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NINO GIANNI

Sarto e gentiluomo

 

 

C’era,alcuni anni fa,una variopinta “farfalla” che batteva le sue trepide ali negli uffici comunali di via Vittorio Emanuele,posandosi ora sull’inquietudine di insoddisfatti cittadini,ora sul passo incerto di nuove presenze .-

E volava, instancabilmente ,volava finché,dopo qualche tempo,il soave lepidottero cedette alle regole della natura,scolorendo i suo fantastici toni per consegnarli al mondo dell’oblio .-

Ma,finchè visse,il suo “papillon” non smise mai di accogliere ,nel suo splendido,confidenziale modo di essere,la timidezza,l’imbarazzo,il timore di quanti,per le loro necessità,varcavano la soglia di un austero Palazzo Comunale.-

La sua ricercata eleganza,in evidente contrasto con l’anonima freddezza dei locali,creava nell’avventore una sorta di rivoluzione mentale tale da costringerlo a ridisegnare i confini di ingiustificati preconcetti a favore di amministratori dal volto umano e dalla disponibilità familiare.-

Non so se Nino Gianni avesse scelto il suo “look” per calcolo socio-ambientale,ma di sicuro, la signorilità del suo proporsi produceva effetti che la sua intelligenza non poteva trascurare.-

Per la sua indiscutibile educazione di uomo provato perfino da un corpo retrivo ai “doveri d’istituto”,offriva atteggiamenti di sottomissione verso chi intravedeva nelle sue gratuite prestazioni l’immagine di un potere da abbattere .-

Era il tempo del Sindaco Merendino,di Amedeo Librizzi,di Guido Galipò e di tanti altri che segnarono un’epoca la cui storia di amministratori non può essere affidata alla pochezza delle mie argomentazioni.-

Nino Gianni al cospetto di tanti importanti personaggi,che lo amarono oltre ogni ragionevole limite,non abdicò mai dal suo modo di essere,apparendo,spesso,pur se alla pari,un uomo giusto nel luogo sbagliato.-

Alto,di gradevole aspetto,discretamente olezzante,offriva un senso di paterna,riservata attenzione a noi impiegati a cui faceva difetto il rispetto per le altrui necessità,da Lui perorate come cosa personale.-

La sua morte contrassegnò la fine dell’epoca del “bon ton”,della cordialità,della gentilezza .-

Il suo grande dolore ? La lontananza dell’unico figlio .Un suo grande rifiuto ? Le sue vere generalità,Sinagra Libero,che affidiamo alla discrezione di chi legge per dovere di semplice cronaca.-

La morte lo ghermì nel_1976° 73 anni d’età.-

Tano Raneri (11.12.2003)

 

 

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