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NINO
LA ROSA

Mi
sarebbe tanto piaciuto un minimo di rapporto col signor Nino La Rosa
,non foss’altro che per carpire appena un segno
delle sue tante esperienze da antologia ,gelosamente
custodite dietro il più disarmante dei suoi ammalianti sorrisi.-
Ricchezze
di usi, costumi,abitudini riposti nella mente di un uomo che non
aveva tempo da dedicare
alle facezie,preferendo un taglio scansonato per una vita che,bene o
male,doveva essere vissuta.-
Ma,purtroppo,
vicissitudini diverse, malgrado una decente amicizia con buona
parte della prole, non mi hanno consentito di accorciare
queste fisiche distanze.
Ciò nonostante, per quella sorta di immaginario
collettivo che vuole “tale padre, tale figlio” non dovrebbe
essere difficile dettarne una
quanto approssimativa descrizione caratteriale poiché i figli erano
parecchi e ben assortiti.-
Dunque il signor Nino La Rosa doveva avere la
generosità di Rocco,
la delicatezza di Nunzia, l’intraprendenza di Vincenzo, la
fortezza di Teresa, la lealtà di Ciccio, l’intellettualità di
Calogera senza che, per questo, una mescolanza di buone qualità non
fossero reciprocamente presenti in tutti.-
Di Lui , con certezza , mi è dato sapere che era un
abile narratore delle sue vicissitudini belliche che raccontava alla
fine di ogni importante pranzo al parentado presente con particolare
attenzione a quell’incauta nuova vittima che,involontariamente, ne
avesse stimolato l’esposizione .-
Erano i tempi in cui non vi erano cinema, non vi
erano bar,non vi erano eleganti negozi ,ma vi era tanta voglia di
una serena conduzione di una esistenza normale in cui ognuno si
sentisse un indiscusso protagonista nel modo che più gli era
congeniale .-
Ed il signor Nino,era un maestro nel suo campo.-
Uno dei primi proprietari di sala da barba sfuggito
al mio esistere, aveva precorso i tempi, coinvolgendo nella sua
attività la figlia Teresa che da provetta …barbiera (!?) sentì,senza
equivoci, “il tempo delle mele”, convolando a giuste nozze con
l’ultimo dei suoi clienti .-
Scarsamente propenso alle deblaque familiari, si
racconta che si fosse munito di apposito stridulo fischietto,per
aiutare un figlio impegnato in una mosca cieca marinara a
portare per primo il suo gozzo al di là del traguardo e si racconta
,ancora,che per suonare
la ritirata alla prole ricorresse al solito “friscaletto”
soffiandovi a pieni polmoni a beneficio
delle dure orecchie dei destinatari.-
Io lo conobbi da venditori di “bauli” per gli
emigranti nella prima agenzia di viaggi marittimi ed aerei esistente
a Capo d’Orlando, coadiuvato dal figlio Vincenzo su cui sarebbe gravata questa pesantissima eredità.-
Coniugato in seconde nozze alla signora
Sara,provetta commerciante di stoffe, non fu mai coinvolto
dalla moglie nel benefico augurio di “salute” offerto alle
clienti nel taglio della “pezza”,preferendo seguire i suoi tanti
espatriati con l’ aiuto delle sue tante ed esotiche locandine .-
Cessò di esistere nel 1959 a 70 anni di età.-
Tano Raneri (30.12.2003)
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