenze inaspettate sulla produzione di cassette destinate all’”oro giallo” dell’epoca.-

Ma più che la prudenza ,era la sua indole pacifica,serafica ,forgiata all’ombra di un padre monumento che lo lasciava scevro da passioni spicciole, racchiuso, com’era, nel riserbo di un carattere dorato ed esclusivo.-

Rimasto solo ad opera di un destino infame,sostituì al desco familiare una fugace visita serale al Circolo Aurora di Piazza Matteotti,prima di restituirsi alla sua solitudine ed al riposo notturno per la successiva giornata di lavoro.-

E fu là che ebbi modo di penetrare le profondità di una sapienza ben catalogata,ben sistemata, ben interpretata ,ma anche ben coperta e difesa da una ovattata discrezione che non mi ha impedito, tuttavia, di entrare ,in punta di piedi, in commoventi pagine della sua esistenza che custodisco come una preziosa reliquia.-

Un uomo tranquillo,osservatore distaccato del mondo che nell’instancabile divenire del tempo riusciva a cogliere le varie sfaccettature del lento mutare delle persone e delle cose,spesso con una punta di malinconico disappunto.-

Esperienze di tutti i giorni;avvenimenti guidati da un naturale evolversi del mondo; diuturno, indefesso confrontarsi,spesso,con l’imponderabile che se ti rendono vittima sacrificale predestinata da un lato, ti arricchiscono, dall’altro,sol che ti riesca di penetrare le ragioni del loro esistere.-

Un suo cruccio,la lontananza forzata dei figli a cui sapeva dare delle valenze di altissimo valore paterno ed il lento ,inesorabile morire della sua azienda in declino col declinare della voglia di combattere del suo titolare.-

Un mio ricordo indelebile, la sua dignità nell’affrontare gli ultimi giorni di una vita che,malgrado tutto,amava ed una lunga teoria di numeri telefonici medicali affissi al muro.-Una ulteriore prova del suo ordine mentale,del suo equilibrio esistenziale,della sua armonia caratteriale.-

Si spense nel 1976,all’età di soli 62 anni,confortato dalla presenza delle persone più care.-

27 novembre 2008                                                          Tano Raneri