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MANLIO
GIUFFRE’
Cameriere
di bordo
Durante la celebrazione di un rito ,ieri
sera,l’officiante,con cadenza quasi sincronica, invitava i fedeli
ad una più perfetta osservanza dei canoni evangelici, esortandoli
ad una “scelta” coraggiosa,
piuttosto che ad un più riposante adattarsi .-
Mi sono chiesto,in quei momenti, se l’essere
umano ,per una sua innata idiozia, non sia il campione incontrastato
del provvisorio,del fatuo,anziché del solido e duraturo;
mi sono domandato,anche, perché quasi nessuno
è indenne dal “richiamo della foresta” e mi sono,anche,
meravigliato per la pochezza del mio ragionamento;
ed, infine, mi sono autocongratulato nel
rispolverarmi il concetto che i benemeriti non sono i pantofolai
,“le mezze maniche”,gli statici, ma gli audaci,i lungimiranti,i
pionieri che,scommettendo sulla propria pelle,soccombono od
allargano gli orizzonti del nostro vivere .-
Anche Manlio fece la sua scelta preferendo
l’avventuroso errare alla vita semplice, paesana ignaro,però, che
l’uomo non avrebbe retto al ritmo della fatalità di un affannoso
trapianto,avvitandosi in un vortice senza fine .-
Lo conobbi nel suo primo ritorno in paese
quando impattai in questa figura esile,atletica,molto gradevole ,dai
modi garbati e ben educati, dalla fama di ragazzo ribelle votato
istintivamente al contrasto, malgrado una famiglia dai contorni
ineccepibili .-
Come tutti i ragazzi dell’epoca,a lui mi
accompagnai lungo le infinite nottate d’estate per i suoi racconti
alla “Salgari” in una “giungla di asfalto” di cui, lui, ne
era sempre,per sua onestà intellettuale, un protagonista perdente
.-
Conobbi le sue prime motivazioni a tanto
scempio di una esistenza dove tutto era in agguato per distruggere,
ancorché per costruire,migliorare.-Quando il suo primo imbarco su
un transatlantico da crociera come “cameriere di bordo” lo
avrebbe indirizzato verso ciò che voleva ,ma che avrebbe
rappresentato quella svolta che lo doveva consegnare per sempre
nelle mani del disinvolto .-
Perché Manlio non conosceva le mezze misure .-
Accusato di un pretestuoso furto a bordo mai
commesso,scagionato e sbarcato per incompatibilità
ambientale,scelse,purtroppo,la via della rivalsa ,risalendo sulla
stessa nave.-
Ritornò ancora una volta in paese,dopo anni
,stavolta più segnato,più stanco ,ma con racconti sempre più
coloriti per “acchiappare” l’attenzione dei suoi nuovi
compagni di lunghissime nottate .-
Manlio ora narrava nello scetticismo più
assoluto dei suoi uditori per l’infinita umanità nel descrivere
le sue improbabili vittime, di cui si professava un pentito ed
ingiusto carnefice .-
Scomparve di nuovo e di nuovo ricomparve
,stavolta per alcuni anni,sempre più martoriato dalle evidenti
cicatrici sul volto a cui attribuiva origini fantasiose .-
Ma,questa volta,non era più Lui .-
L’Arsenio Lupin , funambolo gentiluomo di un
tempo,l’uomo che aveva solcato tutti mari del globo appariva
sempre più demotivato,sempre meno brillante .-
Durante i suoi inverni orlandini, ancor più
lunghi, più solitari,più negletti fu visto un Manlio
stanco,solo,senza amici nottambuli,forse senza mezzi e,chissà,anche
senza racconti per un pubblico ormai,per Lui,troppo giovane .-
Un Manlio indifendibile dal freddo,dai suoi
bisogni temporali e dai suoi miseri fantasmi, desolatamente
arroccato nell’offrire l’immagine di chi ,dopo tutto,stava
orgogliosamente pagando tutti i suoi debiti ad una società che per
lui rappresentava, sempre più, una,due…cento “Caporetto”.-
La notizia inaspettata della sua morte a Genova
raggiunse le istituzioni locali a tumulazione avvenuta e fu
veramente una stretta al cuore per i tanti nipoti e per noi ,ragazzi
di un tempo,privati irrimediabilmente di una parte di noi stessi.-
Mori nel 1994
a 56 anni d’età .-
Tano Raneri (9.12.2003)
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