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NINO REALE

Commesso viaggiatore

 

In un modo più moderno ,avrei dovuto indicare la professione del signor Reale come “titolare di agenzia di disbrigo pratiche”,ma,anche se una scrivania ce l’aveva, Lui rappresentava solo l’idea di ciò che, dopo, doveva essere una professione, con tanto di Sede e dipendenti .-

L’unica maniera,dunque,per specificarne il tipo di attività ,in un periodo in cui l’enfasi non produceva onori,non può che essere una disponibilità fatta coerenza, posta al servizio degli altri, dietro meritatissimo compenso .-

Destinatari di tanta alacrità chiunque, non avendo dimestichezza con i treni ed i loro orari, con le città ed i loro meandri,con gli uffici ed i loro iter ,si rivolgeva fiducioso a chi se ne accollava l’onere,sacrificando, tra vento e pioggia,tra scioperi e ritardi,tra promesse e rinvii parte della propria quotidiana esistenza .-

Ed il signor Reale,nell’espletamento della propria “missione”, era talmente preciso e puntuale da “perdiri”l’ultimo treno del rientro pur di afferrare per la coda quella pratica che l’indisponibilità di un impiegato consigliava un estemporaneo sollecito …a casa ed a mani piene .-

Don Nino non nacque “commesso viaggiatore”,ma,da ciò che mi proviene da lontano,si inventò tale nel dopo guerra, quando conciliare i bisogni di una crescente cittadina con treni a vapore e con il nostra capoluogo di provincia appariva un fatto veramente arduo .-

Il seguito è intuibile col senno del poi,ma non per Lui che precorrendo la cavillosità di una burocrazia “centralista”,scoprì, anzitempo, che sposare gli altrui affanni poteva rappresentare un sollievo per tanti ed il dignitoso quotidiano per se .-

Ma non si occupava solo di peregrinare tra Catasto,Genio Civile e Prefettura,non disdegnando commissioni di spicciola calibratura quali plessettatura di gonne, pezzi di ricambio e quant’altro,purchè alla portata del suo svelto cittadino incedere .-

E perché la falcata fosse la più proficua possibile,si aveva la netta impressione che ,dando fondo a tutto il suo …intuito,egli stesso avesse individuato perfettamente gli ingranaggi da ungere a vantaggio proprio e dei suoi committenti .-

La sua onestà era adamantina quanto il suo trasporto per la sua nutrita prole.-

Raccontano,infatti, i familiari che ,per aver ricevuto un “resto” superiore al dovuto,a conti fatti in casa,con rammarico, sacrificò l’intera famiglia per una partenza notturna perché il cassiere del Catasto non avesse a tribolare un minuto di più, al suo rientro .-

Si dice ancora che,usufruendo del suo abbonamento ferroviario mensile,sovente si imbarcasse su un “diretto” solamente per una o due faccende insufficienti per il suo panino-pranzo, nel desiderio di offrire di se una immagine quanto mai solerte e puntuale .-

C’è ,invece,chi insinua che certi incarichi ,nei semifestivi, se l’inventasse per sottrarsi alle tante attenzioni che le sue quattro donne di casa gli propinavano senza alcuna pietà .-

Poi ,di domenica, tutto casa , famiglia ed amici con cui si accompagnava ,impeccabilmente vestito in doppio petto con cravatta e cappello,lungo la via Crispi,l’unica strada depolverizzata con mattonelle d’asfalto della cittadina .-

 Ma la prima attività del signor Nino Reale non era,certamente, quella che all’epoca era indicata sveltamente in “sbrigafacenni”, avendone avuta una d’”istituto”, scelta dal padre, senza diritto di replica .-

C’era in voga,infatti, tra i primi del novecento,che ogni famiglia, di estrazione social-popolare, destinasse alla nobile arte di calzolaio il primogenito di sesso maschile, forse per un calcolo squisitamente “a fimminina” in quanto ogni familiare possedeva due piedi, per due scarpe per quattro stagioni che non avevano il dono della indistruttibilità .-

Dunque,anche il signor Reale fu avviato a quella università del calzare a far parte di un esercito dove ognuno,assieme a me,poteva vantare almeno uno zio calzolaio pentito o solamente scoraggiato .-

Non so se si gloriasse di questa sua prima esperienza di lavoro,ma ,con certezza,posso dire che le cose a lui affidate potevano contare su una lucidità pari ad una delle più eleganti calzature in morbido capretto perché il signor Reale era nobile anche nella sua nutrita vita di relazione .-

E morto nel 1985 a 90 anni d’età.-

Tano Raneri (07.03.2004)