Chi ,in quei tempi andati,avesse avuto problemi
di salute, non poteva non affidarsi alle mani del dottor Casimiro
Coniglio,unico medico,come si direbbe ora, di “base”,con qualche
problema in meno per le indiscusse qualità del professionista e per
l’incredibile caratura etico-sentimentale dell’uomo .-
Per dirla “papali-papali”,di “na botta”
di accorato “figghittu commu sini” non veniva privato proprio
nessuno,sano o ammalato che fosse,”botta” che veniva fedelmente
annotata nel diario del medico a sua futura memoria e
nell’interesse del
probabile aspirante paziente .-
Si potrebbe pensare,dunque,che ogni
maschietto,incontrandolo,s’infilasse la mano in tasca per gli
scongiuri del caso ed, invece, no perché,essendo Lui,a conoscenza
di ogni recondito problema di ogni recondito compaesano,il sentirsi
tacitamente rilasciare un attestato volante,diciamo,di buona salute
era cosa che rendeva festivo ogni qualsiasi giorno dell’anno.-
Erano tempi in cui,immancabilmente,persone di
ogni età ossequiavano i dottori con un “assabbenedica” (vossia
mi benedica) la cui risposta paterna (ti salutu figghittu)
prescindeva dal rapporto confidenziale o dalla posizione sociale
dell’invocante per quella sorta di rispetto verso chi si fa
garante di qualche tuo affanno.-
Quindi, u dutturi Cunigghiu,nell’immaginario
collettivo,era la personificazione vivente di ciò che,tanto per
darne una idea, poteva rappresentare un connubio tra un indovino-un
santone e,giusto per completare,un medico,essendo stato delegato dal
destino a penetrare ogni più nascosto segreto di ogni tipo di
famiglia.-
Da ciò la certezza che i pochi abitanti della
zona “ponti di ferru” (incrocio tra via Tripoli e via Pirandello)
vegliassero sul “riposo del guerriero”,sulla sua tranquillità
e,nelle ore di canicola come a sera, provvedessero a chiudere il
pesante cancello della grandiosa villa in stile dove veniva ospitato
con moglie e figlia.-Ospite in centro,ma anche proprietario di una
villa in quel di Scafa-Alta,avendo precorso i tempi,mai abitata per
motivi di…immagine sociale.-
Una curiosità ?
Il dottore era un divoratore di ortaggi ed un
fautore delle proprietà organolettiche delle zucchine che
,sicuramente ,consumava fino all’ultima rotella, essendo nota la
sua avversione per lo sperpero ed il rispetto per gli “omaggi”
dei suoi amati pazienti.-
Un’altra curiosità ?
Si racconta che il dottore,di fronte ad una
irriducibile ernia strozzata di un viaggiatore scaricato in
stazione,si fosse rimboccate le maniche,operandolo sul tavolo della
sala d’aspetto alla presenza del Capostazione e della sua gentile
consorte fornitrice di bende e cerotti.-
Una mia personale esperienza ?
La vaccinazione scolastica,una visita per un
pernicioso raffreddore ed il mio procurarmi un “ciau figghittu”
cambiando direzione di marcia ogni qual volta,ormai grandetto,mi si
offriva l’opportunità di incrociare questa figura esile,avvolta
in un cappotto leggero dal retro colletto di velluto,con cappello
nero,incedere, silenziosamente, lungo i marciapiedi di questo suo
amato paese.-
Morì nel 1964 a 91 anni d’età.-
Tano Raneri (22.11.2003)