|
MIO NONNO MICO
Mio nonno Domenico (materno) non era quello di cui si sarebbe
potuto dire "tutto casa e chiesa". E ciò perché, pur
avendo una casa , amava coltivare "altri orticelli" ed
appartenendo ad una parrocchia ,non ne visitava la Chiesa per,
diciamo, eccessiva lontananza.-
Ma, andiamo per ordine.-
Mio nonno si fidanzò con quella che,senza dubbio, doveva essere
la più bella figlia di Cono Ricciardi, quando Lei non aveva più di
diciotto anni e lui la sovrastava di appena quattro.-
Motivo a tanta condiscendenza, il fatto che il mio avo,
secondogenito ed ultimo figlio di uno dei quattro fratelli Librizzi,
era un partito appetibile per via della brevità della progenie ,ma
soprattutto perché figlio di rimondatore: una nobile e remunerata
arte allora, come ora.-
Solo che non fu figlio d’arte, preferendo rincorrere il sogno
americano, come tutti i giovani dell’epoca.-
Lasciata l’addolorata promessa sposa, alla quale non sfiorò
mai la mano aderendo tucurt ( lo accetti lo stesso) alle usanze dell’epoca,
si imbarcò su di un "bastimento" diretto alla volta di
New York.-
Non so quante lettere abbia scritto a mia nonna, ma per una
considerazione che più tardi farò (spero di ricordarmi), soldi ne
avrà inviati e quelli costituirono il vero pegno per un sicuro
matrimonio.-
In America ed a "Brocculino", elesse come punto di
riferimento la famiglia di una sorella di mia nonna , sposata colà,
non disdegnando di fare delle avance all’altra sorella nubile (
ospite) per cui venne, con molta cortesia ma anche con molta
fermezza, messo alla porta, con l’augurio di andare a farsi fott.…da
un’altra parte.-
La storia di mio nonno da quel momento in poi divenne difficile
da ricostruire, mancando attendibili fonti di informazioni,ma sembra
che non sia stata tutta rose e fiori, giacchè alle mie domande non
fu mai data una risposta esaustibile, attendibile, pertinente.-
Ma mia nonna, no!
Essendo solo io ciò che restava della sua famiglia (mia madre
era deceduta a 22 anni), alla dipartita del nonno, con molto pudore
mi parlò di vita approssimativa, di scialacquamenti e festini ed,
infine, di una rissa che lo condusse al… fresco in terra
straniera.-
E fu rimpatriato, secondo nonna;mentre,secondo lui, non
esistevano più le condizioni per una sua permanenza oltre oceano.-
Restituito alla patria, riprese a frequentare mia nonna, mentre
il di lui padre gli apprestava un nido d’amore (oggi, con qualche
modifica, la mia casa estiva), ma, purtroppo, mentre oltrepassava il
rilevato ferroviario per una sua proprietà verso mare, vide dall’alto
un possente deridano a naso in su, appartenente ad una ignara (ma
non troppo) donzella che in un "gebbiolo" lavava i propri
panni, incurante delle sue procacità e se ne innamorò.-
La signora titolare di tanto bene non era quello che si poteva
definire un piccione,avendo superato, senza ali, immensi spazi per
cui non fu difficile ricondurre all’ovile la pecorella smarrita
anche per un certo gruzzoletto (me ne sono ricordato) che la
fidanzatina deteneva e di cui non se ne sarebbe mai privata.-
E venne il giorno delle nozze.-
Non ho memoria di chi sia stato a celebrarle, so solo che, sin
dalla prima notte,per mio nonno la vita non sarà stata facile
essendo che a mia nonna non mancavano gli attributi maschili.-
Infatti, pur essendo analfabeta, gestiva un suo negozio di generi
alimentari (essenziali) in piena campagna e colla forza della sua
memoria dettava al marito gli acquisti a "cridenza".-
Ma torniamo alla "prima notte".-
Mi raccontava di essersi preparata all’evento, avendo praticato
nei mutandoni una fessura ad altezza giusta perché fosse
attraversata dal voglioso marito.
Ma non si concesse, sistemandosi nel punto più lontano del letto
anche per via di un "pudore di maniera" che voleva la
moglie non disponibile alla "prima botta".-
Ma di notti ne passarono parecchie.-Non mi ricordo se una o due
settimane, ma propendo per due.-
Intanto, l’Italia entrava in guerra (1915-18) e mio nonno, con
grande giubilo, lasciata casa e famiglia, si sacrificava (!?!),
ponendo la sua persona a disposizione della Patria in armi.-
Mancò quattro anni, giusto quanto furono necessari a mia nonna
per raccogliere, assieme alle altre mogli sole, limo del vicino
torrente Santa Lucia per rendere fertile quel pezzo di arenile
patrimoniale abusivamente occupato dal suocero e dato in dote al
marito. E lì nacque ciò che doveva diventare la vera fonte di
sussistenza della famiglia :il giardino di limoni.-
Intanto, con le truppe in armi, lo Stato convenne di doversi
privare momentaneamente di mio nonno affetto da una malattia
venerea.-
La sua permanenza a casa durò quanto la sua astinenza:quattro
mesi.- Ripreso il cammino del riscatto morale, fu restituito
definitivamente alla famiglia, guarito e inabile al servizio
militare.-
Ora in casa si viveva un periodo di vera agiatezza per via delle
tre attività :limoni,forno,bottega, ma, proprio per questa
raggiunta autosufficienza, qualcosa era in agguato .-
Mico Librizzi era un uomo affabile, educato, rispettosi di tutti
e, soprattutto, pacifico.-
Non lo sentii mai alzare la voce, dal momento che a questo
provvedeva la moglie,non lo sentii mai litigare, non ebbe mai cause
od altro con chicchessia.-
La sua più grande passione era la pipa ed un tale studiato
atteggiamento di uomo dai larghi confini ("c’è chi
può") , raggiungendo,a volte, Rocca con il suo calesse (presso
il mulino di quella località).-
Era,anche, un uomo corpulento con una magnifica panciona coperta
a stento da una camicia dai bottoni neri e da ristretti pantaloni
allacciati da una esausta cintura con fibia asimmetrica per la
troppa trazione.-
Portava anche un cappello nero a larghe falde che, in uno al
gilè ( riposta adeguatamente la giacca sul sedile accanto), gli
conferiva una non so quale aria da "Nuvolari" per lo
sprezzo del…pericolo.- Solo che a tirare il leggero calessino era
un povero ronzino reso tale dalle tante bastonate per ottenerne
prestazioni da cavallo.-
Ma quest’ultimo, il ronzino, intendo, non inficiò, né ridusse
il fascino di questo mio battagliero nonno che lo scaricò tutto
sull’ "aiutante notturna" alla panificazione, vicina di
casa, con cui stava per scapparsene con la "cassa".-
Ma i delitti non sono sempre perfetti per cui il complotto fu
sventato per la troppa superficialità del fedifrago .-
Infatti, fidando sulle carenze culturali della moglie, il
traditore lasciò in bella vista una lettera che colpì mia nonna
nell’immaginazione (ah, queste donne) tanto da sottoporla al
fidato genero (mio padre) che intervenne velocemente.-
Insomma, mio nonno sempre fedele a quel famoso detto " io mi
chiamo Roberto e se non ch…non mi diverto", non mancò di
deliziarci (questa volta c’ero anch’io), ormai del tutto
sclerotico, con le avventure di un tempo, nominando le partners ad
alta voce e costringendo mia nonna ad un forzato isolamento del
ciarlatano.-
Mi viene in mente, in questo momento, un colorito quadretto di
vita comunitaria.
"Qui si fa da mangiare" era scritto, con un vistoso
ramo di limone, approssimativamente, là dove l’occasione era
buona per racimolare qualche lira ed io , prendendo a prestito
questa frase, sono propenso a ritenere che non è l’occasione che
procura l’avventura (in un ambiente noto) quanto la nomea che l’uomo
stesso si porta dietro, suscitando chissà quali perversi
immaginari.-
Basta, dunque, un ramo di limoni al posto giusto e …-
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Una lunghissima degenza a letto rese gli ultimi sette anni di
vita di questo mio amatissimo nonno un vero Calvario .-
Mia nonna, imprecando, diceva: "sta pagando tutte le sue
malefatte" e si confortava con la necessità di una lenta e
progressiva espiazione .-
Per me, invece, era la mia fanciullezza con le sue gite in
calesse,le sue innocenze, i suoi vissuti che stava per prendere il
largo.-
Ora che sono adulto, vorrei tanto sentire sulla mia guancia
quegli ispidi baffoni che tanto mi pungevano e da cui mi ritraevo
negandomi, inconsapevolmente, le carezze di uomo tanto buono e caro
che pagherei non so quanto.-
Tano Raneri
|