|
FRANCISCU
MINUTA
Barbiere
Avvertirne l’arrivo era pressoché
scontato,infatti il trascinamento di enormi scarpe lungo il
marciapiede di Piazza Duca degli Abruzzi era preminotore al
passaggio di Franciscu Minuta che guadagnava velocemente Piazza
Cararacciolo per immettersi in via Cappellini e quindi a casa sua.-
Ma se dubbio vi fosse stato ,era fugato dal
ritmo sempre più veloce impresso alle estremità per via dei tanti
ragazzacci che,ricoverati nell’unico luogo di svago di quella
piazza,alla vista di Franciscu la domanda era sempre quella:”Franciscu
ma fa a barba” ?
Niente di più, veramente, verso una persona
mitissima,dallo sguardo abbassato,timida da far paura,rispettosa
nelle convenienze per quanto gli veniva consentito dal suo rifuggire
da ogni forma di collegamento,di compagnia.-
Da qui quella espressione poco rispettosa, ma
che non travalicava nessun limite nessuna altra malacreanza vuoi
perché il diretto interessato non raccoglieva, vuoi per la presenza
nella zona di alcuni nerboruti nipoti da tenere nella giusta e
debita considerazione .-
Francesco,dunque,con cadenza giornaliera ,con
la sua valigetta di legno con dentro gli strumenti di lavoro,si
recava presso quei poveri cristi dei quali la società locale se ne
era lavata le mani assieme ad uno Stato che non riconosceva loro
neanche il diritto alla sussistenza.-
Cosa ne ricavasse il povero Francesco da quel
servizio è facile immaginare ,ma lui,indefessamente,con puntigliosa
regolarità, continuava nello svolgimento di quella attività
a domicilio ricavandone forse la sola speranza di recuperare qualche
sudato soldo.-
A casa la povera vecchia madre con il fratello
Stefano afflitto da quel che si dice “u cocciu supra u carbunchiu”
per la sua parte sinistra di un corpo in rotta di collisione con la
parte destra.-
Non ho memoria del povero Franciscu se non ciò
che mi proviene dai verdi anni della mia vita.-
Ricordo,ad esempio,che gli davo del “tu”
non senza qualche remora,contravvenendo a ciò che nel gergo comune
si chiamava ”buona creanza”;
Ricordo una testa da capelli brizzolati
piuttosto ingombrante per un collo forse un po’ “ristretto” e
ricordo ancora la sua giacca “ tipo barbiere”,ma di colore
grigio topo indossata per ogni sua sortita dalla casa rifugio.
Ricordo le sue enormi scarpe a ricovero di
piedi certamente importanti per un corpo ben squadrato, ma
estremamente pesanti per poterli roteare come ogni comune mortale .-
Poi il mio veloce ,crescere ed il suo precoce
invecchiare.-
Non so se anche per lui l’anima esistesse,ma,
se i conti mi tornano, non credo che a quell’epoca ci fossero
“testimoni” di altre dottrine religiose non quelle inculcateci
da Santa Romana Madre Chiesa .-
Dunque,essendo anch’io credente, non voglio
togliermi la speranza che un giorno ricomporremo i nostri corpi per
percorrere la via della Gloria ed ancora ,non voglio privarmi, su
questa terra ed in questo momento, di presentare all’Onnipotente
il nostro fratello Francesco Minuta per aver scontato per noi,
Lui,persona dolcissima e pura,tutti i nostri innominabili peccati .-
Nato a Naso nel 1899,lasciò per sempre Capo
d’Orlando alla volta di una casa di riposo di Messina,prima e di
S.Filippo del Mela ,dopo, dove,nel 1980,dopo 81 anni, raggiunse la
pace eterna.-
Tano Raneri
(8.11.2003)
|